venerdì, 04 settembre 2009

L'impenitente

Il finale di partita va a Vittorio Feltri, l'uomo de il Giornale di famiglia, Dino Boffo s'è ne va,dimissioni “irrevocabili” e “con effetto immediato” sia da Avvenire sia dalla tv dei vescovi Sat2000 e da Radio Inblu. Il direttore scrive con rammarico: “La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere”.

Littorio pardon Vittorio, commenta: “Non volevo le sue dimissioni” e rilancia “Sono affari interni alla Chiesa”. Candido, cade dalle nuvole e dichiara non pensavo “minimamente a questo quando ho scritto e ho fatto scrivere le cose che hanno provocato tutto questo problema”. “Immagino che Boffo avesse i suoi buoni motivi per dimettersi - ha continuato - la cosa che mi piacerebbe succedesse è che si tirassero fuori i documenti che provano che quanto scritto dal Giornale era del tutto fondato in maniera che si smettesse con attacchi sgangherati nei confronti del mio giornale e del sottoscritto, che degnamente lo dirige”.

Sicuro eh il bergamasco! Bella faccia! Manganellatore a mezzo stampa! Si compiace, ha vinto, è sicuro, certo di ciò che ha scritto e ha fatto scrivere, un campione!

Se l'altro lascia vuol dire che ammette il 'peccato' e secondo quanto raccontano le agenzie di stampa le dimissioni, Dino Boffo le ha decise appena appreso che l'altro giornale di famiglia, Panorama – settimanale di punta della Mondadori, il “mostro editoriale” italiano controllato da Marina Berlusconi – avrebbe pubblicato un approfondimento del “Mistero Boffo” pubblicando i nomi appuntati dei protagonisti della vicenda.

Olio di ricino insomma! Una penosa offensiva per proteggere la pruriginosa privacy di Duce Silvio! Lui continua a negare tutto. Chissà se si confessa, dovrà farlo se vuole accogliere l'opportunità che dal Vaticano viene: «Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori» ha detto il Papa, nell'udienza del Mercoledì, citando sant'Oddone che «di fronte alla vastità dei vizi» proponeva «un radicale cambiamento di vita, fondato sull'umiltà, l'austerità, il distacco dalle cose effimere». Che tempismo! C'è da riflettere! Insomma, «la misericordia divina è sempre disponibile», ne approfitti chi deve approfittarne.

Si dia quiete, chini il capo, una prece!

Non so quanti Ave e Paternoster dovrà recitare ma vi immaginate che figurone finalmente l'Unto diverrebbe santo davvero. Il popolo accorrerà ancora più numeroso a chiedere ancora miracoli. Ancora miracoli, ancora miracoli! Lo sappiamo gli italiani son così: impenitenti e devoti!

Ma veramente Feltri ha vinto? Non ha vinto Dino Boffo? Mi viene questo dubbio. Penso che abbia vinto chi ha lasciato. Chi sceglie di mettersi in gioco sino in fondo.

Boffo l'ha fatto, è libero adesso.

Non è libero chi ha portato la Politica e la dignità della Nazione Italiana all'attuale livello di degrado, all'incoerenza (ricordate? Vittorio Feltri è diventato “grande direttore” cavalcando con l'Indipendente “Mani Pulite”, ma erano altri tempi), alla politichetta fatta frugando negli slip delle signorine. A destra e a sinistra! Così capita di leggere! A destra e a sinistra!

Solo che a sx sembrano degli sfigati (come al solito), nostalgici e romantici, di quelli che s’innamorano subito, gli avete letti gli sms tipo «Oggi eri bellissima, potrò rivederti?»

Ecco, ora ho capito, chi ha vinto veramente è Patrizia. La D'Addario, lei si che è un grande “direttore”!


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lunedì, 31 agosto 2009

La scimmia del Nostro Povero Presidente

S'è svegliata! L'ha svegliato!

Immaginate che sofferenza “la scimmia sulla schiena” - abbiamo licenza d’usare citazioni letterarie, é questo della scimmia penso sappiate sia il grnade William Burroughs, per dire e non dire – insomma, la mancanza artiglia e, ad un certo punto t'incazzi, ti viene un nervoso! Brutta cosa l'astinenza! Star quieti per forza non fa bene e poi, il vizio in fondo non faceva danni, anzi era solo piacere, “innocenti cenette”. Forse le docce, qualche “blu blu” di troppo a sostenere l'esercizio... ma il piacere... ah il piacere! Desiderio, nostalgia e rimorso, si mischiano, lo sappiamo bene noi qui, nella terra del ragno, come funziona. Un ‘balletto’ fuori stagione magari farebbe bene al Presidente! Invocare la salvazione, chissà, potrebbe funzionare nella Chiesetta di Galatina. Santu Paulu è generoso, specialista nella cura, più che San Pio, immaginiamo. C’è anche all’occorrenza l’orchestrina da approntare per un riservato rito domiciliare. Meglio che a L'Aquila per la Perdonanza Celestiana con quel puntuto del Cardinal Tarcisio. Che sfiga! Lui, il Nostro Povero Presidente a L'Aquila ci è andato quando e come ha voluto, dopo la disgrazia, ma stavolta no! No! Meglio di no! Off limits, ci ha mandato il domo Gianni, speriamo s'impegni nella preghiera: una grazia per interposta persona, potrebbe sempre tornare utile. Almeno placare i morsi del desiderio. Intanto a parte santi e santerie, “lotta dura senza paura” e il motto! E via, il fido avvocato-parlamentare del Nostro Povero Presidente si dà da fare: querela la Repubblica e a tutti coloro (la stampa estera) che osano diffamare! E' la prima volta che qualcuno querela qualcun'altro per una domanda. Vabbè son dieci. Quelle sulla diciottenne Noemi. Ricordate, la storia della scappatella in discoteca per il compleanno della “letizia”, di 'papi' amico di famiglia. Frottole, montate ad arte con «domande retoriche che non mirano ad ottenere una risposta del destinatario, ma sono volte a insinuare nel lettore l'idea che la persona 'interrogata' si rifiuti di rispondere», parola di Nicolò! Certo quei comunisti son furbi, sanno come fare controinformazione. Son sottili e hanno sinora dimostrato d'aver costanza! Ma adesso basta,. la scimmia artiglia sulla schiena! Se la fosse risparmiata quella festa, chissà forse manco il resto sarebbe venuto fuori... Ricordate? Mannaggia, tutte soltanto frottole. Parola di Presidente!

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sabato, 29 agosto 2009

Oh Nichi!

Che chiasso, e che silenzi!

La battaglia s'arruffa, prende corpo. Niente è più sottotraccia e le cose, nel mai nato Partito democratico, fanno sangue. Uno scannatoio lo ha definito ieri, sulla Gazzetta del Mezzogiono, il “semplicemente pugliese” Michele Emiliano. Noi, poveri mortali più o meno attenti saremo presto costretti a tapparci le orecchie per trovare pace e tentare di capirci qualcosa!

Vendola sì, Vendola no? purtroppo il responso non è affidato ai petali di una margherita.

Qui non c’entra il m'ama non m'ama... ci son tante 'teste' in gioco, dovranno, più o meno presto, scegliere. Uomini di politica, professionisti del fai e disfa, dei ‘riti’ elettorali saranno loro a decidere. C'è la matematica di mezzo, i numeri e quelli non s'accordano con le emozioni. Con l'ammore. Ché a Nichi tutti lo amano, lo stimano, gli vogliono bene.

Anche Rocco Buttiglione ierilaltro ha detto a la Repubblica: «Ho grande stima del governatore. Ha unito la sinistra massimalista e riformatrice. (Lo crede veramente? ndr) Non credo possa giocare lo stesso ruolo di raccordo tra il centro e la sinistra riformista. Ci vuole un moderato».

Peccato! L'uomo Udc – l'Unione di centro, oggetto del contendere politico di questi giorni – preferirebbe, per starci (ma non sa ancora bene se a destra o a sinistra!!!), una donna come Adriana Poli Bortone o anche Michele Emiliano che «ha già sperimentato l'alleanza con i centristi». Ma il riconoscimento e l'amicizia nei confronti di Nichi c'è tutta... «uno che è stato vicino a don Tonino Bello sicuramente lo sento vicino a me» ebbe a dire lo scorso 11 agosto.

Insomma, a parte qualche grezzone fascista è difficile credere ci sia persona per bene che gli voglia male! Nichi è un valore!

Altri per proteggere la loro affezione all'avventura della rivoluzione gentile del 2005 dicono: «C'è la persona Nichi e poi c'è il Presidente della Regione Puglia». Un “due” tenuto scisso, per dire che c'è un legame profondo con l'utopia che egli ha rappresentato ai tempi della sua candidatura alle primarie e poi alla presidenza della Regione, non c'è delusione che tenga di fronte alla sostanza profondamente affettiva di quel legame. Nichi insomma, uno da chiamare per nome, un amico, un compagno da sentire in sincerità. Scoprendosi, oltre la politica!

Non è su parole d'ordine ‘non politiche’ che la sua candidatura ha trovato la forza per concretizzarsi e per divenire vincente? La diversità a garanzia di un sentire aperto all'incontro trasversale ed unificante di culture politicamente tenute distanti: ‘omosessuale’, ‘comunista’, ‘cristiano’, la tenerezza come valore, l'essere gentile, creativo, poeta!

Ma non c'era solo lui e i compagni di strada a fare il gioco della rivoluzione gentile.

C'erano gli altri, amici/nemici, c'era una coalizione ed inesorabili i numeri a dettare la regola!

Tutt'intorno il rumore dei molti che in qualche modo hanno subito la sua persona, hanno dovuto accettarla con fastidio, alcuni con vero orrore, ricalibrando le parole spese e quelle da spendere nei confronti della non gradita novità.

La scelta sancita dalle primarie fu uno shock per molti 'padroni' del centrosinistra (son rimasti lì e ciò che dovevano fare hanno continuato a farlo): il 17 gennaio del 2005, 79.296 pugliesi si recarono nelle 112 sezioni allestite; a Vendola, candidato del Partito della Rifondazione Comunista, andarono 40.358 preferenze il 50,9%, mentre Francesco Boccia, stella emergente della allora Margherita, ottenne 38.676 voti il 49,1%.

Quisquilie numeriche per “una sassata nel castello di equilibri del centrosinistra italiano” così scrisse Liberazione. Ma quando si vince, si vince e si è vinto ancora di più sconfiggendo poi l'anaffettivo Raffaele Fitto.

Non è stato un miracolo! C'è stata passione, c'è stato convincimento e determinazione. E ora?

Vendola sì, Vendola no? E c'è poi quel due montato in questi cinque anni, la delusione di chi non ha capito, non ha intercettato il cambiamento (se c'è stato!).

E' allora in questo due da unificare la chiave di un possibile futuro per Nichi Vendola.

Ah, e le primarie? Non s'usan più? E che chiasso, e che silenzi!!! Che scannatoio!

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mercoledì, 26 agosto 2009

La Notte di Pierfrancesco Pacoda

George Lapassade avrebbe sicuramente approvato.

Per il grande antropologo francese, studioso della trance rituale, scomparso di recente, infatti, mettere insieme, sullo stesso palco, il caustico coro dei Minatori di Santa Viola, fazzoletto rosso al collo, strappati da Simone Cristicchi alle oscurità profonde delle ferite del monte Amiata, e la sinuosa, piccola Alessandra Amoroso, soul sister di Galatina, rivelazione del castello di illusioni che si chiama ‘Amici’, avrebbe significato coltivare il gusto di una cultura ‘popular’, dove il linguaggio della strada unisce consumi alti e plastica  e dove anche la ‘politica’ ritorna d essere quotidianità.

E, forse, per rasentare la perfezione, quanto meno formale, l’edizione 2009 della Notte della Taranta, a lui, George Lapassade doveva tributare un ricordo.

Perché senza di lui, senza le sue ricerche, quando ancora la pizzica era affare di piccole congreghe accademiche, nemmeno più folklore, senza la sua visione lisergica che metteva in relazione stretta, filiale quasi, la tradizione con lo sguardo rivolto alla pista da ballo, questo territorio, il Salento, mai sarebbe divenuto caso da studiare di buona riuscita di un turismo culturale che rispetta, esalta, il passato. E lo offe alle generazioni più giovani.

Lo scenario. L’immensa piana che circonda l’ex Convento degli Agostiniani, a ridosso del centro di Melpignano, cuore assoluto della Grecìa salentina, sabato 22 si riempie dal primo pomeriggio.

Chi temeva l’effetto rave è subito smentito. Il popolo della taranta, coltiva, in fondo, sani principi.

E la danza, dionisiaca, esplode quando i tamburelli sono appena accarezzati, come a colmare un’attesa, un vuoto, come se tutti fossero vissuti nel desiderio di quel momento, quando i grandi tamburi che della pizzica sono il simbolo anche visuale, irrompono sulla scena e la festa comincia, rumorosa, ipnotica, seducente, psichedelica, taumaturgica, come fosse il rave che tutti, grandi e piccini, avrebbero sempre voluto vivere.

Per ritrovare, una volta nella vita, quella comunione ‘impossibile’ tra ciò che eravamo e ciò che saremo.

Come ha perfettamente dimostrato il live dello strepitoso trombettista Cesare dell’Anna, omaggio alla cultura bandistica, così importante per questa terra, ma anche allo ‘street folk’, la musica vera delle sagre paesane, delle piazze che festeggiano il santo patrono, delle marine non ancora ingentilite dai lounge bar.

Dell’Anna, ha diretto i Girodibanda , formazione immensa di fiatisti di ogni estrazione, big band caciarona e insieme rigorosissima, dove i Balcani dialogano con il sud Italia, un viaggio nel tempo e nei confini, tra campagna  rumena, montagne albanesi e, finalmente, Melpignano. Con una serie di canzoni, su tutte l’immortale ‘Simu Leccesi’, interpretate da Enzo Petrachi, figlio di Bruno, bandiera del folk autentico leccese, quello delle balere a cielo aperto che ancora oggi, specie in estate, fanno di ogni centro di ogni paesino di quest’area, una milonga salentina. E forse è proprio, Petrachi, insieme a Dell’Anna a restituirci il senso di un suono sporco, grezzo, ‘popular’, appunto, che non ha bisogno di celebrazioni e di giustificazioni culturali.

Come ormai avviene invece per l’icona Uccio Aloisi, che, ultranovantenne, viene portato sul palco solo come ‘bandiera’ svuotata di ogni  necessità.

Autentiche, a tratti commoventi, le sorelle Gaballo, di Nardò (epicentro, con Galatina, del fenomeno, ormai sepolto, del tarantismo), prime ospiti dell’Orchestra della Taranta, con un prezioso canto polifonico ‘alla stisa’ (accapella), nato nelle giornate consumate nei campi durante la vendemmia.

Inarrestabile Eugenio Finardi, troppo scolastica, ma bravissima, la blues girl tra Trinidad e Londra Z-Star (che ha anche duettato con il direttore dell’orchestra, Mauro Pagani), doverosa una dedica a Fernanda Pivano, la cui memoria è stata ricordata con un applauso degno di una pop star. Ineccepibile Angelique Kidjo, troppo pop (da salvare solo per il messaggio di pace, ma la canzone è davvero un prodotto da Eurofestival, dove infatti è stata presentata) Noa e Mira Awad, irresistibile  Simone Cristicchi con i suoi minatori dell’Amiata, stornellatori febbrili e contagiosi con il loro  trionfo, tra Dante e circoli Arci (Benigni avrebbe rasentato il delirio) della carnale bellezza femminile.

immensa Alessandra Amoroso, la più bella voce ‘nera’ giovane che ci sia in Italia. Tenue, all’inizio, poi sempre più dentro la ballata che ha cantato, ‘Ferma Zitella’, inno alla zitella, che incurante delle voci del paese, alza la testa e sorride. Per lei, dal pubblico, 90000 persone per gli organizzatori, una ovazione.

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mercoledì, 08 luglio 2009

Zanzare

Zanzara



Ci son molte zanzare quest'anno! Particolarmente voraci e “puntute”! Nonostante i trattamenti e le disinfestazioni. Sarà per le abbondanti
piogge? Molto probabile, l'umidità ammorba, confonde e poi ci si mettono loro, quei fastidiosi Ditteri e zzz, zzzz, zzzzz!
I Culìcidi, tra cui vi è la zanzara (3540 specie), vivono nei ristagni d'acqua, ma non basta curare i sottovasi, tener pulita la terrazza, il balcone.
L'enciclopedia ci dice che loro caratteristica generale è la capacità, esclusivamente nelle femmine, di pungere gli altri animali con il proprio apparato boccale per prelevarne i fluidi vitali, ricchi di proteine necessarie per il completamento della maturazione delle uova. Ah, son femmine quelle che ci ronzano nelle orecchie, che assediano le nostre notti, che ci costingono ad un inconsolabile gratta gratta! Non servono a niente cremine, unguenti, spray, zampironi, piastrine, diffusori, citronella, geranio, catambra ® (ci metto il simbolino perchè, questa pianta, è l'ultima venuta, un brevetto europeo, una pianta che grazie all'elevata concentrazione di catalpolo, una sostanza naturale, esercita una potente azione repellente contro zanzare ed insetti volanti a sei zampe, così assicura l'enciclopedia, sarà!) Basta un attimo di distrazione e il guaio è fatto! Ti beccano, è una guerra.

Mi fermo qui?! Domanda retorica? Ne faccio un'altra: dov'è Silvio?

Al riparo dalle zanzare? Certo sì! Le ragazze, le femmine puntute, l'hanno messo ko! Ogni tanto ci prova con le sortite rassicuranti: l'ottimismo è diventato il suo cavallo di battaglia! Nonostante la stampa estera, nonostante i Vescovi con la loro pedanteria, prova a darsi contegno. Chissà come soffre! L'astinenza è cosa complessa! Dover andare a dormire solo soletto con quel maggiordomo tra i piedi a controllare e il buon Gianni (Letta) che certo rassicura: passerà, passerà! Ed Emilio certo non oserà con quei book! Ci son zanzare e zanzare! Chissà se a Palazzo Grazioli, in Sardegna nella villona, chissà se ci sono ancora “zanzare”? Mosconi certo ce n’erano! E che occhi! Che mira!
Ai mosconi, ieri se n'è aggiunto uno, un politologo dell'influente European Council on Foreign Relations ha avvertito Angela Merkel di stare attenta a come verrà fotografata accanto a Berlusconi durante il summit: un'immagine ridicola o offensiva, ha detto alla cancelliera tedesca, potrebbe costarle la rielezione. Ahi li guai!
A noi piace essere “zanzara”! Dar fastidio, urticare! Ci abbiam preso gusto! Certo non roviniamo il sonno di nessuno, ma qualche punturina... Un amico mi manda un messaggio: “A proposito, qualche mattina ricordati di portare una copia de "Il Paese Nuovo" ai "graziosi, imparziali e indipendenti" giornalisti/e Tv che conducono la rassegna stampa (di una nota emittente locale). Sai non riescono mai a trovarne una”. Vorrà dire qualcosa? Ci son zanzare e zanzare! Evidentemente il Paese nuovo “gode” di censura, un particolare e "privilegiato" status! Zzzzz!

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martedì, 30 giugno 2009

Pina

Pina Bausch
















Pausa! Silenzio! Il nostro guardare è in lutto! Pina Bausch non c'è più.

Anche noi, da qui, dobbiamo ricordarla! E' nostro dovere! Il suo sguardo non potrà più carezzare le città del Mondo per pensare scritture di corpi, per fare il graffio alla bellezza, per svelare ciò che la piega nasconde nel 'non' dell'attenzione. Il suo espressionismo non potrà più giocare la scena come se fosse una strada, un angolo di vita, un soffio, un attimo, un respiro. Il suo viaggio goethiano alla scoperta di paesi e città del mondo l'ha portata a Roma e Palermo, a Madrid, a Vienna, a Los Angeles, ad Hong Kong, a Lisbona. L'ha portata ad incontrare generazioni di danzatori che si son lasciati plasmare dal suo severo e dolcissimo sguardo. Oh! Pina, a quanti mancherai!

E' stata anche salentina, Pina! I nostri luoghi li ha conosciuti, frequentati, amati - s'è goduta il sole, l'odore del timo e del basilico, s'è lasciata carezzare dalla tramontana e dallo scirocco - quando il Salento non era ancora moda. Riparo di pensiero e di visione quello sì! Luogo del contemplare e dell'esserci pieno dei sensi. Philippine Bausch, detta Pina, era nata a Solingen, il 27 luglio del 1940, la madre del tanztheater è morta ieri mattina a Wuppertal, solo cinque giorni fa le era stato diagnosticato un tumore: chi ama il teatro, chi ama la danza è oggi orfano!

Dov'è il teatro? Dov'è la danza?

Nella consapevolezza dell'interprete. E' il corpo che fa la scena, la porta, gli occhi dello spettatore. E' l'autonomia interpretativa che costruisce lo spazio e dà credibilità all'atto.

La scena del teatro danza di Pina Bausch era (è) tessuta di autonomie: guardo, imparo, dimentico e sono! C'era (c'è) il corpo e la sua leggerezza. Pudore, mai sfrontatezza. Un ritrarsi, un proteggersi, una delicatezza che fa schianto agli occhi e sprofondo al cuore. Silenzio!

Nessun altro impegno a muovere, con la regola del gruppo, del 'concerto' coreografico. Una capacità di stare nel battere comune del Tempo, insieme. Non si primeggia, si sta attenti all'altro nella danza di Pina. Aperti ad accogliere. Non c'era (non c'è) il più bello, il più bravo e tutto il resto d'uno spettacolo scaltro e cialtrone nella scena bauschiana. C'era (c'è) sontuosità, regalità, l'assoluto d'una drammaturgia spinta dalla necessità del dire, dell'esserci pieno. E tutto era (è) bello, bravo, capace. Critico! Utile!

Era! E'! Perchè lei resta, con la sua unicità!

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sabato, 11 aprile 2009

Auguri!

HaggadahDomenica di Resurezione oggi! Una festa antica, di rinnovamento e di liberazione. La cultura cristiana e quella ebraica si mischiano e s'inseguono nella Pasqua!

È la stagione nella quale la natura, libera dalle catene dell'inverno, si rinnova e si riveste di nuovo splendore. E’ il tempo della libertà e risuona la voce dell'amato: «Alzati, amica mia, vieni, mia bella, mettiti in cammino. Ecco, l'inverno [della schiavitù] è passato» così molti chassidim chiudono il Seder di Pesah (la cena rituale della Pasqua ebraica) cantando, fino all'alba il Cantico dei Cantici.

Auguri allora! Auguri a tutti?! No, non possiamo! Auguri soltanto a chi tenta in questi giorni di darsi destino, prospettiva! Slegando lacci, tentanto nuove strade, nuovi respiri anche se l'aria non porta vento buono.

Ma il rammarico, l’insofferenza è motore capace di fare energia, di volgere nella proposizione ogni tedio! Sanare la ferita allora e, animo! Animo!

Il cambiamento è dato ai coraggiosi, ai pochi illuminati che nel tentativo scelgono la regalità di un No! Che mugugnare non serve, non serve star quieti, rimanere in silenzio!

'Passare oltre' [Pesah] è questo l'atto da festeggiare. Sottrarsi, fare la ‘fuga’! Che è virtù dei capaci. Dice il saggio (Bifo Franco Berardi): «Chi a paura di fuggire è pericoloso per sè e per gli altri, perchè la paura della fuga produce l’irrigidimento aggressivo e idiota proprio dei Rudi».

In fuga allora, distinguersi. E non fa niente se il ‘pane’ che ci portiamo dietro non è ancora lievitato, troverà tempo e clima giusto per farsi, oppure, impareremo ad apprezzarlo così: azimo. Che sia semenza di un nuovo ordine [Seder]?

La pasqua non può essere un atto retorico, deve essere atto vero, essenziale per dare forza ad un convincimento e, quella fuga-festa, non è indifferenza, disimpegno ma capacità di costruire.

«Fuggire, allontanarsi, sottrarsi e, contemporaneamente, creare comunità. Comunità senza territorio, dunque nomadi. Comunità senza appartenenza, dunque elettive». E’ questa la speranza buona di questa Pasqua, di questo “passare oltre” nel tempo in cui i Rudi occupano i posti del comando e fanno il calcolo della convenienza, dei numeri, scordando il costrutto della Storia, delle esperienze, delle volontà dei molti.

Come ‘faraoni’ immobili, con lo scettro ben saldo nelle mani (e con il culo saldato alla poltrona) contemplano il loro vuoto sè. Incuranti dei ‘precetti’ e dell’esodo... Ma verrà l’angelo e... Auguri!

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giovedì, 19 febbraio 2009

Il carnevale del Pd

Un amen per il maggioritario

Mauro Marino

E' tempo di Carnevale. Tempo di scherzi! E' il caso di dirlo: bellissimo quello di D'Alema che annuncia un nuovo segretario per il Pd mentre ce ne era uno in carica! Ma anche di elaborazione del lutto. Ci pensano le maschere con il loro doppio significato: chi si maschera un pò muore, perde la sua identità, la cerca in altro. Anche nella tradizione popolare la morte, il lutto compare e fa sorridere. A Gallipoli c'è “Lu Tidoru” deceduto per una polpetta avvelenata, c'è anche “Lu Paulinu” che viene pianto dalla Caremma in altri paesi del Salento, ma preferiamo Gallipoli per costruire “metafore” politiche. Insomma la cultura popolare s'è sempre attrezzata per affrontare il dolore, perchè la mancanza la sentiva davvero, partecipava, aveva a cuore le sorti di chi non c'era più e di chi rimaneva a contemplare la mancanza. Oggi non è più così.
E tutto è trinciato nel consumatoio delle certezze e del sempre avanti che indietro non si torna...
Accade questo al Pd, il partito democratico, che forse perderà con le dimissioni di Walter Weltroni l' applomb inglese, (ed anche lo slang speriamo) e soprattutto l' ennesima occasione per pensarsi.
A seguire le notizie nei Tg colpiva la difesa che dal PdL si faceva del maggioritario. C'è paura da quelle parti che la crisi del Pd rompa lo schema e che al centro venga fuori il grande carro allegorico della Balena bianca, rinvigorita e per sempre sfuggiata alle mire del capitano Achab.
E sì il disegno delle “due” grandi coalizioni sembra andare in tilt.
Non ci può essere il bipolarismo se una delle due parti dimostra di non avere collante.
In una c'è il Capo in testa a tenere coesa l'armata, pena perdere poteri e privilegi, per cui meglio obbedire. Dall'altra non c'è potere o privilegio che tenga. Caratteristica storica della sinistra! Troppe teste pensanti e pesanti! L'implosione che le dimissioni di Veltroni rappresentano, per il mai nato Pd rimescolano le carte e non è detto che non ci sia una scissione per compattare a sinistra il quadro.
Per cui, fare i conti è facile... reciteremo presto un amen per liberarci del sogno Americano: niente elefantini e ciuchini. A Sud, il nuovo laboratorio politico annuncia grandi manovre, Emiliano a detto a Poli Bortone superiamo steccati e separazioni vediamoci in Centro.

Un gran bel carnevale, insomma, ricco di maschere, di scherzi e... di lutti.

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giovedì, 12 febbraio 2009

Vilipendio di Sabina Guzzanti

La propaganda comincia dove finisce il dialogo”

“Fra 30 anni l'Italia non sarà come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la TV”

Ennio Flaiano


Il “Vilipendio tour” di Sabina Guzzanti, ha toccato Gallipoli


Nel nome della verità

Mauro Marino

Ci diceva la “verità” Sabina Guzzanti, dal palco del Teatro Italia di Gallipoli?
Si! Ci diceva le tante verità del nostro disgraziato quotidiano! Le parole sottolineate da applausi, ora timidi, ora fragorosi come se la platea assorbisse colpi, piccole liberazioni, presa da un dire secco, diretto, capace, certo, mai affabulante!
Prima di iniziare uno spettacolo - che non è mai iniziato - ha detto: capiamoci su alcune parole.
Antifascismo, per esempio. O giustizia. O sessantotto. Per due ore così, a saggiare la sintonia con un pubblico che via via sbigottiva di fronte allo sconcerto di scoprirsi vittima, di trovarsi preso nel giogo di un regime subdolo e raffinato nel suo tessere le trame di un controllo che beffardamente “sotto il tallone del Nano” viene chiamato “delle libertà”.
Cosa vedi sentinella? Cosa vedi? Catastrofe vedo! Catastrofe!
Questa la funzione del comico, del satiro meglio. “Protettore dei boschi, dei fiumi e dei pascoli”, della vita e della vitalità, insomma!
Il satiro è capace di graffiare, di osare il vilipendio, l'onta, dando alle parole il peso giusto, tutta la gravità necessaria anche ridendo e facendo ridere.
Tutto per onorare la verità. Quella che si svela muta, nei pensieri di ogni 'disarmato', trova nel satiro, in lei, le parola e la forza della sfida.
Questo è “Vilipendio”, tour politico della caustica 'show-girl' romana.
Una sfida a “B.”! Il Nano, accoglie il pubblico, in piedi su un letto, vestito da Nerone seduttivo e suadente, felice della sua 'enormità' sempre in tiro!
Una sfida alla politica ridicolizzata nei suoi vizi, ma anche e soprattutto nella sua pochezza morale e culturale. Una sferza che non risparmia nessuno sia ben chiaro: “B” il Nano, ma anche Gianfranco Fini, la ministra Mara, il cinico D'Alema, il tonto Veltroni e la Finocchiaro. Il Nanni civico stanco, Bersani, un poco Vendola ed un altro po', con qualche velatura di benevolenza, Di Pietro. Il Papa e le gerarchie vaticane attente a difendere l'agonia della vita.
Ma quanto è amaro quel ridere.
Quanto brucia scoprire che siamo senza occhi, senza più strumenti, gabbati dall'assenza quasi totale di un'opposizione istituzionale ed incapaci di trovare, da noi, strumenti per dire no, basta, andatevene, lasciateci vivere!
In questo guasto ci siamo cascati votando! Turbati ed incantati da un apparente buon vivere. Un benessere drogato dalla televisione e da un'assenza totale di critica.
Il graffio più forte e potente Sabina Guzzanti sembra volgerlo alla stampa. “contano più le fiction che l'informazione” dice. E l'artiglio si volge ad Eugenio Scalfari, ai suoi sermoni domenicali su Repubblica, al suo chiedersi se in Italia c'è un opinione pubblica. Domanda retorica? Se a farla è un giornalista che di quell'opinione deve essere interprete e sollecitatore.
Il quadro è fosco. Cosa vedi sentinella? Catastrofe! Soltanto catastrofe!
La crudeltà di Lenni Bruce e la tradizione poetica dell'Hip Hop tengono il bordone dello spettacolo decorato dai cut-up grafici di Bucchi.
L'essenzialità di un taglio eminentemente politico che accompagna la satira e l' ironia a una documentazione ferrea circa i fatti oggetto dei suoi attacchi: se in Italia la quasi totalità della stampa è assoggetta al potere politico-economico, non resta che ai comici, a volte, restituire correttamente pezzi di realtà costantemente nascosti ai cittadini. E Sabina Guzzanti questo compito si è data. Lei dice: “non sono una ministra, non mi metto carponi”.

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domenica, 08 febbraio 2009

Se penso!

A chi parla di "sacralità della vita", chiedo:quante PEG(il buco nello stomaco per l'alimentazione forzata) si fannoal giorno?A quanti col cervello distrutto che non si sveglieranno mai?Quanti vengono riconsegnati ai parenti come fantocci o bambolotti, ma ben nutriti in nome della vita?Quale multinazionale produce il nutrimento?Quanto ci guadagna?E poi, a chi parla di "dignità della morte", chiedo:che cosa c'entra la dignità, che è una condizione morale, con lo stato fisico di chi è malato, impedito, immobilizzato?La dignità è forse poter compiere da soli le funzioni fisiologiche e animali o, invece, non poter compiere cose indegne come inganni,frodi,furti,soprus
i, assassinii?
di Patrizia Valduga
(la repubblica delle donne 31 gennaio 2009)
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accoglie l'eredita' e l'operativita' del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.


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