lunedì, 09 novembre 2009

La Fabbrica già chiude?

Che fa la Fabbrica, già chiude? La Fabbrica di Nichi, dico! C'è rumori che smorzano l'entusiasmo... la 'realpolitick' s'insinua, fa i conti, inizia a misurare le alleanze e più o meno sottotraccia sembra consigliare cautela..., molta cautela! La matematica politica ha le sue regole, il quadro è complesso e la coperta se la tiri da una parte scopre l'estremo opposto.

Lo stesso Vendola dice sulla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri: «Quello che farò il 15 di novembre lo farò il 15 di novembre. Prevalentemente, in quella occasione, farò un bilancio di questi cinque anni di governo e racconterò l'idea che ho del futuro della Puglia, la mia visione del nostro territorio, del Sud, del Mediterraneo. Questo sarà il cuore della giornata. Poi, da qui al 15, possono accadere tante cose».

E le cose sembra che già accadano! La stella di Michele Emiliano, neo presidente dell'Assemblea Regionale del Pd, sembra prendere nuova luce! E Casini? Pierferdinando che deciderà!? E la signora Adriana Poli Bortone - la “buona candidata” di Rocco Buttiglione - un po' ammaccata per le di casa, che vuol fare? Ieri a Bari ha chiamato a raccolta la sua gente per ri-lanciare la sfida di Io Sud.

Insomma tutto in movimento...

A Lecce, l'annuncio della Fabbrica di Vendola non sembra raccogliere grandi entusiasmi. I lanci fatti su blog e facebook non hanno raccolto grandi adesioni. Le persone sentite per telefono, rispondono fredde! Quando le incontri ti fanno facce dubbiose e l'interrogazione si trasforma in ripetuti “non so”! Come mai? C'è soggezione, s'è perso smalto, scomparso l'orgoglio. Il Salento non è più quello del 2005! Molto, in questo veloce giro di anni, è cambiato. Il clima, la politica e anche le persone! Un Salento, in alto nelle classifiche del gradimento turistico, ma con l'affanno! Quasi che nella scalata avesse perso motivazione e smalto! Un Salento senza sinistra e senza speranza di sinistra. Mortificato!

Artisti per Nichi, che a Lecce iniziò a prendere forma come fenomeno regionale e non solo, fu un miracolo della spontaneità e dell'entusiasmo. Due artiste, certo sensibili alla politica, ma soprattutto artiste, si armarono di volontà e con grande passione costruirono quella tessitura di relazioni che dette gambe ad un agire che giorno dopo giorno imparò a confrontarsi con le cose della campagna elettorale mantenendo acceso, fino alla fine, lo spirito informale della ricerca. Il comitato che nacque su Viale degli Studenti strappò ai partiti la prerogativa del controllo delle iniziative divenendo il centro di attrazione di energie diverse che accoglievano l'idea e il desiderio di una Puglia migliore, fino alla fine, quando divenne il quartier generale della conta finale. I Ds proposero di spostare tutto all'Hotel Tiziano ma non ci riuscirono!

Ecco quello smalto s'è perso, usurato, quasi che quella stagione avesse segnato l'epilogo d'un fare comune che all'indomani della vittoria del Presidente poeta a preso a sfilacciarsi. Di chi la responsabilità? Qualcuno, nell'incontro tenutosi a Bari alcuni giorni fa per avviare il lavoro per la Fabbrica di Nichi, poneva il problema del dopo campagna con un significativo: ma dopo ci metterete in cassa integrazione?

Questo è successo nel 2005, i comitati che erano una nervatura diffusa della novità pugliese furono rottamati. Alcuni “colonelli” trovarono l'agio della promozione, altri, tanti altri, tornarono alle loro routine. Sarebbe stato bello fare i bolscevichi! Istituire i “soviet”, mantenendo acceso, nell'informalità della ricerca, senso critico e sguardo. “Consigli” aperti al territorio, luoghi di scambio e di confronto dove decantare le opinioni, gli umori, le incazzature. Chè quelle son presto venute! Forse ci saremmo risparmiato quello che è accaduto! Forse Nichi avrebbe avuto modo di fare il tosto un po' prima... Forse! Forse sarebbe stato meno solo e chi lo sosteneva più felice di sentirsi utile, attivo nel mutare il “sentimento” in pratiche di altra politica! Forse!

 

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giovedì, 05 novembre 2009

La fabbrica di Nichi

Il 15 novembre Nichi Vendola avrà la sua “Fabbrica”! Un grande open space, in un padiglione della Fiera del Levante, darà l'avvio alla lunga marcia della campagna elettorale del 2010 per il rinnovo della consiliatura della Regione Puglia.

Che strana sensazione essere lì, in via De Rossi, a Bari, ierilaltro, tantissimi i convenuti, in quello che presto sarà il 'centro risorse' della nuova battaglia di Vendola. Anzi, delle due battaglie: una per confermare con certezza la candidatura, l'altra per tornare a sedere sulle scomode poltrone del potere. “Abitare il potere senza farsi abitare dal potere” diceva “qualcuno” e Nichi Vendola con lui! Questa la prova a cui chiama la “nuova” politica!


Era già accaduto nel 2005, quella volta l'incontro era in uno spazio era diverso: il sotterraneo di un circolo Arci, accoglieva la militanza “carbonara” della “rivoluzione gentile”.

Avremmo vinto, lo sapevamo già! Abbiamo vinto!

Un indeterminato sentire politico si era fatto idealità nell'animo di molti! Nichi Vendola il maieuta di quel sentimento! Che avventura e che sfida le primarie - la prima volta in Italia - nel gennaio di quell'anno, che entusiasmo, che generosità e che energia il “motore” che lo portò sino in fondo prima contro il centro sinistra e poi contro lo scuro Raffaele Fitto. Anche quella volta due battaglie!

Quella grande comunità attiva oggi non c'è più! Il motore è fermo! Bisogna pensarne uno nuovo, politico questa volta: capace di politica!

Già, la politica. Dove trovarla? Come toglierla dall'usura di questo disgraziato tempo che non sembra avere più lingua capace di muovere le coscienze? Come tirarsi fuori dallo sgomento che avvita i pensieri, le opinioni, il senso critico.

Ripartire dal racconto, la risposta! C'è l'unicità di un'esperienza da difendere tentando una tessitura di ciò che questi anni hanno rappresentato per la Puglia.

Com'era la macchina amministrativa quando Vendola ne ha preso la guida? Quale 'potere' la permeava e l'assoggettava? Quali sono i meccanismi che governavano e governano (ahinoi!) la sanità? Com'era organizzata la Protezione Civile e com'è ora? E il Territorio è traversato da nuove visioni programmatiche e progettuali? E la questione energetica? E le politiche giovanili? Com'era il lavoro degli assessorati prima e come si è trasformato in questi anni? C'è una Puglia migliore?

Domande che possono mutarsi in narrazioni, in testimonianze vive, capaci di attivare sguardo! Di muovere ancora la responsabilità di una comunità che necessariamente deve allargarsi per contagio di consapevolezza. Raccontare è svelare a chi non sa! Non astruse teorie, ma cose vere, tangibili, incidenti nel cambiamento.

In questo divenire orizzontale le speranze. Ed anche in una capacità di 'autocritica' che deve saper “dire” sino in fondo (anche e soprattutto) riconoscendo i punti deboli, gli errori, i passi falsi compiuti, in questi anni di governo. E' necessario! In questo lo scarto utile, la differenza: mostrarsi per ciò che si è dato, per ciò che si è osato e tentato! Sì, tentato perchè non è facile mutare ciò che appare consueto e comodo in una macchina amministrativa complessa come la Regione.

C'è il bene comune e ci sono gli interessi particolari. C'è l'ampio guardare e il piccolo piccolo della meschinità che vuole solo un tornaconto immediato. Questo abita nei Palazzi!

Nichi Vendola c'era ierilaltro in via De Rossi. Anche a lui il compito di raccontare. Sappiamo che lo sa fare! Tante volte da queste pagine nei suoi confronti si sono mosse critiche, anche molto frontali, schiette, rabbiose! C'è mancato in questi anni un Nichi testimone del suo fare! Un Nichi di strada, fuori dalla sua automobile, fuori dalla solitudine del Palazzo. Egli è parte di un sogno, non è il sogno! Dovrà essere sino in fondo quella parte, tornando in Fabbrica, operaio con gli altri. Facitore di progetto! Già lo sappiamo, lo sa fare!


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venerdì, 30 ottobre 2009

Sud, il sogno del ministro Renato

Il Ministro Renato







Dobbiamo rifare l'Unità d'Italia. E allora, ripasso risorgimentale! Ché qualcosa bisogna rivederla, anche non volendo...

Arrivavano i “nostri”! L'esercito Borbonico sferrò l'offensiva sul colle di Pianto Romano, a Calatafimi, i numeri non c'erano. Pochi uomini, anche se erano “Mille” e l'armamento non all'altezza della situazione. Che fare? Ritirarsi? Suspance ed incazzatura dell'Eroe dei Due Mondi.

E' su questo interrogativo che l'anetoddica risorgimentale interviene e fu così che il “nostro” Giuseppe Garibaldi, volgendosi al solito Bixio, lo esortò: «Nino, qui si fa l’Italia o si muore!”

Era il 15 maggio 1860 e nonostante tutto si vinse, ad arretrare furono le truppe 'napoletane'. Le camice rosse erano sbarcate in Sicilia pochi giorni prima, l'11 maggio, a Marsala.

Via alla conquista!

Più tardi, il marchese Massimo D’Azeglio - politico e artista, lo sporcacciun, il nomignolo che si guadagnò presso le dame di corte - affermò: «Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani» ed ecco spiegato il far salti sul letto grande! Scherzo!!!

Sono passati centocinquant’anni ma a quanto pare l’Italia è rimasta “un’espressione geografica” lo disse il 2 agosto del 1847 il Principe Klemens Von Metternich, conte e diplomatico d'Austria che anche disse: «In Europa allo stato attuale esiste un solo vero uomo politico, ma disgraziatamente è contro di noi. È il conte di Cavour». Ahi! Basta con questa infilata di citazioni! Veniamo a noi. Anzi a Brunetta! Ha scritto un libro il Ministro Renato, il suo secondo dedicato al Sud. Il primo, edito da Donzelli nel 1980 titolava 'Sud. Alcune idee perché il Mezzogiorno non resti com'è'. Generoso, veramente apprezzabile!

Il secondo, sempre per i tipi dell'editore romano, ha un titolo che è il fallimento del precedente visto che questa volta al 'Sud', l'ineffabile Brunetta dedica soltanto 'Un sogno possibile'. La ricetta è cambiata. Non c'è la chiarezza dell' “alcune idee perché ... non resti com'è”, c'è la vacuità del sogno. E il sogno si fa dormendo. E allora sogniamo anche noi con il Ministro Renato.

Premesso «che il Sud ha, essenzialmente e prioritariamente, bisogno di una nuova classe dirigente», il Doge della Funzione pubblica, s'abbandona alla visione e in trance spara: «Serve un nuova spedizione dei Mille». Stavolta per l'invasione bisognerà arruolare «al Nord funzionari e dirigenti pubblici esperti e capaci da inviare a Sud». (Grande gag!) E, ricordando le gesta del patriota palermitano Rosolino Pilo - “precursore nobilissimo di libertà”, che spianò la strada alla presa di Palermo, morto combattendo per la patria italiana il 21 giugno del 1860 - vaneggia un «Operazione» in suo nome. E già, perchè per la riuscita dell'invasione non si potrà fare tutto da soli, si dovrà puntare sugli “insorti” locali, chessò a Palermo potrebbe tornare combattente Marcello Dell'Utri, tanto per fare un esempio, lui certo la strada la può spianare!

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giovedì, 29 ottobre 2009

Quando parla Lui

 

Lo sapevate no? Chi è che comanda in Italia? Cioè chi decide il “fa e disfa”? Il Governo? Il Consiglio dei Ministri? Non, no, non proprio. Chi comanda è Lui, il Nostro Lui, Silvio! Meno male che c'è, perchè quelli che s'è messo intorno dimostrano d'essere dei semplici attendenti. Dei “sbriga carte”. E, da una settimana a questa parte lo ammettono pure, candidamente, nelle dichiarazioni ufficiali. Tornato dalla Dacia, il Nostro Lui, non la fa passare liscia a nessuno, nonostante la scarlattina. E' tornato pupo, papi... e permalosetto!

Ma torniamo all'interrogazione.

Chi la fa, l'economia? Giulio Tremonti. No, sbagliato il pensiero economico e le linee guida le fa e le disfa Silvio, l'unico vero self made man che l'Italia ricordi da che esiste lo Stivale! Titolato no? E dunque scontato che dopo le beghe e lo straparlare sul posto fisso (che è meglio del la flessibilità) e sul taglio dell'Irap, Giulio, ridotto da Ministro a Commercialista, dovrà accettare che Silvio Berlusconi metta bocca nella politica economica, non sia mai che diventi campo esclusivo del Professore di Sondrio.

E la Giustizia, chi guida il Ministero di via Arenula, a Roma? Angelino Alfano! No, sbagliato sempre lui - pardon, m'è scappata la minuscola - Lui! Nonostante i giudici comunisti ieri il “Consiglio dei Ministri” ha approvato il decreto legislativo che dà attuazione alla riforma del processo civile: previsto l'istituto della mediazione generalizzata per la conciliazione delle controversie civili e commerciali. Il provvedimento dovrà ora essere sottoposto al Parlamento per il parere delle commissioni e poi tornerà a palazzo Chigi per l'approvazione definitiva. Iter parlamentare, direte, sì, ma questo è... «Un altro impegno mantenuto grazie alla sollecitudine del presidente Berlusconi che si sta dedicando al sostegno politico di questa riforma del processo civile in modo straordinariamente attento ed efficace, considerandola come una parte importante delle politiche economiche che debbono rilanciare la competitività del sistema Italia. L'efficienza della giustizia civile è concepita dal presidente del Consiglio come una leva fondamentale di politica economica». Parola di Angelino!

E di chi è la televisione pubblica? Di Silvio, di Silvio! Lui fa le irruzioni. Ama l'invettiva e figurarsi se non gli è data la facoltà del blitz! Ieri fegatoso è intervenuto in diretta via telefono: «L'anomalia italiana non è Silvio Berlusconi, ma sono i pm e i giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi è sceso in politica lo hanno aggredito in tutti i modi. I pm sono la vera opposizione nel nostro Paese». Tutti zitti e buoni quando parla Lui!

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venerdì, 16 ottobre 2009

Briganti

«La storia si scrive sempre due volte», scrive Paolo Mieli in uno dei capitoli iniziali del suo "Storia e politica". La prima volta è quella in cui i vincitori si impegnano a tramandare la loro versione dei fatti e a demonizzare gli avversari sconfitti o a cancellarne la memoria. La seconda volta tocca invece allo storico interrogarsi sugli aspetti oscuri e contradditori dei racconti a caldo, ricercare documenti che mettano in dubbio le versioni precedenti, liberarsi, quando è necessario, della vulgata tradizionale. Questo sta accadendo in Italia e la Storia si trasforma in “esercizio” nazionale, ne senti parlare per radio, al bar, la leggi sui giornali, la vedi al cinema e in televisione, materia di fiction non sempre storiograficamente coerenti. Ad un passo dal centocinquantenario dell'Unità d'Italia tutti son lì a chiedersi: ne è valsa la pena? Chi ha vinto, chi ha perso? Il Risorgimento, fu cosa di popolo o di avanguardie intellettuali e aristocratiche che si volevano provare con l'idea dello Stato nazionale? E Garibaldi, Mazzini, Camillo Benso il Conte di Cavour, meritano d'avere titolate strade e piazze in tutt'Italia? E perchè no Carmine Crocco, Michelina De Cesare, Nicola Napolitano, le teste dei contadini esposte nelle teche di vetro?

Ci sarebbero Mille ragioni per chiederselo. Adesso che poi la Questione Meridionale pare inesorabilmente tramontata gli interrogativi si moltiplicano esponenzialmente. Il Ponte sullo Stretto, la Banca del Mezzogiorno paiono palliativi propagandistici (dove stanno i soldi?) ciò che è fatto è fatto, l'astio seminato dalla Lega e dagli uomini in camicia verde a Sud si trasforma in sfida.

Domenica 11 e mercoledì 14 ottobre, La Gazzetta del Mezzogiorno ha pubblicato delle belle ed intense pagine su “La nostra storia – 1861 - 1873” a cura di Marisa Ingrosso.
La storia di un Sud ribelle, quello dei Briganti, la loro insurrezione armata, una vera e propria guerra civile che tenne occupato l'esercito piemontese per almeno dieci anni all'indomani della proclamazione dell'Unità di una nazione che forse non c'era.

I documenti che la Gazzetta ha scovato nell'Achivio Storico della Farnesina raccontano quella che si rivela una rabbiosa e ostinata persecuzione che puntava alla deportazione di migliaia di persone, s'erano inventati i “campi di rieducazione e prigionia” i piemontesi, tra il 1861 e il 1870, 30mila giovani meridionali, tutti soldati semplici e bassa ufficialità dell'esercito del Regno delle Due Sicilie furono internati in due lager in Piemonte, non volevano giurare fedeltà ai Savoia dopo che avevano giurato per i Borbone.

Si moriva di freddo a Fenestrelle, forte alpino sul confine francese, a 3mila metri d'altezza, non c'erano vetri alle finestre! La Ingrosso nella sua ricostruzione ha incontrato lo storico Fulvio Izzo, autore de “I lager dei Savoia. Storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali” edito dalla casa editrice napoletana Controcorrente. Un libro certo da cercare, da leggere, da studiare.

Ma non c'erano solo Fenestrelle e San Maurizio Canavese, nei piani dei governanti savoiardi, non bastavano! Volevano isole i piemontesi, per spedire all'estero i ribelli e s'affacendavano con la diplomazia schierata a chiedere, non c'avevamo colonie perse nel mare, i portoghesi sì, gli inglesi sì, potevano aiutare!

Insomma una brutta Storia quella scritta dal Nord! Una guerra di occupazione che val la pena di essere ancora approfondita e indagata. Un percorso lungo e doloroso quello dell'Unità. Quali i costi, ne è valsa la pena? E tornano le domande! A rispondere una canzone, ancora qualcuna la canta, in una strofa recita: Tutte e paise d'a Basilicata/ se so scetati e vonno luttà,/ pure 'a Calabria mo s'è arrevotata;/ e stu nemico 'o facimmo tremmà.// Chi a visto o lupo e s'è miso paura,/ nun sape buono qual'è verità./ O vero lupo ca magna 'e creature,/ e 'o piemontese c'avimma caccià.

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giovedì, 15 ottobre 2009

Sud 2

L'avevamo scritto ieri, il Sud ideale di Silvio Berlusconi è quello patinato delle New Town, un Sud lindo lindo, la spazzatura nascosta sotto il tappeto e il coordinato d'arredo, bello bello, da ostentare! Un ponte tutto luccicante sullo Stretto tra Calabria e Sicilia, la ciliegina!

Non fa niente che il territorio del nostro Mezzogiorno sia ostaggio dell'incuria e del tradimento criminale. Non fa niente che il fondale marino antistante Cetraro - luogo di cedri e di limoni, piccolo antichissimo centro del Tirreno in provincia di Cosenza - sia la tomba di una “nave a perdere” carica di scorie radioattive. Potremmo essere di fronte un disastro ecologico di proporzioni bibliche perchè sono state tante le navi (si parla di oltre 30), cariche cariche di veleni, affondate nel Mediterraneo.

Ma, non fa niente, non fa niente, non è un problema! Un inutile allarmismo!

Nelle urgenze nazionali non c'è la qualità della vita, la salvaguardia della salute, la tutela del bene comune, no! Urgente è porre rimedio al «gap infrastrutturale, della logistica della mobilità» che rappresenta una vera propria «strettoia» che ha finora «impedito di sfruttare a pieno le ricchezze» del nostro Paese che potrebbero attirare ancora più turisti e investitori. Un gap, che noi «dobbiamo superare in tempi stretti» (...) «A dicembre-gennaio cominceremo a realizzare un'altra importante costruzione per la Sicilia (e la Calabria se l'è dimenticata? ndr), una regione che dobbiamo rendere italiana al cento per cento. Mi riferisco al ponte sullo Stretto di Messina» così il Presidentissimo ha dichiarato nella mattinata di ieri a Palazzo Madama, c'era la presentazione di "Due Hub, un unico obiettivo: far crescere il Paese", il piano di sviluppo e di investimenti a medio e lungo termine che Sea (Aeroporti Milano) e Adr (Aeroporti di Roma) hanno messo a punto per Malpensa e Fiumicino.

Sapete l'anima dell'imprenditore non s'è mai adombrata. Gli affari sono affari e dire “sfruttare a pieno le ricchezze” gli viene bene, gli luccicano gli occhi al Nostro Lui!

Viene in mente un film! «I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce» recitava la didascalia che lo presentava, era il 1963, “Le mani sulla città” il titolo, di Francesco Rosi la regia. Era ambientato a Napoli scelta a rappresentare una delle tante città del “saccheggio” italiano. “Un uomo guarda il paesaggio, indica i palazzi sullo sfondo e dice ai suoi collaboratori che la città si sta muovendo verso una data direzione, che è quella stabilita dal piano regolatore. Loro sono su un terreno ad uso agricolo, e l'idea è quella di comprare la terra, cambiare il piano regolatore per deviare la crescita della città su tale terreno e costruirvi, guadagnando con il cambio di destinazione d'uso 70 volte tanto la spesa”. «Quello è l’oro oggi» recitava Edoardo Nottola, lo spregiudicato personaggio del film di Rosi! Un doppio ruolo il suo, in quello che si potrebbe ben considerare un conflitto d'interessi: egli è un costruttore edile ed anche consigliere comunale della città, e porta avanti, incurante, il suo piano di speculazione che cambierà per sempre il volto della città!

Ah Sud, mio Sud, la Storia si ripete. Sempre quella!

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sabato, 19 settembre 2009

W Di Pietro

L'avete sentito il “bandito” (così la definito il mite Sandro Bondi) Tonino nel discorso alla festa dell'Italia dei Valori ieri a Vasto?

Ha accusato Berlusconi di aver «ridotto il paese al lastrico, alla invivibilità e al discredito internazionale». E' certo: «Presto ci sarà l'implosione di Berlusconi, che cadrà con il dito alzato, facendo finta di niente fino all'ultimo minuto, esattamente come Saddam Hussein».

E ancora incalza, al massimo della sua vèrve, con la stoccata, facendo il verso al Presidente dei Presidenti: «Questo governo è il peggiore degli ultimi 150 anni e Berlusconi è stato il premier peggiore. Se ne vada per sempre prima della celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia ».

Direte, servirà a qualcosa l'invettiva. C'ha ragione Tonino Di Pietro? Certo che c'ha ragione! Mi risponde uno al bar, che s'intromette subito accalorandosi. Berlusconi ha rotto i 'cosidetti', solo che non se ne accorge. Lui guarda i numeri, le proiezioni sul gradimento degli italiani, ma gli italiani, almeno lui, che è italiano, salentino, leccese e, tiene a sottolineare, non di sinistra di quello lì, di quel “milanese pirla” non ne vuol più sapere! Basta, basta, basta! Gli viene un nervoso ogni volta che lo vede in Tv...

Certo quelli del Pd son messi male. E' comprensibile, han paura d'esser tacciati dal Poeta di Corte (Bondi) di connivenza col bandito di Montenero di Bisaccia. Dovrebbero fregarsene, tirare pure loro fuori la sciabola, la spada almeno e tirare l'affondo! Chè tutto 'sto fioretto ha stancato. 'Ste buone maniere a che servono con uno che non le merita?

Troppo distratti dalle loro beghe interne. Che si dimenticano di ragionare sulle cose d'Italia e degli Italiani. Straniti a cercar la linea, a spigolare distinguo, provare le intonazioni, frasi e frasucce ma mai un bel. Fan solo confusione! E dire che Franceschini era partito bene. Dimostrava coraggio, gliele cantava al Nostro (ormai insopportabile) Lui! Poi son partiti di gran carriera a placcarlo il segretario (ma è ancora il segretario del Pd?), il Massimo s'è evidentemente infastidito ad un certo punto e non c'è stata più partita. Amen!

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sabato, 12 settembre 2009

La società dell'avanspettacolo

specchio brameLa satira impazza, è così quando c'è un personaggio che tira la volata alle matite, alla vèrve dei vignettisti e dei barlezzettieri politici. La rete, Facebook, i blog, la comunicazione laterale insomma fa bordone, un coro unanime di scontenti e di sconcertati tenta di dare una scossa all'incantesimo che sembra aver preso quel sessanta e più per cento di italiani che nonostante tutto credono ancora al Nosto Lui. Anzi più le spara e più si gasano. Più ne dice e più ne vorrebbero sentire. In realtà non c'è da preoccuparsi: agli italiani piacciono i comici. Siamo tutti un po' comici e quando c'è un furiclasse tutti rimaniamo a bocca aperta in attesa che il ridere ci invada. Un meccanismo antico che aiuta e favorisce il depensamento, sottrazione che tanto piace al popolo delo stivale. Poi c'è tutto il contorno, la retorica, l'epopea del Capo, dell'uomo meneghino che virtuoso per “natura” (certo con qualche aiutino) s'è fatto da solo... queste cose qui agli italiani piacciono moltissimo. Uno sturbo potersi identificare, proiettarsi in un Lui superiore. Non accade così con il calcio, con i campioni: sono tutti noi, sono ognuno di noi!

Un'emulazione contemplativa che sazia a quanto pare perchè non risulta che poi le cose vadano così bene! Prendete quelli che si sentono d'essere Valentino Rossi. Li vedi sfrecciare a tutta lungo i viali della città, sulle litoranee. Belli bardati nelle loro tenute e poi... ripercorrete la cronaca dell'estate appena trascorsa e capirete l'inciso... Ma torniamo al ridere.

La più bella è sua Facebook. Fa il verso alla battuta «Sono di gran lunga il miglior presidente del consiglio in 150 anni di storia». Pronunciata davanti ad un imbarazzato Jose Luis Zapatero a La Maddalena, il premier italiano rispondeva a un giornalista spagnolo nel corso della visita in Sardegna del capo del governo di Madrid Zapatero per il vertice Italia Spagna.

Una vignetta. C'è un basso Berlusconi di spalle, davanti allo specchio. Lo specchio è in alto e Nano B. lo interroga: “Specchio delle mie brame chi è il miglio premier degli ultimi 150 anni del reame?” Lo specchio, che non riflette nessuno risponde “Ma chi c...o parla?”. Bella no? Rende? Lascio aperto l'interrogativo. Già chi parla?

Lavoro in psichiatria e, le persone che incontro non hanno queste proiezioni di megalomania.Dunque Silvio Berlusconi non è 'matto'! Non straparla in preda a Narciso. Non è posseduto.


Egli è proprio così! Semplicemete “se la crede”, dicono dalle nostre parti.

E' unico ed è tutti. Niente di speciale in fondo, avrà più denari, più potere, ma tutti gli Italiani maschi si credono play boy, toreri, conquistatori e cacciatori e anche pescatori. Tutti gli italiani maschi dicono d'essere innamorati di tutte le donne e via via, via via, via via... tutto il repertorio delle banalità. Certo uno stravagante il Nostro Lui, ogni tanto esagera, pare delirare, ha la sindrome del recordman, slega la lingua e parla, parla, parla e forse non sa quel che veramente dice! Un matto? No! Egli è folgorato dallo stare in scena batte e detta i tempi, sorprende il pubblico e tutto l'uditorio... Lascia indietro i comprimari,strapazza il cerimoniale e i cerimonieri... insomma un fuoriclasse dello spettacolo. Solo che ha sbagliato scena. Purtroppo per noi non se n'è accorto!

Oppure, siamo noi che non ci siamo accorti che lo spettacolo ormai straripa! Vediamo che ci dice uno che era matto veramente, Guy Ernest Debord, nel 1967 se ne uscì con una profezia, un libro il titolo tutto un programma: La Società dello Spettacolo che denuncia il processo di trasformazione dei lavoratori in consumatori operato dal capitale.

Nell'ultimo capitolo, il numero nove, titolato L'Ideologia Materializzata leggiamo: “Lo spettacolo, che cancella i limiti dell'io e del mondo con l'annientamento dell'io, assediato dalla presenza-assenza del mondo, cancella ugualmente i limiti del vero e del falso con la rimozione di ogni verità vissuta sotto la presenza reale della falsità assicurata dall'organizzazione dell'apparenza. Chi subisce passivamente la propria sorte quotidianamente estranea è dunque spinto verso una follia che reagisce illusoriamente a questa sorte con il ricorso a tecniche magiche. Il riconoscimento e il consumo delle merci sono al centro di questa pseudorisposta ad una comunicazione senza risposta. Il bisogno di imitazione che prova il consumatore è precisamente il bisogno infantile, condizionato da tutti gli aspetti del suo spossessamento fondamentale. Secondo i termini che Gabel applica ad un livello patologico diverso, «il bisogno anormale di rappresentazione compensa qui un sentimento torturante di essere ai margini dell'esistenza»”.

Un po' difficile? Ma no, rende sapete! Applicatevi oltre la banalità e vedrete che quel matto di Debord c'aveva azzeccato!

Il filosofo francese Muore suicida con un colpo di fucile il 30 novembre 1994. Non ha retto al massimo avverarsi della sua premonizione. Il 26 gennaio 1994 con discorso televisivo di 9 minuti, quasi a reti unificate, Silvio Berlusconi aveva annunciato la sua scesa in campo!!!

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venerdì, 11 settembre 2009

Oh Sandro, Sandro!

Sandro Frisullo, un politico limpido, 'finalmente' agli onori della cronaca nazionale! Ce ne ha messo di tempo per conquistarsi le prime pagine della grande stampa. Lui, l'uomo di D'Alema, il deus ex machina dei Ds del Salento, accomunato al grande Silvio. Sua moglie storica militante del PCI, avvocato e consigliere comunale del Pd, è la donna più “tempestata” d'Italia, tutti la cercano, tutti la vogliono anche perchè il marito ex vicepresidente dimissionato della Regione Puglia, da tempo non risponde al telefono. Il morale in famiglia è alto, un po' di rabbia ma niente drammi, niente cacciate di casa. Comprensione e perdono questo impone la trista ora.

Certo, che figura, un compagno come lui! «Torneremo più forti» assicura la veronica salentina!

Certo, bisognerà convincere il partito, i 'fratelli coltelli' sempre in movimento, nel quadro mobile e molle delle alleanze nel Pd salentino (e non solo in quello).

Una buona carta per i nemici interni la berlina mossa dal Corriere della Sera di ierilaltro con la pubblicazione dei verbali degli interrogatori a Tarantini. I sussurri si son fatte grida!

«E' uno schifo» (leggiamo su l'Unità di ieri) dice a caldo Sergio Blasi candidato in quota bersani alla guida del Pd di Puglia, e continua: «Chi si iscrive al Pd deve avere un certo stile di vita, altrimenti via. Sulla questione morale non si scherza». Autorevole!

Flavio Fasano - ancora digiuno dei nomi (?!)- lo scorso venerdì 4 settembre, sollecitava (dalle pagine del Nuovo Quotidiano di Puglia) a difesa della dignità e del ruolo della politica, le quote rosa del partito a reagire contro «le voglie libidinose di qualche “sporcaccione” di turno rappresentante indegno delle istituzioni democraticamente elette».


E le donne si son fatte sentire con una nota (di seguito riportata integralmente) che Paola Martino, coordinatrice del Forum provinciale delle donne del Partito Democratico, ha diffuso - dopo poche ore l'intervento di Fasano - con un comunicato stampa diramato dal Coordinamento Provinciale del Pd di via Tasso: «Mi auguro che la magistratura faccia chiarezza al più presto su presunti coinvolgimenti di ex assessori della Giunta regionale in scambi di favori e prestazioni sessuali, in modo che chi è coinvolto risponda pubblicamente per gli atti commessi, anche perché non è corretto giudicare e condannare sulla base di generiche indiscrezioni e affidare una tematica così delicata, che coinvolge donne e uomini, ai tanti ‘si dice’ che rischiano di alimentare il gossip trasformando la politica regionale e nazionale in un set degno del Grande Fratello. Non c’è e non ci sarà mai spazio nel Partito Democratico per chi interpreta la politica come esercizio di potere personale nel perverso intreccio tra scambi di favori e prestazioni sessuali», scrive Paola Martino d’intesa con le donne che nel Pd ricoprono incarichi istituzionali, sottolineando come le donne del Partito Democratico, che portano avanti quotidianamente la loro battaglia politica per l’affermazione e il rispetto delle donne dentro e fuori il partito, non abbiano dubbi nel disapprovare gli spregevoli comportamenti che sembrano emergere dalle notizie apparse sui giornali su presunti coinvolgimenti di ex assessori della Giunta regionale.

«Non può avere cittadinanza né nel Pd né in nessun altro partito chiunque abbia utilizzato il proprio ruolo politico per motivi personali e si sia servito del ricatto sessuale per rispondere ad un bisogno primario quale quello del lavoro. Fare chiarezza al più presto permetterà anche al Partito Democratico, e alle tante forze che vi sono all’interno e che credono in questo progetto, di guardare avanti e lavorare alla costruzione di una comunità migliore in cui il rispetto dell’altro, il rispetto delle regole e la moralità siano tra i valori fondanti e imprescindibili».

Parole importanti, amare, alcune molto pesanti. Ci tocca quel “guardare avanti e lavorare alla costruzione di una comunità migliore”.

Ecco, sarebbe il caso!

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categoria: politica, salento


giovedì, 10 settembre 2009

La dittatura dei goliardi

Che noia è stato tutto già scritto, già detto! Schiere di comici la Storia l'hanno raccontata! E’ chiaro no? E ciò che è stato scritto e detto sfigura al cospetto della realtà. Della verità! Chiaro da tempo, siamo in una dittatura. Una goliardica dittatura, questa la cifra! Chi comanda può dire quel che vuole. Tutto e il contrario di tutto. Ciò che conta è il momento, l’istante che tutto consuma, l’impermanenza. La scena insomma, il set, il resto è problema da non contemplare, invenzioni della contro-informazione cioè di chi non è schierato e prono adulatore.

Propaganda «non libera informazione ma un potere irresponsabile che con l'uso e la divulgazione del materiale più oscuro e incontrollabile persegue la destabilizzazione non dell'assetto politico attuale ma della vita democratica» parole del lacchè Bondi che soffia bufera sul Corriere della Sera reo d'aver pubblicato i verbali dell'interrogatorio dell'ineffabile levantino Gianpaolo Tarantini. Confessioni, certo estorte... come ai tempi dei Gulag, di Beria, di Stalin! Meno male che qualche volta il Nostro B. ci sorprende e dice che c'è magistratura e magistratura «...a Bari c'è un'inchiesta interessante...». Facile immaginare perchè: Tarantini conferma i nomi delle ragazze (trenta) ingaggiate per le serate nelle dimore del Re Torero. Caspita che macho! Inarrivabile! Il nostro 'caro' Frisullo a confronto fa sorridere!

A questo siamo! Ottimismo, ottimismo, non lasciatevi prendere dallo sconforto, non ne vale la pena. Solo agli sciocchi e ai comunisti capita di avere visioni oscure! Son degli sfigati!

“Povera Italia” s’è permesso di dire il Nostro Lui! Tutto è falso, tutto ciò che gli altri dicono è falso.

Che orribile presunzione!

Giorni fa a New York (e a Milano), l’immagine del B. è apparsa sui muri di Soho, con sotto la scritta “L’intoccabile” (il manifesto copia quello del famoso film di Brian De Palma dedicato ad Al Capone).

Intoccabile, tale egli si sente! Uno che tutto può. Se vi capita leggete in rete le sue risposte ad una intervistatrice di Nessma Tv, l'ultima arrivata in tra le Tv “di Famiglia”. Si parla, dopo varie amenità («cosa serve per una tv di successo? Un buon casting femminile. E su questo io ho una competenza incredibile»), di immigrazione. Egli è il Premier di un Paese accogliente, che vuole il bene della povera gente, di chi ha bisogno di trovare una nuova Patria. La Lega è buona, il Pdl è buono, tutti gli altri i cattivi. E’ stato così convincente che l’intervistatrice s'è fleshata!!! Lui naturalmente ha chiuso con «Qual'è il suo numero di telefono?» una vera gag, un numero magistrale! Ecco chi è B. un adulatore, un meschino seduttore. Un venditore di balle. Un goliardo!

Povera Italia, poveri noi!

A proposito di goliardi l'ultima è del senatore a vita Francesco Cossiga, quello che c'aveva le scarpe piene di sassolini quando era Presidente della Repubblica. L'esperto di intelligence che mai risposte ha dato sui misteri d'Italia. Quello che ti urta con la sua ostentata parlata Sarda, che se non fosse per l'età sarebbe un separatista combattente! Altro che il Bossi! Insomma lui, chiede a Maroni: ma i servizi segreti non sapevano delle escort? «Come è potuto accadere che i Servizi di protezione del Presidente del Consiglio S. B. non abbiano informato lui o i suoi immediati collaboratori che le signore da lui ospitate nelle proprie residenze, a quanto risulta dalle carte del procedimento in atto nei confronti del signor Tarantini oggi pubblicate da un autorevole quotidiano, erano escort o altro genere di femmine, sembra retribuite dallo stesso Tarantini oltre che con denaro (euro mille a chi restava) forse anche con sostanze stupefacenti, per la partecipazione a feste e festini organizzati nelle residenze del Presidente del Consiglio dei Ministri, e talvolta con l'impegno richiestogli dallo stesso Tarantini a fornire prestazioni sessuali». Insomma nessuono a detto a S.B. Cos'è conveniente e cosa sconveniente fare quando si abita dalle parti del Governo. La decenza, il bon ton, il rigore istituzionale... Esilarante! Bisogna che l'emerito stia attento a fido Feltri, se molla il pantalone di Fini certo un'azzannata gliela da!


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