
“Non solo l'ideale, ma la nostra pratica e la nostra morale rivoluzionaria
sono eziandio contenute nell'anarchia;
la quale viene così a formare il nostro tutto rivoluzionario.
È per ciò che noi l'invochiamo come l’avvenimento completo e definitivo della rivoluzione;
la rivoluzione per la rivoluzione”.
Carlo Cafiero
C’è un amico che chiamo quando ho bisogno di capire. Uno strano, un anarchico. Uno lindo, con gli occhi bene aperti, sempre attento alla politica.
Lui mi dice che la politica è testimonianza continua del proprio punto di vista. E’ soprattutto pratica mi dice, testimonianza e comunicazione.
Ogni piccolo atto ha senso, comunica! Chi ci è di fronte guarda e capisce, comprende di noi la verità.
Anche la cravatta che mettiamo, le scarpe, la piega dei pantaloni comunicano. L’auto che scegliamo e come ci saliamo sopra.
A che serve parlare se poi quello che diciamo non corrisponde alla qualità dei nostri atti, dei nostri comportamenti? Mi dice, il mio amico, e un po’ s’infervora, se noi siamo “altro”, ci diciamo “diversi” da quelli che tentiamo di contrastare con l’agire politico, allora dobbiamo rappresentare quella qualità altra, diversa. Farla valere, dire che è bellezza!
In passato è stato così! La sinistra era riconoscibile, aveva un suo stile, sui desideri, suoi consumi.
E, che orgoglio aveva nel dire da che parte stava la cultura.
Adesso? Adesso, no - mi dice, il mio amico e qui s’incazza - adesso è tutto omologato e i leaders fanno pena nel loro “assomigliarsi”. L’essere “separati” s’è incistato nei loro comportamenti. Omologati. C’hanno preso gusto a fare i “signori”. Esposti alle risa dei giullari. Nessun rigore, nessuna tenuta di stile. Nessuna differenza.
Hai voglia ad inseguire gli inglesismi e l’informale del partito del loft. Non ci casca nessuno!
Lo sappiamo è più proletaria la Lega ed uno come Bossi noi non ce l’abbiamo. Uno terrigno, cattivo quando sere, capace di scaldare.
Noi, abbiamo solo gente capace d’infighettarsi, appena può. Di fare il salto di classe! D’assicurarsi lo stipendio e piano piano salir di grado, partecipare ai party, farsi dare i pass, i biglietti gratuiti… E qui, chi lo tiene più il mio amico, non sopporta che quelli non paghino mai agli spettacoli, alle partite, col loro “elemosinare” i posti migliori e magari l’accesso al buffet.
Che palle il buffet adesso te lo ritrovi quando meno te lo aspetti. Vuoi mettere? Fa la differenza e che piacere lasciar fuori il popolino, la ‘ggente, che ti guarda e t’invidia. Pensare che le spese le pagano loro. Demagogia? Si, forse, ma è proprio questo che accade e sempre più spesso. Sarebbe bello fare una verifica dei costi di catering per ogni accadere.
Che nostalgia il tarallucci e vino per tutti…
Ma il mio amico mi richiama all’ordine e mi dice che ciò che manca è la politica. Quella con la P maiuscola. Quella non c’è più, l’idea di dover ragionare considerando le contigenze, le prospettive, il futuro… È un disastro. Non c’è più chi ragiona considerando la Storia, le cose della Storia.
Un po’ di grandi pensieri non farebbero male. Il problema è renderli valori condivisi.
…
(continua)
