sabato, 30 maggio 2009

Lo stile Oviesse di Dario e quello ricottaro dell'altro

Mauro Marino


Berlusconi in visita in Abruzzo, si mette sul capo la 'bustina' dei cuochi altoatesini che gestiscono la cucina della tendopoli di Sant'Elia. Quella dei copricapo è una delle sue fisse! Ogni buon attore ama il travestimento e l'improvvisazione estemporanea. Con un cappello il trasformismo è immediato. Basta una piccola posa e il gioco è fatto! Per Lui – come per ogni altro degno “duce” – la cura maniacale (dunque patologica) dell'immagine associata al ‘naturale’ talento nel mettersi in scena, alla ‘spontanea’ capacità di stare al gioco di scena (avendo la prontezza di gestire e costruire il giusto set per lasciarsi ai clic e rendere memorabile ogni apparizione) sono il giusto ‘sacrificio’ politico attraverso cui il corpo diviene altro: icona ultraumana, storia che vuol scrivere la Storia. Pura mitografia.

Nell’altro campo la qualità dell'immagine è tutt'altra.

Ecco Dario, salta giù dal treno in camicia! La sua è immagine capace di “non sedurre”. Non c'è ombra di privilegio nel portamento del segretario dei Democratici. Nessuna ostentazione! Egli è e vuole apparire per quello che è: Franceschini Dario! Prima il cognome e poi il nome come nella tradizione dell'appello scolastico! Uno fra tanti! Uno normale, un pò goffo nel ruolo, che però ha volontà da vendere. La capatosta e la convinzione d’agire per gli altri, prima che per se stesso.

I Popolari a cui si ispira non sono gli stessi che l’uomo in doppiopetto vuol dominare a livello europeo, dovesse diventare, il suo, il primo partito; no, Dario crede a Don Minzoni, ucciso a bastonate dai fascisti il 23 agosto 1923.

Dario è un ferrarese, emiliano della bassa, verace e schietto con l'impaccio contadino. Questa la sensazione quando lo vedi pedalare, c’è insicurezza nel mantenere l'equilibrio, non c'è l'agonismo dell'appassionato ciclista Prodi. Fa tenerezza la magliettina con cui si è presentato in visita all'ospedale di Forlì. La camicina bianca della visita al CNR di Napoli, quella celeste di ieri l’altro di fronte alla monnezza di Palermo. Un leader popolare, un romanziere, schivo ed incazzato. Soprattutto incazzato! Puro stile Oviesse, il suo! Un eroe dell’agra vita contemporanea che ha deciso di darsi una mossa e di reagire. Nessun artificio, nessun segno di appartenenza alla “casta”. Neanche il vezzo delle scarpe, del blazer ricercato che tanto piace ai capi ex Ds, neanche gli antipatici americanismi del suo predecessore. Niente, tutto scomparso. C’è lui che sale e scende dai treni, che stringe mani e saluta con una naturalezza disarmante. La sua missione primaria sembra quella del depotenziamento dei dispositivi che identificano il Potere. Non c’è ombra di automobili lussuose, di esagerate scorte. Niente di niente, c’è solo lui. E il coro tace. Già il coro tace! Si sente D’Alema, ogni tanto, poco altro! S’annuncia un uscita prossima di Romano Prodi, rimaniamo in attesa. Ed incrociamo le dita! Che ci sia del nuovo? Ah, sperare! Ci vorrà tempo!

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giovedì, 28 maggio 2009

Oh! Mia Africa!


Soweto, giocattoli

 


 


 


 




Le città d'Italia sono peggio delle città africane. Parola di premier! Il solito sprezzo, la solita infinita, desolante ignoranza. Questa volta fa davvero male! E da due giorni che rifletto e mi chiedo: come saranno le città d'Africa? Ci capita di vedere immagini di povertà, le mosche sul viso dei bambini con la pelle arsa, piagata, presa dalla polvere.

Tanta polvere, sottile, invadente. Non ha più il sapore del deserto.

Ci è capitato di vedere le immagini di Soweto, la grande città di latta a 25 km a sud-ovest di Johannesburg. Di spiare anche nella grande slum della discarica di Koroghoco alla periferia di Nairobi, nell'intrico della kasba di Algeri, tra le rovine delle città Palestinesi.

L'impressione è sempre stata quella di una “regalità” interrotta, di una dignità ferita, capace, però, di mantenere sempre il suo decoro. Uno stile di vita attento alla cura, anche quando è misero.

Una possibilità di futuro che l'ingordigia dell'Occidente ha reso vana, violandola con anni e anni di una supremazia culturale che non ha saputo salvaguardare il Mondo, il suo destino.

Non è retorica, è una pura e semplice constatazione.

L'Africa, quello che chiamavamo il Terzo Mondo (oggi in tempi di globalizzazione non s'usa più) è la nostra pattumiera.

Ma, avete mai visto quelli splendidi giocattoli costruiti con i resti delle lattine, delle bottiglie di plastica. I cesti intrecciati con le fettucce ricavate dai copertoni. I secchi fatti con la gomma. Che bellezza rara, quanta maestria!

Il design del riuso l'hanno inventato in Africa molto tempo prima che da noi diventasse trendy. La mancanza fa virtù, sempre!

Oppure, vi siete mai lasciati stregare da immagini di cinema africano? Quel fermarsi lungo sui paesaggi, sui particolari, sull'infinito di una condizione ormai finita, compromessa, contrastata. Quanta malinconia per ciò che non è più! Un'innocenza perduta per sempre nella soggezione che noi, da qui, con la nostra vuota opulenza, abbiamo imposto loro.

Potremmo andare avanti per tentare d'avere una visione di quanto cattive, sprezzanti e (come al solito) superficiali, siano state le parole del nostro “pulitissimo” premier.

Vengono da noi, gli africani, gli asiatici, i cinesi. Vengono in cerca, attratti da un modello spacciato come salvifico e cosa trovano? Città di merda! Città ammorbate, assediate da loro stesse! Non c'è una cultura della città in Italia. Non c'è una cultura della manutenzione ordinaria delle cose. Tutto viene lasciato al degrado e il trascorrere del Tempo viene 'aiutato' da un livello di bassa considerazione del “bene comune” che non c'è in molte, tante, grandi e piccole città d'Italia.

Le isole umbre o marchigiane, le altre, dove il “resto” del pensiero contadino ancora garantisce una salvaguardia, sono l'eccezione!

Guardiamo Lecce, in questi giorni (lo abbiamo già scritto), si fa bella, per accogliere il Mondo. Un assurdo per una città d'Arte e di Cultura che il mondo è chiamata ad accoglierlo ogni giorno. Uno schiaffo ai cittadini: ciò che è dovrebbe essere 'ordinario' si muta in 'straordinario'. La 'normalità' si fa 'emergenza': curare la mattonatura di un marciapiede, la potatura degli alberi, le strisce della segnaletica orizzontale, la qualità dell'asfalto, l'ordine delle aiuole, dovrebbe essere esercizio consueto. Garanzia dell'ordine civico e deterrente di comportamenti vandali. C'era una volta la squadretta degli operai comunali, presenti, attenti, motivati. Ora cosa c'è? Le società di servizi, contenitori di lavoratori socialmente utili che spesso utili non si dimostrano nè vogliono esserlo! Baracconi di clientele politiche spesso svuotate di competenze specifiche, di mestiere.

L'educazione al bene comune è fatto di socializzazione. Siete mai stati a Bari Vecchia? Le donne lavano con la varechina il lastricato fuori dalle loro case. Anche le scritte sui muri sono contenute e, fatta eccezione per i punti di grande raccolta dei rifiuti (dove la rimozione è compito dell'amministrazione), il borgo antico è la parte più bella e pulita della città! Evidentemente c'è un ordine da rispettare! Quale? Quello di quelle donne che con cura lavano e rilavano ogni giorno ciò che evidentemente sentono appartenergli.

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lunedì, 25 maggio 2009

Lo stronzo

Berlusconi come Gasparri e come La Russa ha la bocca come il culo!
Dalla bocca spurga. Non controlla e le parole sono scorregge, aria puzzolente! Che significa dire che Roma somiglia ad una città africana? Che Roma, Palermo, Napoli, (Lecce) facciano schifo non c'è dubbio. Incuria, scarso senso civico, nessuna manutenzione ordinaria e via dicendo.
Ma che c'entra l'Africa?
Non basta allora rettificare con Alemanno... Ma necessario sarebbe scusarsi con gli africani!
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venerdì, 22 maggio 2009

Con un trucco il premier si rifà il trucco!

Berlusconi




Il “reale” non è la realtà! Son due cose diverse visto che la realtà che quotidianamente ci tocca vivere, è sempre più soggetta alla volubilità delle interpretazioni. L'ottimismo berlusconiano la oggettiva in una fatua “leggerezza” sicuramente ispirata da una visione tutta centrata sulla propria condizione di privilegio! “A me va bene, a parte quella moralista steineriana di Veronica e qualche fastidio giudiziario, per il resto va bene. Anzi di più, quando sembra che tutto crolli, va sempre bene”, sembra sussurrare, beato tra i Beati, il Presidente dei presidenti.

Nel “reale”, i dati percentuale sul favore degli italiani s'impennano ogni volta che uno strappo incrina l'immagine del Capo, e la sua decenza. Lui ci gode, un'aggiustatina al trucco e tira dritto e giù con le battute, con le alzate di spalle, i mezzi sorrisi e le provocazioni. Un fuoco di fila che dimostra tutta la sua sicurezza. Sono gli altri che sbagliano, che son cattivi, che non capiscono, che son di estrema sinistra, tutti compagni di Nicoletta Gandus.

E rilancia, ogni volta che c'è lo strappetto rilancia, il repertorio è inesauribile. Una delle gag preferite è quella che riguarda l'impianto stesso della strampalata democrazia italiana: il Parlamento non serve, i deputati son troppi, ne basterebbero un centinaio, i senatori poi, sono un intralcio! C'avesse ragione!? Gli italiani lo pensano! Come pensano che, in fondo, avere una tresca segreta non è poi così male! E nascondere i denari, fare e sfare, dire e negare non è peccato grave se riesci a farla franca!

E dura è ammetterlo, sian messi male! Non si sa cosa ci vuole e quanto tempo per liberarsi dell'ingombro. Un paradosso ai tempi dell'impermanenza, Silvio Napoleone Berlusconi! Egli dura, da buon dittatore è destinato a durare! Anche perchè si è dotato d'una confraternita acefala che solo “vaffa” si merita per quant'è priva di costrutto critico! Carino Gasparri, quando gli scappa..., come il suo collega che governa la difesa nazionale, ha la bocca come il “c”, ma si scandalizza per ciò che gli dice il nostro Nichi, ma è forse perchè il “capo” di Sinistra e Libertà porta l'orecchino? Lasciamo perdere.

Il punto è che non c'è leadership oltre quella di Silvio Napoleone Berlusconi.

Il volenteroso Dario Franceschini, che dice le cose come stanno: la crisi c'è ed è drammatica... il Presidente del Consiglio è immorale e impresentabile... fa tenerezza! Con la sua camicina bianca, scende dal treno della metropolitana di Roma per andare ad incontrare la gente in un mercato. E' in affanno. Il crudo del “reale” non piace a chi ama la realtà del non c'è problema, ci penso io, vi dico io come si fa. La gente, il popolo non vuole pensare, si vuole affidare e chi lo fa pensare, chi usa la parola responsabilità, un po' rompe!

Come rompeva l'aplomb antitelevisivo di Romano Prodi. Non piaceva. Non piacevano le sue frasi riflessive, il ragionare, il pensiero lungo volto all'analisi delle conseguenze, al domani! Non piaceva la sua vocazione mediana. E' stato l'ultimo leader di una sinistra desiderosa di provarsi unita. L'han frullato, fatto a pezzi! Dignitosamente e con grande umiltà è sparito!

Che ci resta? Cosa resta alla sinistra? Il Tempo resta, quello di un'attesa che pare farsi lunga, lunghissima! Nel frattempo non sarebbe male tentare di calibrare una sostanza nuova del “fare politico”. Tentare di chiarire i termini di una qualità differente della “visione”. E' un problema di modello e di prospettiva da re-immaginare, da condividere, da promuovere. Un bel laboratorio che ripensa il Mondo!

C'era un vecchio libro, erano gli atti di un convegno di quando c'era il gruppo politico de “il manifesto”, il titolo recitava: “Crisi del capitalismo o capitalismo in crisi?”. M'è sempre suonato dentro, come un motto spirituale. Un'interrogazione mistica. E' questo il punto, a cui, ancora oggi, dobbiamo provare a dare una risposta. Gli industriali, nella loro assise, ieri l'altro, hanno applaudito il loro Caudillo che “con un trucco si rifaceva il trucco” e chiamava velina la donna che li guida, la sobria Emma Marcegaglia. E' popolo anche quello. Popolino proprio anche se ha la Ferrari o non so che. Ed è terribile il popolo che ha fatto i denari! Attaccato alla roba! Ecco, scardinare il modello della “roba”, significa decrescere, provare a fare il passo ad un altro Mondo. Ad un'altra possibilità. Che dite, ce la possiamo fare? Il tempo purtroppo c'è! Vorrei sbagliarmi.


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giovedì, 21 maggio 2009

G8 - Non esserci! Svuotare la città

CrashIl Tg Uno di ieri, alle 13.30! Le cronache del cosiddetto “G8 dei rettori” di Torino arrivano dal televisore con un graffio verbale di cui solo cronisti lacchè son capaci. C'è stata la guerra?! Gli studenti hanno lanciato fumogeni e uova marce contro il cordone di forze dell'ordine schierato a difesa del Castello del Valentino, la sede della facoltà di architettura dove si svolgeva il vertice.

Uova, fumogeni e colori! L'ordinario di una scaramuccia, allora! Niente di più! Ma il cronista insiste col suo commento. “Minuti d'inferno, una vera è propria guerriglia premeditata”. Mica tanto a guardar bene! Le immagini, fornite al Tg dalla Questura, erano un po' patetiche, miserine, niente di drammatico: silhouette con scudi e manganelli avvolte nel fumo, un poliziotto che aiuta un collega a rialzarsi, qualche carosello di “truppe”. Niente di più! Una stonatura, una gag “comica” a confronto con le parole roboanti del servizio.

Un pezzo di routine informativa! I toni dell'allarme sociale, dell'emergenza sono quelli preferiti dai media generalisti! Mai abbassare la guardia, anzi rilanciare è la parola d’ordine di Raiset.

Ecco, rilanciare! Anche Lecce si prepara al consumato rito d’una parata di potere che, alla fine, si incontra per non decidere niente. Il tappetino d’asfalto è pronto, belle linee bianche, gialle, azzurre segnano le strade. Gli alberi potati ben bene, le aiuole andranno a regime con fiori e addobbi. Che tristezza accogliere il Mondo! Deprimente! E’ cosa che non ci riguarda! Che non riguarda i cittadini! Se non fosse per il chiasso che si alza con le parole magiche tipo Zona Rossa, Black Block, anarchici insurrezionalisti etc... etc... etc... tutto cadrebbe nella asfissiante monotonia d’un consesso incapace di decidere per il Mondo. Che questo è quando si confermano le politiche per l’ambiente suicidarie e mercato centriche.

E allora? Non far nulla! Disinteressarsi? Non so! Non so rispondere! Da quanto tempo il movimento compie i suoi rituali? Almeno da quarant’anni!

Mai vittorioso!

Non sarebbe il caso di riflettere? Cambiare strategia! Ispirarsi a valori altri, profondamente differenti come le politiche che si vorrebbe fossero adottare. La lentezza potrebbe essere un buon inizio! Il non fare! Il non consumare!

O il non esserci! Ignorarli! Che scommessa! Svuotare la città, promuovere l’assenza. Lasciarli soli! Che onta per loro non contestarli! Far festa! Creare “situazioni”, questo dovrebbe reimparare a fare il movimento. Inventare pratiche di condivisione, di socializzazione, di desiderio.

Cambiare la poetica dell’antagonismo! Questa la scommessa. Prefigurare ciò che si persegue! Questa la dolce fatica!

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martedì, 19 maggio 2009

Italiani brava gente!?

Italiani brava gente! Sarà, ma non ci credo! Non è più tempo di retorica!

“Italiani brava gente” è un film del 1964 di Giuseppe De Santis. Racconta le vicende di un reggimento italiano, con soldati provenienti da diverse regioni, sul fronte russo: l'avanzata nel 1941, i difficili rapporti con gli alleati tedeschi, la disastrosa ritirata nell'inverno del 1942-43. Nel film, De Santis, autore neorealista, persegue la sua idea di cinema popolare. Mischia i generi e le regole della scrittura filmica “per piegarli in senso ideologico e didattico: l'internazionalismo, la divisione per classi e non per nazionalità, l'antieroismo, la solidarietà tra russi e italiani poveri, la denuncia dell'assurdità della guerra in una narrazione rapsodica. Un'epica 'bassa' impregnata di una costante vena 'malincomica' con una pittoresca galleria di personaggi e di macchiette”. Ridere, commuoversi e riflettere.

Queste le linee guida di una “fare cultura” che, volendo fare i conti con la tragedia passata, ne tentava un'interpretazione, guardando nelle pieghe della realtà, nelle vicende minime, quotidiane, laterali alla volontà del Potere e del Comando.

“Italiani brava gente?”, notate, con l'interrogativo in chiusura, è anche un libro. Un libro tosto! L'ha scritto Angelo Del Boca edito, nel 2005, da Neri Pozza. Quell'interrogativo serve a ribaltare l'idea precedente. Non ci sono quì i proletari che solidarizzano la loro pena, che si ribellano alla guerra! Non ci sono soldati incolpevoli!

Quì - in Libia, Etiopia, Eritrea e Somalia - i militari non hanno scarpe di cartone sfondate, non sono gli sfigati che “cantano” i dialetti del belpaese! O forse sì son sempre quelli! Ma crudeli stavolta! Obbedienti e piegati a comandi criminali di rara ferocia. “Faccetta nera, bella abbissina, aspetta e spera che già l’ora savvicina...” cantavano e giù gas: fosgene ed arsine. Via alla creazione di veri e propri campi di concentramento, alle deportazioni e alle uccisioni di massa.

Italiani brava gente!? Sarà! Pensate a quella considerevole parte di patrioti (non paga della ferita del fascismo) che ha provveduto, in tempo di pace, ad alimentare la sedizione! Cattivi italiani hanno progettato stragi, logge massoniche, cosche mafiose, camurrie varie, alle spalle e contro il popolo, godendo di connivenze politiche, militari, economiche. Pensate all’odio terrorista!

Direte: è successo in ogni dove! L’orrore, la Guerra Fredda, i travagli delle democrazie... cose del Secolo Breve, delle sue contraddizioni.

Sarà. Ma quant’è difficile riscattarsi, sentirsi al riparo da ogni retorica! Pare un destino. E’ forse perchè abbiamo origini confuse, mischiate, bastarde? Ma quale popolo non le ha? L’Italia in fondo è cosa recente. La sua storia millenaria è storia di frammenti: un puzzle mai finito, sporco di sangue!

Adesso pare giunto l'epilogo. Basta, il Belpaese chiude! Non vogliamo più essere “brava gente”, altro che portatori di pace. Non vogliamo più essere gli eroi, i buoni, la macchietta d'Europa, del Mondo (in verità con tutto ciò che ci ritroviamo... ma questo è un altro discorso).

Il fularino verde, minaccioso, segna la giacca che da poco hanno imparato ad indossare!

Basta!

E “nell'immaginario degli italiani il barcone con gli emigranti africani ha sostituito l'Uomo Nero, il Babau”, scrive Beppe Grillo sul suo sito, “Maroni guarda alle sponde della Libia, e si dimentica che in Italia entrano centinaia di migliaia di persone dall'Est”.

Ieri raccontavo delle frotte di comunitari in regola, in prevalenza con passaporto rumeno in giro per Lecce. A Bari nel primo pomeriggio pare di stare in una città dell'Europa danubiana.

Come mai?

Dal 2007, con l'ingresso della Romania e Bulgaria nella UE, si sono aperti i cancelli d’Italia. “Dall'Est si riversarono nell'unico Paese con le frontiere di burro a norma di legge. Come acqua in un imbuto. E' arrivato di tutto”.

Ma non fa niente, non pare preoccupare, nonostante l’impennata di criminali comunitari, sapete perchè? “L'Italia è il primo partner commerciale della Romania. 22.000 nostre aziende vi hanno aperto nuove attività o hanno delocalizzato grazie agli incentivi comunitari. Le imprese italiane sono sbarcate all'Est con l'obiettivo di far soldi. Diminuire i costi di produzione, non dover sottostare ai controlli sul lavoro esistenti nel nostro Paese. E, se possibile, usare comunque il marchio Made in Italy. In cambio la Romania ha potuto esportare manodopera a basso costo per l'edilizia, quasi sempre in nero, e liberarsi di migliaia di persone indesiderate”. Nessuna moratoria concertata. “La Lega all’epoca non mosse un dito. A onor del vero, neppure gli altri”.

Ed ecco servito il diversivo. Lo specchietto abbaglia e distrae, questione di flussi, di interessi, di economia! “Respingere chi ha diritto all'asilo politico è un delitto contro l'umanità”. Ma, che volte che sia! “Tutto il resto è business”. Quello conta!

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giovedì, 07 maggio 2009

'Mmera lu fore meu!

Mauro Marino

“Beati loro” (o forse no, meschini!) che possono disquisire di suoli, di proprietà, di vento, di sole e di interessi milionari.
Ahi li guai! Nu finiscenu mai! Cantavano i Sud Sound System. Ma ci sono guai e guai!
Quelli della politica e degli affari sono cosa loro, dei Pellegrino, dei Fitto, dei De Masi e compagnia cantando: un corollario agguerrito di colonnelli e portavoce si batte in queste ore a colpi di comunicati stampa, di minaccie giudiziare e di strilli mediatici. La ‘ggente’, tutto intorno al ‘ring’ sta ad ascoltare, sempre più incredula: “Questa politica è cosa che a noi, evidentemente, non deve riguardare! Fanno come vogliono loro! Filano e disfano. Non vorremmo neanche sentirle certe notizie!” Mi dice uno, sbigottito, mentre legge dei battibbecchi puntuti che animano il cupo trash dei Palazzi salentini.
Ci piacerebbe pensare che chi è chiamato a governare sia al riparo dagli interessi personali, sia capace umilmente di spogliarsi delle “sue” cose, come fece Francesco, facendo voto di umiltà, di povertà, di pudore. Ma questo è puro vaneggiare (già mi si dà del cretino, figuratevi citare il Santo di Assisi)! il paragone non può reggere. Non è tempo. E’ tutto guasto intorno, tutto decadente, privo di significato, di valore, di senso.
La politica di questi giorni è avvilente, le campagne elettorali son sempre così, ma questa volta i “signori” si sbranano, se le dicono tutte, sembra facciano sul serio: si tengono il muso, si guardano di sottecchi, si mandano fanculo! Non è detto che accada. Non fa sangue questa finta aristocrazia che ci tocca sopportare, le loro “sfide” sono colpi di cattivo teatro, soltanto quello. Poi, si vedono, vanno a cena, alle feste, in barca... ‘mmera allu fore’ a prendere vento o sole! Accade così! E’ costume condiviso a dx e a sx!
Il pubblico dibattito politico è la scena dove rappresentano la loro tracotanza. Mica luogo di analisi, di considerazione, di sintesi, di valutazione, di proposizione. No la politica è luogo dell’Io anzi dello straripare dell’Io.
Ieri su la Stampa si parlava di Silvio Berlusconi come della prima icona Pop della storia politica. Uno capace, con il suo costante trasformismo, di toccare nel punto più basso gli istinti popolari, di essere specchio di quelli istinti, di subblimare quanto di peggio abita nell’animo degli italiani, di esaltarlo nell’impudenza del ripetersi uguale a se stesso, senza timore di nuocere alla sua figura. Sorridente, addolorato, mortificato un repertorio di gag da far invidia a Fregoli.
Ma Silvio non è solo, maldestramente gli emuli cominciano ad affacciarsi. Certo lui è una star, un fuoriclasse, uno che sente di piacere, che vuole piacere a tutti, che si rammarica quando non è capito! Lui può!
Ma chi “candidamente” a Sx ammette che sì, i terreni (lu fore) sono della “signora”, non teme di deludere, di ferire chi si aspetta un’altra politica, un’altro modo di rapportarsi alla cosa pubblica al bene comune? No, evidentemente si sente il Presidente si sente Principe, deus ex machina insostituibile, voce del Salento, campione politico! Attore capace! Sarà stato un caso, che fare? Peccato però! A seminar vento si rischia di raccogliere tempesta!

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martedì, 05 maggio 2009

Grattugiano l'asfalto!

Ultima ora!
Oggi si vociferava che fanno cadere la giunta di Paolo Perrone e fanno un accordo Lady Poli in Provincia e Giovanni (kim il Sung lo chiama qualcuno) sindaco di Lecce! O no! Che palle! Mi sa che finalmente non si vota! M'hanno convinto!

La città è presa, il centro transennato, presidiato dai vigili urbani. Mai visti tanti prima! Solo loro, nessuna fluorescenza di protezione civile! Avranno anche svuotato gli uffici di viale Rossini per l’evento!
Grandi e piccole macchine grattuggiano l’asfalto, alzano fastidiose polveri ed insopportabili rumori. Domani copriranno tutto con un tappeto di asfalto nuovo di zecca.
Una scena surreale: pieni strombazzanti d’auto in coda (il flusso che proviene da viale Otranto alle 12.00 è intasato e la circolazione è dirottata tutta su via 95° Reggimento Fanteria), e desolanti vuoti dove poche persone si muovono timorose.
Un gran movimento, attenzione, attenzione, la città si fa bella!
Sotto il portone di casa ho trovato un volantino: “Scusate il disagio, stiamo preparando Lecce ad accogliere il Mondo”. “Lecce, moh!” sussurra sarcastico il vicino. Quella parte che servirà per allestire la vetrina! Solo quella. Per le strade non interessate se ne riparlerà chissà quando! Pensate a quell’infausto rondò che accoglie chi arriva da Taranto, un’opera incompiuta: sono almeno due anni che i lavori sono interrotti! Le buche che decorano la periferia rimarranno intatte non preoccupatevi, così come tutto quello che riguarda l’ordinario quotidiano delle persone.
Il mio amico libraio esulta: gli rifanno il tappetino lungo tutta la via poi, perplesso riflette: “Chissà se staranno attenti allo sgrondo dell’acqua questa volta!”, e già ogni volta che piove (e vi sarete accorti, piove che dio la manda!) il locale è soggetto alla piena delle onde che le auto in transito alzano copiose.
Qualcuno, mi raccontano, s’è perso incapace di trovare la strada per rientrare a casa. Hanno fatto le cose per bene un reticolo rigoroso ed invalicabile disegna la scena del G8 dei ministri Finanziari del 12 e 13 giugno. Due giorni! Già due giorni di allerta e di straordinaria esposizione della Città barocca.
Uno mi chiede: “Ma non sarebbe meglio avere per tutto l’anno un servizio di manutenzione della città?”, l’ordinario civico dovrebbe essere quella bellezza che si persegue quando la politica (o lo spettacolo) decide di far passerella. D’incanto arrivano i soldi, tanti, tutti in una volta. E bisogna pure dire grazie! Che occasione! Ci date per un pò di decoro. Questi fiori piantati su via Cavallotti li annaffieranno anche il 14 giugno, dureranno a godimento di tutti noi, o seccheranno dimenticati? Non ce li meritiamo?
E già ordinario o straordinario? Ciò che conta per i comuni mortali o l’emergenza dell’evento da cui gioco forza la gente è esclusa? E’ questo il segno dei tempi: la politica regna incontrastata. Regna dico, ch’è diverso da governa!
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sabato, 02 maggio 2009

1 maggio

vascogary_caparezza
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accoglie l'eredita' e l'operativita' del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.


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