mercoledì, 29 aprile 2009

Il party della Lady

Il centro della destra con l’incubo di non farcela al primo turno

Un pò gli... brucia! E daì! C’è affanno nel centro (della) destra, timori che via via minacciano di trasformarsi in paure, in incubi. A lenire si ‘armano’ polemichette senza sostanza per di esorcizzare un sentimento di mancanza che, giorno dopo giorno, monta e pare pervadere i loro sconsolati animi: sembra facile rinunciare alla Senatrice.

Si fanno i conti e non tornano! Il ‘danno’ chiama alla militanza, si rispolvera tutta la vèrve necessaria e, la prima linea, ‘alzo zero’, spara a tutta forza... comunicati stampa. Raffiche micidiali di parole! In verità balbetii! Più sussurri che grida per incisività e costrutto politico.

Ieri, tra le e.mail, spiccava quella tutta puntuta dell’onorevole Greco de “La Puglia prima di tutto” scandalizzato per la festa che i giovani dell’Adriana si sono organizzati per festeggiare l’Io Sud. Traditrice del suo elettorato è Poli Bortone che sale sul palco con le travesta - tuonava su carta l’onorevole fittiano - circondata da corpi dipinti sulle note del “We are the champions” dell’immortale Freddie Mercury reincarnato nell’uguale Piero Venery. Che schifo! Vade retro, c’è Satana! sembra dire tra le righe il timorato.

Una festa che, in verità, di sudista non aveva niente! O forse il riferimento era alla tamurriata che i femminielli napoletani dedicano, il giorno della Candelora, per grazia ricevuta alla Madonna di Montevergine? Non sappiamo, chiederemo, anche se il riferimento ci sembra molto colto! Ma una festa è una festa, non si può star lì a cavillare. L’appeal è tutto proteso verso il popolo delle disco, degli aperitivi e degli after hours. Un popolo numeroso e variegato, tendenzialmente già destro. Già acquisito dunque! Ma in questi giorni d’inizio campagna Poli Bortone si prova nel largo del territorio, gira inattesa tra i gazebo e, a quanto pare riscuote successi. La riconoscono, le vanno incontro, la invitano. C’è affetto! Non è percepita (ed è il paradosso) come una politica ma come una che ha le ..., che è capace, che è concreta insomma. E questa scommessa di autonomia gasa! Purtroppo è costretta anche a perdite di tempo, che se non ci fossero gli sciocchi sarebbe molto meglio! Tipo quelli che a scoppio ritardato s’accorgono della non originalità della simbologia adottata da Io Sud. L’ hanno copiato, è un plagio del più noto “I love New York” (uno dei primi concept di marketing territoriale firmato nel 1978 da milton Glaser). Che scoperta! Arguti eh, i cecchini! Sparano a vuoto!

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lunedì, 27 aprile 2009

L’inutile vanagloria di un potere in dismissione

Giovanni Pellegrino Tour Sud-EstLi vedi, senti in televisione le cose che dicono, leggi le loro interviste e il sentimento che si prova è solo quello di una profonda tristezza. Parole prese in prestito. Il presidente Giovanni Pellegrino le ha rivolte ieri, dalle pagine del “Quotidiano”, a Lorenzo Ria che, il giorno prima, sempre da quelle pagine, gliele aveva acidamente cantate.

Qual'è il peggiore vizio nella classe politica che ci tocca poveri noi quotidianamente subire a dosi massicce? La vanità! “Uno dei difetti più inutili che una persona possa portare con sé: non solo non offre nessun vantaggio pratico (se non una patetica autogratificazione), ma è uno degli ostacoli più grandi alla realizzazione di rapporti umani sinceri e duraturi”. C'era ai tempi della scuola un proverbio simpatico che ammoniva: “Chi si vanta da solo non vale un fagiolo!”. M’è venuto in mente leggendo le due interviste. Ecco, son tutti presi a vantarsi delle loro mirabili gesta, chiamano in causa testimoni più o meno illustri, citano fatti, cifre, ma il loro peso umano si svuota. Non sembrano percepirlo l’epilogo! Solo vanagloria! Falso orgoglio! Presunzione! Parlare vuoto di significazione: giustificare, valutare, difendersi, attaccare ma tutto dentro l’angolo che si son scelto d’occupare. Prigionieri del ruolo, attori che ripetono la parte, stancamente. Questo appare. Ma ciò che è più grave è che in questo tran tran, in questa routine omologante e senza anima la sinistra non c’è più. Uno, Lorenzo, se n’è andato. Se lo poteva permettere da ex democristiano. L’altro, Giovanni, di sinistra non parla non dice di averla narcotizzata in questi anni di un contentino a te, un contentino a quell’altro. D’averla seduta in una soggezione che ha sacrificato gli uomini migliori al “poterino” di portaborse, portavoce, capi e capetti! Parla solo di sè dei suoi “successi”, da solo glorifica il “modello” mostrando di non avere nè occhi, nè realismo. Sarà pure cresciuta l’economia salentina (così afferma), ma null’altro che riguardi il bene comune, le strade, il litorale. Le perle del turismo salentino sono solo preda di ricconi che a poche lire si comprano la casa, per il resto poco, pochissimo, nulla! Nessun segno tangibile di rinnovamento, di miglioria. Scomparso anche come vocabolo il Grande Salento (ma è il male minore!). Sarà dura questa volta convincere, c’è un orientamento diffuso e crescente di persone che vogliono pesare politicamente, che mirano a giocarsi la carta della sorpresa, del tradimento, (poterlo fare, finalmente). L’idea del ballottaggio attrae e la partita a tre potrebbe appassionare una bella fetta dell’elettorato di sinistra stanco di ingoiare il rospo e di sorbirsi trombe e tromboni!

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sabato, 25 aprile 2009

L’ATV batte Telerama!

Davide con la testa di GoliaMauro Marino

La ‘piccola’ emittente batte l’ammiraglia (sob!) del Salento.

Sarà per quel rilassante apostrofo verde, per le capacità diplomatiche dei giornalisti di Cavallino, per incazzature più o meno sotterranee, o per prese di posizione più o meno velate ma, il primo incontro-scontro tra i tre candidati alla guida della Provincia di Lecce si è tenuto davanti alle telecamere di “Punto e Virgola”, nell’auditorium del Museo Sigismondo Castromediano.

Un match precedente, negli studi del Talk-Show del Dr. Vernaleone vedeva assente la senatrice di Io Sud. (Come mai? Vabbè, per impegni!).

Davide contro Golia e Poli Bortone contro tutti! E già, questa è la partita!

Altro che ‘Officina delle idee’, Loredana Capone la immagina diffusa in tutte le piazze salentine! Non sarebbero meglio dei bei comizi! Basta coi gazebo! Basta raccogliere opinioni, pensieri, progettualità per poi frustrarli appena ‘svoltata’ la poltrona! Non passa! Non ci crede più nessuno! C’è bisogno di chiarezza progettuale e di sentimento! Di incazzature, anche. Di graffi. Di gente che tira fuori la voglia e la volontà di dire basta con lo stile di una politica che fa finta di ascoltare e di stare dalla parte dei cittadini elettori. Ma come fare, cosa scegliere, a quale santo ‘votarsi’?

E’ difficile stare sul bilico, nell’incertezza ma poi, in fondo, non è male, tentando l’equilibrio si impara ad affinare il sentire, a tenere lo sguardo ben teso, a leggere tra le righe, a vedere dove c’è stanca e dove c’è energia, capacità di attrarre, di consolidare e rinnovare posizioni, di stupire. Già di stupire!

Arte che certo non è data al dottor Antonio Gabellone, anzi gli riesce l’opposto! Il soporifero “sgabbellone” diceva oggi qualcuno al bar e giù, tutti a ridere. E’ tragicomica questa classe dirigente (ex)Forza Italia: bei signoroni, compiti, con il capello apposto, cravatta, camicia ma nessun carisma, nessuna capacità argomentativa, nessuna popolarità. Tutto l’opposto del Capo! Lui, che è uomo di spettacolo s’è scelto travet diligenti per poter spiccare!

Oggi qualcuno mi ha scritto che è finita l’epoca di Poli Bortone com’è finita l’epoca di Giovanni Pellegrino. Non so, non so rispondere. Forse sì, forse no. Lo dirà il voto anche perchè il Presidente uscente è in campo, (preso da nuovo fervore) in città e in provincia, a tirare la volata col suo carisma (lui ce l’ha ancora!?) alla candidata del centrosinistra. Vedremo, vedremo!

Nell'immagine / Caravaggio, Davide con la testa di Golia

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giovedì, 16 aprile 2009

La chiesa di lecce cambia guida

Mons. Domenico U. DLa Pasqua è passata! Anche la pioggia di pasquetta è un lontano ricordo! D’incanto, splende il sole: il rinnovamento è più facile! E’ nell’ordine delle cose! Sarà primavera? Speriamo di si!

Oggi, a scorrere il tam tam delle notizie, due, di carattere religioso, saltano agli occhi. Una molto importante: la Chiesa leccese cambia guida!

Mons. Domenico Umberto D'Ambrosio, arcivescovo di San Giovanni Rotondo, Manfredonia e Vieste, delegato per la Santa Sede delle opere di San Pio da Pietrelcina, sara' il nuovo arcivescovo metropolita di Lecce, in sostituzione di mons. Cosmo Francesco Ruppi che fu eletto arcivescovo di Lecce nel dicembre 1988.

Finisce un epoca molto controversa della chiesa leccese. Una stagione fatta di ‘affari’ (la costruzione del nuovo seminario, oggi ambita dimora di trasfertisti) e di processi (quelli inquietanti per il Regina Pacis che hanno coinvolto Don Cesare Lodeserto uomo della Curia Vescovile oggi in “ritiro” in Moldavia). Di grandi finanziamenti (l’ultimo per i sessantotto metri del campanile dello Zimbalo fasciato da una costosissima impalcatura), di sussurri (l’appoggio politico d’un vescovo è sempre cosa ambita) e di consultazioni politiche più o meno segrete (memorabili ed intriganti, per gli assenti s’intende!, quelle con l’abituè Massimo D’Alema). Storie passate! Speriamo!

Mons. Domenico D'Ambrosio (nella foto) è nato a Peschici nel 1941. Nel 1969 divenne parroco di San Giovanni Rotondo e nel 2003 arrivò nella diocesi di Manfredonia, San Giovanni Rotondo e Vieste dopo essere stato anche arcivescovo di Foggia e Bovino. Nel maggio del 2003 il Vaticano nominò il prelato delegato per la Santa Sede delle opere di San Pio: una nomina che in prima battuta creò un certo malumore tra i confratelli del frate con le stimmate ma che poi, con il tempo finì nel dimenticatoio. Monsignor D'Ambrosio, secondo le notizie d’agenzia, dovrebbe giungere nella sede salentina dopo la visita di Papa Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo in programma per il prossimo 21 giugno.

L’altra notizia inquieta e affascina: “Su iniziativa di Alleanza Cattolica, per la domenica "in albis", (19 aprile alle 11.30) a Lecce, nella splendida Chiesa di San Matteo, nel cuore di Lecce, si terrà la Celebrazione della Messa tridentina secondo Messale Romano del 1962 promulgato da Papa Giovanni XXIII (ultima editio typica del Missale Romanum promulgato nel 1570 da Papa San Pio V)”. La messa in latino!

Ricordo di avervi assistito bambino proprio lì, nella chiesa bomboniera di via dei Perrone, preso per mano a nonna, frastornati da quella lingua antica, una delle ultime volte prima dell’annuncio che aprì la chiesa alla comunicazione diretta e frontale con i fedeli. C’era ‘abitudine’ allora al latino, al mistero, al suonare delle parole, alla musica. I fedeli ripetevano la ‘litania’ senza capire granchè ma certamente partecipando alla solennità dell’evento. Oggi ritorna! “Con la consapevolezza che il rinnovo di una tradizione liturgica plurisecolare non sta a significare alcuna restaurazione o mero ritorno al passato, quanto una valorizzazione e un arricchimento della cultura cattolica stessa, oltre che un incentivo per i fedeli ad un maggioreraccoglimento” assicurano da Civiltà Cattolica. Noi, (forse) preferiremmo una messa beat!

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mercoledì, 15 aprile 2009

La politica delle parola sulla giostra

CavalluccioScegliere espone. Le incomprensioni, le false interpretazioni, le malelingue continuamente ti tendono trabocchetti, sei un personaggio pubblico, anzi politico e la gogna mediatica, con le grandi e piccole punizioni è sempre lì, pronta all'uso.

La politica è fatta di rischi, estinti quelli che si corrono in nome dell'ideale e della coerenza diviene più consueto perdersi dietro fatue parole, finte liti, baruffe di posizione. Pura scena (il teatrino della politica) ad uso e consumo di cronisti e commentatori, l'unica platea a cui un politico da veramente retta. Telecamere e taccuini li teme e li adora una conferenza stampa vale più di un opera! Anzi è la conferenza stampa l’opera: l’annunciazione.

E con le parole si perde l'orizzonte del fare, dell'amministrare, dell’esserci sul territorio che è fatto di grandi e di piccole cose. Di grandi, di piccole e di piccolissime attenzioni. Nell'ultimo scorcio i Palazzi della politica leccese e salentina somigliano ad una giostra. L'agone elettorale scalda e tutti sui cavallucci s'inseguono. Immobili: girano, girano, girano! Un vorticare di parole, di distinguo, di accenti. Nel su e giù delle posizioni la giostrina registra malumori, cambi di posizione, virtuose accellerazioni, ma tutti rimangono lì, nel cerchio delle lucine. Il pubblico guarda, osserva, ogni tanto acclama, più volte sbuffa e s'allena al mugugno.

Sarebbe bello che il meccanismo s’inceppasse! Una brusca frenata, un bel capitombolo! Che goduria! Che rivoluzione! Quel girare continuo li fa intoccabili, e il manovratore (c'è sempre un manovratore) accellera che sembra impossibile fermarli, e nel privilegio della giostrina (non pagano mai, sapete) perdono l'orizzonte del fare.

Il “Fare” quello tanto caro al Presidente del Consiglio, che non a caso preferisce esserci di persona quando qualcosa accade. Così controlla, dirige, da soluzioni. Lui non si fida e sulla giostrina ci sale poche volte. Anche Loredana Capone sembra aver abbandonato la giostra, senza avversari, costruisce “in silenzio” la sua campagna elettorale e si vota al concretismo delle cose.

E’ importante ascoltare, andare oltre i clamori e trovare il passo, un andatura più quieta e spegnere le luci (magari) del luna park! Puoi guardarli negli occhi gli altri e capire, fare politica finalmente: quella delle necessità!

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sabato, 11 aprile 2009

Auguri!

HaggadahDomenica di Resurezione oggi! Una festa antica, di rinnovamento e di liberazione. La cultura cristiana e quella ebraica si mischiano e s'inseguono nella Pasqua!

È la stagione nella quale la natura, libera dalle catene dell'inverno, si rinnova e si riveste di nuovo splendore. E’ il tempo della libertà e risuona la voce dell'amato: «Alzati, amica mia, vieni, mia bella, mettiti in cammino. Ecco, l'inverno [della schiavitù] è passato» così molti chassidim chiudono il Seder di Pesah (la cena rituale della Pasqua ebraica) cantando, fino all'alba il Cantico dei Cantici.

Auguri allora! Auguri a tutti?! No, non possiamo! Auguri soltanto a chi tenta in questi giorni di darsi destino, prospettiva! Slegando lacci, tentanto nuove strade, nuovi respiri anche se l'aria non porta vento buono.

Ma il rammarico, l’insofferenza è motore capace di fare energia, di volgere nella proposizione ogni tedio! Sanare la ferita allora e, animo! Animo!

Il cambiamento è dato ai coraggiosi, ai pochi illuminati che nel tentativo scelgono la regalità di un No! Che mugugnare non serve, non serve star quieti, rimanere in silenzio!

'Passare oltre' [Pesah] è questo l'atto da festeggiare. Sottrarsi, fare la ‘fuga’! Che è virtù dei capaci. Dice il saggio (Bifo Franco Berardi): «Chi a paura di fuggire è pericoloso per sè e per gli altri, perchè la paura della fuga produce l’irrigidimento aggressivo e idiota proprio dei Rudi».

In fuga allora, distinguersi. E non fa niente se il ‘pane’ che ci portiamo dietro non è ancora lievitato, troverà tempo e clima giusto per farsi, oppure, impareremo ad apprezzarlo così: azimo. Che sia semenza di un nuovo ordine [Seder]?

La pasqua non può essere un atto retorico, deve essere atto vero, essenziale per dare forza ad un convincimento e, quella fuga-festa, non è indifferenza, disimpegno ma capacità di costruire.

«Fuggire, allontanarsi, sottrarsi e, contemporaneamente, creare comunità. Comunità senza territorio, dunque nomadi. Comunità senza appartenenza, dunque elettive». E’ questa la speranza buona di questa Pasqua, di questo “passare oltre” nel tempo in cui i Rudi occupano i posti del comando e fanno il calcolo della convenienza, dei numeri, scordando il costrutto della Storia, delle esperienze, delle volontà dei molti.

Come ‘faraoni’ immobili, con lo scettro ben saldo nelle mani (e con il culo saldato alla poltrona) contemplano il loro vuoto sè. Incuranti dei ‘precetti’ e dell’esodo... Ma verrà l’angelo e... Auguri!

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sabato, 11 aprile 2009

E bbene bella pasca!!!
Augh!
M
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martedì, 07 aprile 2009

Pagine nascoste!!!

Pagine nascoste, rassegna di documentari su Letteratura e Scrittori

Lecce, Fondo Verri, 0 aprile 2009

Giunge a Lecce, dopo il grande successo ottenuto al Festivaletteratura di Mantova, la rassegna “Pagine nascoste” con quattro documentari dedicati a letteratura e scrittori, selezionati dai più prestigiosi festival internazionali.
Si comincia Giovedi 9 Aprile con 1000 Journals di Andrea Kreuzhage (Germania/USA, 2007, 88’), storia di un appassionante progetto, tuttora in corso, di un artista di San Francisco che nel 2000 cominciò ad abbandonare e a spedire mille diari vuoti, pronti a raccogliere racconti, poesie, collage e disegni di chiunque li avesse trovati, con l’obbligo di passarli o abbandonarli per farli viaggiare in tutto il mondo. Con il ritorno del primo diario completato, nel settembre 2003, non restò che chiedersi cosa ne fosse stato degli altri 999. Il film è il tentativo di ripercorrere le tracce dei diari per incontrare i molteplici autori.
I diari finora rintracciati sono pubblicati all’indirizzo http://www.1000journals.com.
I prossimi appuntamenti sono fissati per Sabato 11 con Anna 7 years on the frontline, dedicato alla giornalista russa Anna Politkovskaya nei suoi ultimi sette anni in prima linea contro il governo di Putin, per Mercoledi 15 per con Dante’s Inferno, graphic novel che aggiorna in modo satirico il capolavoro dantesco, e Sabato 18 con Shadow of the holy book, denuncia dei crimini e delle follie della dittatura turkmena.
L’evento è organizzato dal Cineclub Fiori di Fuoco di Lecce in collaborazione con l’Unione Italiana Circoli del Cinema e con l’Associazione Culturale Fondo Verri.
Le proiezioni si terranno a Lecce presso il Fondo Verri in Via Santa Maria del Paradiso (nei pressi di Porta Rudiae) alle ore 21.00. Costo d’ingresso € 3,00 per i soci del Cineclub.
Info: digilander.libero.it/fioridifuoco - fioridifuoco@libero.it - 0832.304522 – 348.766703
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lunedì, 06 aprile 2009

Per "lesa maestà" l'ira del centro sinistra contro L. Ria

lorenzo_ria

Di sciabola, di spada e di fioretto


Strane giornate politiche queste! Di spada, di sciabola, di fioretto e di primi affanni elettorali. La Provincia in carica fa agonismo d’inaugurazioni.

Fine mandato e compaiono le opere, anche se incomplete, se da cominciare, va bene lo stesso, come la Casa delle Donne presentata, all’indomani del seppellimento delle primarie, nella desolazione dell’ex Liceo Musicale Tito Schipa. Intanto, la biblioteca Bernardini ha ‘ritrovato’ la sua antica dimora, ma non ancora un destino nuovo. Cerrate, che per tutta la mission di Pellegrino è stato bene in disarmo, trova nell’accordo con il FAI possibile lustro e futuro (speriamo, che al più presto tolgano quei fastidiosi recinti di plastica arancione davanti alla facciata della chiesa, un po’ di pulizia intorno e già basterebbe, in cinque anni non son riusciti a farlo). Per Torcito s’è fatto il marchio/spot di qualità ma nulla di più, peccato capitale di questa amministrazione che non ha saputo voltare la piega e il brutto destino di quella che era stata progettata per diventare residenza di ricerca e di proposta culturale, “Parco” simbolo di quello più vasto dell’intero Salento. Sforzo vano cablare in rete le due Masserie, illuminare i vialetti che portano nel grande parcheggio esterno, recuperare l’antica bellezza coniugandola con la speranza del contatto con il Mondo. Nel frattempo non funziona più niente, sapete l’incuria consuma anche la buona volontà. Cosucce di cui non s'accorgono. (Ma non vanno mai in giro?)

Come non si accorgono di tanti altri piccoli (e grandi) guai che con innocenza e candore hanno commesso, che è meglio forse tacere per non risultare pedanti.

Insomma il Salento, che in tanti avevamo sperato, non c’è più. Liquidata la particolarità territoriale, soffocato ogni motivo di differenza, inseguendo mire estranee alla sua natura e legittimazioni vagamente “mondane” ubriacate con il Negramaro annacquato dalla vanagloria del riconoscimento dell’Unesco.

All’inseguimento dei numeri e di un turismo indeterminato! Ricco, quanto più ricco possibile! Che non serva ‘Salento in bus’, che non servano le littorine della Sud Est. Neanche con i camper vi ci vogliamo! Via i punkabbestia, le dance hall e via discorrendo!

Un disastro! Provocato dalla saccenteria e dall’improvvisazione di una classe dirigente non all’altezza del compito. Una classe dirigente di provincia (è il caso di dirlo) che, nonostante la sua lunga stagione romana, il Presidente non ha saputo tenere a bada nelle derive personalistiche, alla ricerca di vuota visibilità e mai di rigore.

Provincia è anche l’oggetto di una violenza, di uno sfruttamento intellettuale perpetrato da chi ha interesse che sia così e solamente così: violenza e sfruttamento sulla cultura locale, che è mortificata e degradata da una sempre continua concentrazione di potere culturale”, così scriveva Antonio Verri nel maggio del 1977 e continuava tra parentesi “(pure se adesso il discorso sta cambiando grazie all’opera di pochi)”.

L’opera dei pochi da allora è diventata di molti, lavoro comune di tanti, tantissimi ma oggi, di nuovo, miseramente, per volontà politica ridotta ai pochi, anzi ai pochissimi: gli “eletti” accolti come espressione di tutti in un epoca in cui si sprecano le parole ‘partecipazione’, ‘cittadinanza attiva’, ‘società civile’, ‘sostenibilità’… Parole appunto, soltanto. Non sostanza d’un operare politico capace, certo, determinato.

Di chi la responsabilità?

Di una classe dirigente che oggi dice ‘vergognati!’ alla persona che più di tutte ha lavorato e ha dato intuizioni a questo territorio.

Lorenzo Ria, da Presidente della Provincia di Lecce, è stato motore politico d’una rinascenza ormai miseramente portata all’epilogo. Certo la sua uscita con il Centrodestra, nel Pdl, sconcerta. Crediamo sia una sorta di suicidio politico, ma staremo a vedere come quell’elettorato l’accoglierà. Una scelta che spiega l’amarezza e il mal d’animo che in più occasioni ha espresso e che non è, a mio avviso, politico, ma di sfiducia profonda nei riguardi degli uomini che sino a ieri erano suoi sodali nel Pd.

Quella classe dirigente che non fa nessuna autocritica. Ha fallito nel momento in cui ha perso un esponente sino al giorno prima considerato di valore, non ha saputo trattenerlo, valorizzarlo, dargli ruolo. Perché? E allora vergogna a chi?

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venerdì, 03 aprile 2009

Ritorna in vita il teatrino del Convitto Palmieri

Il teatrino dellLa “leggenda” racconta che, nel luglio del 2005,“Oronzo e Irene”, si misero d’accordo: il patrono reggente della città e la Santa Esclusa per una volta, trovarono il “bene comune” e con loro le molte anime della creatività leccese. Tutti insieme a lavoro per una grande performance collettiva - l’ennesima di una consuetudine che con passione e generosità aveva ‘sdoganato’ dai primi anni Novanta, in città luoghi chiusi, abbandonati alla polvere e al silenzio - quella fu la volta dell’ex Convitto Palmieri! Un “cantiere di cultura” (così si chiamavano all’epoca, eravamo all’indomani dell’elezione alla regione del poeta Vendola, ed era dato a tutti di sognare) che con il suo successo sancì però la fine di un modo d’operare votato alla coralità e alla reciproca valorizzazione.

A dare le chiavi del “maniero incantato” fu l’Amministrazione Provinciale, la Presidenza direttamente - senza passare dalla vuote stanze dell’allora Assessorato alla Cultura - con un pò di lirette (pochissime) che servirono al noleggio dei materiali utili ad illuminare i grandi spazi e... le rovine presero luce e aria soprattutto. Per dovere di cronaca lo spazio l’avevano ‘odorato’ qualche mese prima RES e la Loop House che ci ambientarono una residenza-scambio con delle artiste greche: “Io non parlo italiano”, il titolo.

Non è passato molto tempo da quelle intense giornate e Giovanni Pellegrino, presidente a fine mandato, potrà tagliare il nastro. Ma per innaugurare cosa? La ritrovata sede della Biblioteca Provinciale che s’allarga negli spazi della fabbrica confinante o qualcosa di più? Qualcosa di veramente nuovo ed innovativo (parola che non mi piace) per la città o il solito spazio della bellezza burocratizzata?

Mostrare i luoghi significa sempre individuarne una nuova vocazione, l’Isola della Cultura divenuta il fiore all’occhiello dell’amministrazione provinciale nasce da quella intuizione, da quell’attraversamento creativo che nei giorni di “Oronzo e Irene” discusse e si confrontò con i tecnici che già lavoravano al recupero delle sale della biblioteca, la virata creativa significativamente trovò sponda nelle ipotesi progettuali di chi era chiamato a re-immaginare la funzione di quegli spazi. Un buon passo! Che in corso d’opera ha però perso il ritmo comune. Distratti dall’affidamento degli stabilimenti del Cnos, dalle disarmonie intervenute, non so dire (o forse si) ma ciò che si è creato, a mio personale avviso, è un arretramento della riflessione sui luoghi e sul loro destino di contenitori-produttori di cose culturali.

Ciò che sarà utile alla città è uno spazio aperto, una biblioteca attraversabile, viva, come tante in Europa, capace di accogliere soprattutto chi non legge, sforzo non da poco che al centro mette il concetto-valore della condivisione e dell’accogliere. Una domanda per tutte: chi è stato preparato alla gestione della nuova risorsa? Chi sarà chiamato a relazionarsi con il pubblico? Con quali progetti? Con quale confronto?

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accoglie l'eredita' e l'operativita' del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.


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