sabato, 31 gennaio 2009

Intervista a Franco Cassano

Franco Cassano 2Franco Cassano
a cura di Mauro Marino
Servirebbe un Bossi del Sud contro il Bossi del Nord” così il direttore Giuseppe De Tomaso sulla Gazzetta del Mezzogiorno (giovedì 8 gennaio). Ed ecco che vien fuori “l’orgoglio meridionale”, re-inventato da Adriana Poli Bortone che si candida a guidare un nuovo movimento e… a governare la Regione Puglia.
Sotto i colpi prima della globalizzazione e poi della crisi nel nostro paese si sta producendo lentamente, ma inesorabilmente, una forma di secessione fredda. In Italia lo Stato nazionale si è formato molto più tardi degli altri grandi paesi europei (l’unica eccezione è la Germania). Questo drammatico processo di indebolimento del vincolo unitario parte con la crisi della prima repubblica nel nostro paese è si approfondisce sempre di più. La Lega rappresenta al Nord questa spinta e, nonostante tutti gli altri partiti ci tengano a distinguersi da essa, ne subiscono in modo pesante l’egemonia. La Lega difende Malpensa ed esce allo scoperto, ma gli altri non la contrastano, la fanno andare avanti e poi passano anche loro all’incasso. E anche all’interno del partito democratico si afferma il peso di quelli che vogliono il partito democratico del nord. Questo processo di dislocazione, che sottrae risorse al Mezzogiorno e sarà accompagnato dal federalismo fiscale, produce dei contraccolpi anche al sud, con dei riallineamenti degli schieramenti personali. Questi riallineamenti sono certamente dovuti a scontri personali e a conflitti interni al ceto politico, ma non sono riducibili a questo. Le ambizioni della Poli Bortone sono scoperte ed evidenti i suoi appoggi, ma cerchiamo di vedere i processi più generali.
Salento e Bari. Non è fatta d’altro la Puglia?
La Puglia ovvero le Puglie. La storia delle Puglie è la storia di una successione di egemonie. Quella di Bari è relativamente recente, nasce con l’Unità d’Italia e con la fine di Napoli capitale. Bari si pone come l’alternativa dinamica alla Napoli burocratica e parassitaria e afferra con mano salda il primato al passaggio tra Otto e Novecento. Da quel momento in poi essa è stata sfidata prima da Taranto e adesso da Lecce e dal Salento. Due sfide molto diverse da parte di territori e programmi diversi, negli anni 60 il modernismo industriale di Stato di Taranto, negli anni novanta un policentrismo che mescola tradizione e innovazione del Salento. Capisco queste sfide, ma non mi appassionano. Io non amo l’enfasi sull’identità: essa compatta e forse galvanizza chi la condivide, ma chiude al mondo. Le Puglie sono molte, sono anche la Murgia, la Capitanata, il sud-est tra Bari Taranto e Brindisi, il Gargano e tutta l’area del nord barese. Ognuna di esse ha un timbro che la fa differente, una bellezza che occorre scoprire. Ma far progredire la Puglia vuol dire far risuonare queste differenze non l’una contro l’altra, ma tutte insieme, spingerle a rispettarsi e a conoscersi e se è possibile a fare gioco di squadra. L’identità è una grande forza, ma anche una grande insidia. Nessun giocatore per quanto bravo può vincere qualcosa senza gioco di squadra.
Lei, - ormai ex coordinatore regionale di AN, da sempre un po’ puntuta con Fini, ex Sindaco di Lecce, ex Ministro delle Politiche Agricole con il primo Governo Berlusconi, ex europarlamentare, attualmente Senatore, vice-sindaco di Lecce e assessore alla Cultura - delega che ha sempre mantenuto -, in rotta di collisione con l’attuale sindaco di Lecce Paolo Perrone, uomo di Forza Italia e soprattutto in linea con l’acerrimo nemico Alfredo Mantovano (An), ispiratore di una lista civica “La città” guidata da Saverio Congedo, consigliere regionale e cognato di Perrone - cerca consensi trasversali, aggrega industriali, anche dal centro le fanno l’occhiolino. Da subito si iscrive al possibile movimento Dario Stefàno, salentino, Democratico ex Margherita (attualmente simpatizzante dell’UdC), che da presidente della Quarta Commissione alla Regione Puglia dice: “merita attenzione la posizione della senatrice Poli con l’iniziativa per portare il Mezzogiorno all’attenzione del governo”. Entusiasti gli uomini leccesi di An, nonostante i mòniti di Ignazio La Russa, ed anche il Presidente della Provincia di Lecce Giovanni Pellegrino si dice attento (ex Ds, non ha aderito al Pd, è il candidato invocato da tutto il centro sinistra alla sua successione, esclusi quelli che rimangono esclusi (!), per es. Sergio Blasi). La minaccia di uno ‘sciogliete le righe’ che fa pensare! Che cosa accade?
Ne parlavo prima, il malessere di un ceto politico affetto da una crisi di legittimazione come quello italiano lo spinge a cercare nuove collocazioni e nuove legittimazioni. Non si può ignorare che uno dei maggiori sostenitori di Raffaele Lombardo, il leader dell’MPA, è l’imprenditore catanese Ciancio Sanfilippo, proprietario della Gazzetta. Né si può trascurare la proposta di Telenorba di costruire una Confindustria meridionale. Questa reazione nasce da un sentimento comprensibile. La scelta che sembra passare nelle classi dirigenti del nostro paese è quella di tutelare gli interessi della sua parte più competitiva, scaricando i costi di tale scelta sul sud. Come si può ignorare che Alitalia rinasce mutilando i voli che partono e arrivano al sud, che i treni diventano più lenti, mentre Milano e Roma, ma anche Napoli, sono sempre più vicine grazie all’Alta Velocità? Ripeto, non si deve guardare il sintomo, ma il processo che lo fa nascere. E queste pressioni slegano i partiti, anche a sud. Ma c’è un punto drammatico in questo movimento. Se si pensa che Raffaele Lombardo deve la sua carriera al dissesto del bilancio del Comune di Catania, prontamente ripianato dal governo Berlusconi, e che la Regione Sicilia è la regione più ricca d’Italia, grazie ai trasferimenti pubblici che le spettano in virtù del suo statuto speciale, ci rendiamo conto che i politici che propongono se stessi come medici rassomigliano molto alla malattia.
Ora che il federalismo incomincia a toccare la carne degli interessi concreti, incominciano a saltare i tavoli? E la sinistra? D’Alema anche lui ha vagheggiato un partito del Sud, mentre al Nord gli amministratori del Pd pensano ad uno “specialismo” geografico del partito per ‘contrastare’ sul suo terreno la Lega.
Credo che il Pd sia attraversato da una molteplicità di linee di divisione: quella tra nord e sud, quella sulla forma partito, quella tra le vecchie identità dei partiti che in esso sono confluiti. E la lista potrebbe continuare. Del resto si potrebbe leggere, almeno in parte, la linea di divisione interna a Rifondazione tra Ferrero e Vendola come il riflesso di due culture politiche diverse, una settentrionale, ortodossa e operaista ed un’altra meridionale, movimentista ed eretica. La Lega è egemone perché in questi anni il paese e le sue classi dirigenti non hanno saputo trovare una risposta in avanti alla crisi del paese. La questione settentrionale altro non è che la perdita di capacità egemonica del nord. Laddove la grande impresa aveva una visione generale dello sviluppo e cercava di spronare e usare lo Stato in questa direzione, adesso la folla dei padroncini è una somma di rivendicazioni prive di respiro e segnate dal corporativismo territoriale. Per quanto riguarda il sud mi limiterò ad un solo esempio. Quanti discorsi alati ho sentito in questi anni sul Mediterraneo! Occorre riconoscere a D’Alema di aver tentato qualche innovazione in politica estera, per il resto niente, assolutamente niente. Niente corridoio 8, niente potenziamento dei trasporti e delle infrastrutture capaci di costruire una parte della rete mediterranea. Solo festival e convegni. Chi va direttamente in aereo da Bari a Sarajevo o Skoplie ci impiega meno di un’ora, ma con l’attuale situazione dei trasporti occorrono giorni. Che competizione può nascere da questo divario? Del resto anche sul piano interno negli ultimi quaranta anni la qualità dei collegamenti tra i diversi sud è rimasta la stessa quando non è peggiorata. Di tutto questo hanno responsabilità le classi dirigenti nazionali, ma una quota più alta di tale responsabilità grava sulle classi dirigenti meridionali. Ripeto quello che ho detto prima. Speriamo che un neoleghismo meridionale non permetta alla malattia di presentarsi come la cura.
Dove trovare risposte? Nessuna voce intellettuale e critica si alza… a contrastare, a ragionare, a ricondurre questi temi su un piano di proposizione filosofica e ideale... Il Presidente Napolitano, nella sua recente visita in Calabria, invita il Sud a ritrovare compattezza sui temi della legalità… intanto a Cosenza si incontrano i gruppi che vogliono dar vita alla Lega Meridionale. E quindi chi lo ascolta?
Vede, io mi sento meridionale e mediterraneo, ma nello stesso tempo anche italiano ed europeo, e auspico che ognuno di noi possa riuscire ad incrociare al meglio tutte queste identità, senza chiudersi in una di esse. La nostra ricchezza di italiani del sud sta proprio nella capacità di contare su questa sovrapposizione di dimensioni culturali. Sarebbe un drammatico impoverimento pensare ad un sud sudista, che non fosse capace di pensare a questa vocazione di cerniera e di crocevia tra le culture, ridurre i partiti ad una sorta di sindacato territoriale come lo è la Lega Nord, la cui emersione rappresenta un impoverimento della capacità egemonica dello stesso nord. Non a caso al Pensiero meridiano fece seguito nel ‘98 Paeninsula, un libro dedicato all’Italia, un tentativo di leggere tutto il nostro paese come un ponte tra Mediterraneo ed Europa, insomma il contrario del respiro corto della Lega, della sua xenofobia, del suo amore per le cacce all’uomo e al diverso. Credo ancora che questa sia l’unica via alta per far uscire il nostro paese dalla crisi che attraversa. La crescente miopia del nord che trova espressione nella Lega va combattuta fermamente così come vanno combattute quelle misure che sottraggono risorse destinate al sud. Ma la lotta non può essere una spirale mimetica, perchè è una lotta per l’egemonia, per chi ha un’idea più ricca dell’Italia: da un lato il sogno padano di amputare lo stivale, dall’altro l’idea di assegnare al nostro paese un ruolo leader nella costruzione di una unione mediterranea. Perché lasciare a Sarkozy questo discorso quando il nostro paese è un autentico ponte geofisico e geoculturale tra la sponda nord e la sponda sud? E’ proprio questo spessore culturale che mi sembra essere emigrato via dal dibattito politico.
Sembra esaurita la spinta della società civile. “Città plurale”, i girotondi e poi… l’esito estremo (spettacolarizzato) dell’antipolitica di Grillo. Si ha l’impressione che si faccia strada l’impossibilità di pensare a valori e pratiche propositive…
Io credo che la spinta della società civile continui anche nelle zone più avanzate delle esperienze di governo nate dalla primavera, nel tentativo di instaurare il primato dell’interesse collettivo rispetto a quello delle lobby, delle corporazioni e ovviamente delle lealtà di partito, che quasi sempre si incrociano alle prime. Certo nessuno di noi può evitare di vedere i ritardi, le contraddizioni e i cedimenti che si sono prodotti. Ma occorre anche evitare di dimenticare le differenze tra queste amministrazioni e quelle che le hanno precedute. A Bari si vota a giugno. Città Plurale che pure “lanciò” la candidatura di Emiliano e il sottoscritto, lo hanno criticato pubblicamente e a più riprese. Ma come si può ignorare che la ricandidatura di Di Cagno Abbrescia e la presenza di Cito nelle liste che la appoggiano rappresentano un gigantesco passo indietro? Come si fa ad ignorare il sabotaggio che i ministri fanno delle decisioni prese dai governi regionali e comunali, per poter poi sostenere che nulla è stato fatto? L’importante è, mi sembra, essere fedeli a se stessi, dire sempre la verità al potere, non farsi coinvolgere nelle sue spire. Questa è l’unica via per evitare di oscillare tra entusiasmo e delusione, per rimanere lucidi e saper prendere le decisioni giuste. Certo, non sempre l’onda è alta, ma se si rimane autonomi e si ha a cuore il destino della nostra terra, non si possono avere dubbi.
postato da mmmotus alle ore 20:08 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: politica, intervista a franco cassano


venerdì, 30 gennaio 2009

Evviva l'Udc!

UdcNon ci si può credere, eppure i rumors, rinnovano stupore: Poli Bortone, donna di destra, s'avvicina all'Unione di Centro. E quelli, speranzosi, si leccano i baffi, fanno moine e corteggiamenti.
Non credono neanche loro a tanta fortuna. E già, perchè imbaracare un politico di quel calibro è come vedersi servito un poker senza aver chiesto carte!
Politico di razza, Adriana Poli Bortone, forse l'unico che il Salento abbia prodotto negli ultimi decenni. Se politico è chi sa giocare le sue carte senza nicchiare, se politico è chi, capace di captare gli umori, gli orientamenti, gli scarti del divenire politico sa scegliere, muoversi, stupire. E soprattutto preparare il terreno a quello scegliere, a quel muoversi, a quello stupire.
Non c'è dubbio che l'aria stia cambiando, la ancor giovane Italia sta iniziando a subire il colpo Leghista. Le “giullarate” di Bossi arrivano allo sconto e l'Italia federale non promette nulla di buono al quel mezzogiorno percepito come metastasi, zavorra, freno ad una floridità tutta tinta di verde padano. Sarà...!
E allora bisogna mettere 'la vela' al vento e intercettare il cambiamento, fare nuove rotte. Al bando la paura e i La Russa! All'armi! All'armi! Meridionali, orgoglio! orgoglio!
La sinistra, lo sappiamo e lo scriviamo da tempo è lenta, non osa, nicchia. Non sa!
Al Senato sul federalismo, si astiene solo per sentirsi complimentata dall'Umberto!
Pensate, lo sapete ?!, ancora il centrosinistra nel Salento non sa che fare per le prossime elezioni provinciali. Tra le risate generali i cespugli dicono di voler continuare l'esperienza Pellegrino! Ma come? Ma il Presidente non era indisponibile? Quel signore dovrà ancora una volta difendere il suo desiderio di quiete, di caccia, di passeggiate romane.
Paura delle primarie? E, sì paura delle primarie, da quel lato non ci sono cavalli di razza da schierare a colpo sicuro? La credibilità è logorata e la lotta sarà all'ultimo sangue tra diessini, margheritini e, se di coalizione poi..., meglio non parlarne, solo al pensiero vengono i brividi!
Ma non si doveva allargare la coalizione all'UdC? Qualcuno non si era dato questo mandato?
E già l'UdC, l'oggetto del desiderio, ha votato contro il Federalismo! S'è manifestato come partito del Sud e l'uscita della Senatrice Poli a fatto il resto! Niente più sgabello, tutti giù per terra ad inseguire!

Mauro Marino
postato da mmmotus alle ore 20:05 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: politica, salento


domenica, 25 gennaio 2009

RP stellina S

Stella Rossa008














Le "insegne" suonano come quelle di una Radio: Radio RPS sulle frequenze del sogno... Fatta salva la stellina, a cui siamo storicamente affezionati.
Anche nella grafica il "non ho paura" di Nichi Vendola con la consumazione dei caratteri e alla page con certa comunicazione di tendenza e di maniera giovanilistica, ma quì c'è di più, come una stanchezza delle parole  stesse (la consunzione della significazione)  che viene fuori sembra ispirazione, ripetendo slogan già lisi. "Amo", "sogno"... parole 'ormai' poco politiche. Possono valere per le aspirazioni di un leader (sembrano molto personalistiche nei toni, un io le completerebbe), ma poco per un popolo bue che ama il tutto subito.
Slogan buoni per un America piegata ed offesa dalla tracontanza guerriera del petroliere Bush, che l'ha portata alla rovina negando i valori fondativi della "grande" Unione. Ecco forse a quel declino ci apprestiamo pure noi. Prima o poi  regime dell'Idiota crollerà e quelle parole saranno motore di ricostruzione.
Forse... Spero... Non so dire!
Per il resto condivido con il Presidente Vendola la necessità di abbandonare una casa litigiosa e mai concludente, ma la sinistra ahinoi è questa cosa quai Forse è una dote, forse no! Ancora rimango senza senza convinzioni. Ma nelle pieghe scorgo la possibilità di dire "coraggio" ecco: amo, sogno, ho il caraggio di dire guardate cari compagni, cari Italiani il mondo va a rotoli, noi alla rovina è che bisogna cambiare mira, indirizzo, prospettiva.
Il futuro è fatto di... Già, di cosa è fatto il futuro?
postato da mmmotus alle ore 14:04 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria:


venerdì, 23 gennaio 2009

Il Sud? Guardarlo da lontano

Poli BortoneMauro Marino

Certo che l'atto è forte “storico”, per una come lei, che per intero ha attraversato la storia della destra italiana post-fascista. Adriana Poli Bortone lascia il suo incarico di coordinatore regionale di AN, si sarà stancata della politichetta a cui si sono ridotti i partiti nell'impastatrice senz'anima del Popolo delle libertà, anche se il suo gesto “non deve essere letto come uno sgarbo al presidente Berlusconi”. Non sia mai!
In quella parola “popolo” ella dimostra comunque d'aver fede, solo in quella, puntando a sollecitare gli animi di un elettorato addormentato, piegato, deluso: il popolo del Sud, sotto smacco per le conseguenze di un federalismo che ancora non sa pienamente interpretare.
“Servirebbe un Bossi del Sud contro il Bossi del Nord” ha scritto qualcuno aprendo il 2009 ed ecco venire fuori “l'orgoglio meridionale” re-inventato da Adriana Poli Bortone che in autonomia si candida a guidare un nuovo movimento sudista (e la Regione Puglia, la Provincia di Lecce e non si sa cos'altro!)
Ma cos'è l'orgoglio meridionale. Veramente credono che esista? A pensarci bene non c'è molto da essere orgogliosi!
Forse i campioni del neo-meridionalismo s'affidano alla natura conservatrice di questo povero Sud d'Italia!
Andar via dal Pdl non sarà facile e forse poi non accadrà, una formazione tipo Lega in fondo è organicamente parallela alle creature di padron Silvio e così sarà anche per il movimento sudista di APB, altro che autonomia.
A ben guardare l'operazione sembra culturalmente povera e a rimorchio di scelte già fatte, dettate dall'agenda del Nord! Neanche la prerogativa della novità è data. Sarebbe da rivendicare noi, da qui, da subito, la secessione e l'onta risorgimentale negarla in nome d'un ritorno dei Borboni oppure ci si potrebbe accontentare di Vittorio Emanuele IV che ha scelto di risiedere a Napoli.
Si sentono gli strilli del povero Gramsci che si rivolta nella tomba a sentir parlare, questi signori e tutti coloro che di colpo si risvegliano dal torpore della poltrona, di “Quistione meridionale”.
Il Sud immolato al progresso del Nord all'indomani dell'Unità d'Italia. Il Sud che rifiutò la Repubblica nel '48! Il Sud motore di sviluppo con le braccia di migliaia di migranti prestate alla rinascita industriale d'un Nord sempre irriconoscente e sospettoso. Il Sud che sempre dimentica chi, in nome della legalità, ha offerto la sua vita e chiede un ponte ultra miliardario lì dove non ha strade. Il Sud dell'omertà, delle cosche, delle camurrie, dei salotti più o meno buoni e delle anticamere che si consola quando accarezzato e sedotto dal potente di turno. Il Sud delle “magie” popolari svendute allo sconto del marketing territoriale.
A leggere i nomi dei convenuti a Cosenza, la settimana scorsa, per dare gambe alla marcia della 'Lega Meridionale' si accappona la pelle: 'Centri di Azione Agraria', 'Uniti per la Puglia', 'Uniti per Matera', 'Puglia libera', 'Movimento per la Puglia'. Il trionfo dei campanili che presumibilmente si moltiplicheranno ad uso e consumo di personalismi e di microinteressi.
L'immagine di un'Italia già rotta, già profondamente spaccata.
Il destino federalista dettato dal batti e ribatti della Lega di Bossi ormai giunge alla carne delle problematiche italiane senza però produrre visioni se non quelle basse di un settarismo parolaio e manieristico senza futuro, senza strategia.
Non c'è la filosofia della 'visione meridiana' a prendere le passioni, l'idea di volgere lo sguardo ancora più a Sud, ma solo l'inseguimento di modelli logorati, subalterni a volontà che con il Sud non vogliono avere niente a che fare se non svuotarlo di senso, di contenuto, di ricchezza.
E' il Mediterraneo il futuro, lo abbiamo affermato tante volte senza trovare il coraggio di praticare ciò che è nella sua peculiarità. Questa nostra Puglia è la 'Porta d'Europa', solo se realmente si apre all'incontro con l'altro, accogliendo la sua preghiera, il suo desiderio di futuro.
Immaginare il Sud allora significa guardare più a Sud, allenare lo sguardo a mirare da lontano.
C'è un bellissimo passo nel saggio di Franco Cassano su Giacomo Leopardi, “Oltre il nulla” che è illuminate: “Lo sguardo da lontano ci restituisce una dimensione vera, ma insolita per noi, che siamo impegnati a vivere al livello del suolo, privi del conforto antico delle illusioni, nella lotta per la sopravvivenza. Quello sguardo non solo ci restituisce il senso delle proporzioni, ma ricordandoci ciò che ci accomuna, ci fornisce un indicazione pratica. La necessità di serrarsi in “social catena” la si scopre solo quando si guardano gli uomini da lontano.
Da qui l'importanza politica dell'immaginazione (...) che restituisce agli uomini ciò che è essenziale, la loro uguale dignità, la comune appartenenza ad un genere, al di là delle barriere e divisioni, che sembrano grandi solo da vicino. L'immaginazione diventerà eminente solo quando riuscirà ad invadere la vita quotidiana, a suscitare delle passioni attive. (...) La coscienza della nostra comune fragilità può diventare una forza immensa, l'inizio di una ribellione solidale”.
Questo auguriamo a chi s'appresta al 'nuovo'. Questa capacità di sguardo, d'immaginazione.

postato da mmmotus alle ore 17:49 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: politica, salento


giovedì, 15 gennaio 2009

Il Sud è “partito non si sa per dove

Il bluf del neo-meridionalismo

Giuseppe GaribaldiNel luglio 1871 Roma divenne la capitale del regno d’Italia.
Siamo in fondo una Nazione ancora giovane al cospetto di altre Storie. Tempo trascorso invano? Viene da rispondere di “si”!
E' amaro pensare ad un “partito del Sud”, com'è amaro constatare che realtà sia un partito del Nord.
E' amaro, pensare che l'Italia, coi suoi tanti travagli, non sia divenuto uno Stato capace di rigore e di identità e che tutto quello a cui siamo stati cresciuti, almeno sino ad un certo tragico momento della nostra Storia, abbia avuto un senso.
Il petto si gonfiava d'orgoglio a leggere la storia del Risorgimento. L'epopea di Pellico, dei Carbonari, di Mazzini, della Giovane Italia, di Garibaldi. Le battaglie, gli eroi, il Viva Verdi alla Scala di Milano, la breccia a Porta Pia. Ma anche prima i travagli intellettuali e poetici per un Italia unica, unita riscattatta dal giogo degli oppressori.
Epoche dense di eroi capaci di figurarsi una nazione dove c'era frammentazione, lingue diverse e diverse soggezioni.
Anche il Fascismo lo si percepiva con un moto d'orgoglio per la Patria, anche se li, più che l'eroismo, le manie di grandezza, iniziarono a farci scorgere i caratteri della commedia anzi della tragi-comica che avrebbe travolto le fatiche del Risorgimento.
C'è voluto ancora il sangue partigiano e le fatiche Costituzionalia a ridare senso e vigore all'offesa. Poi... il lento declino fino al verde padano che mischia le carte e confonde, e vince con le sue revisioni da strapaese!
Adesso, tocca a noi, in gara i politici locali! Adriana Poli Bortone: la stella del riscatto del Sud.
Scalda i motori insegue il sogno, nientemeno, d'un movimento politico che attragga tutto il Mezzogiorno. Ma di che colore saranno le “casacche” e le insegne del nuovo partito. Se quelle del nord son verdi noi le facciamo color terra rossa?
Mha, c'è da essere perplessi! Sembra il solito bluf propagandistico!
Anche D'Alema s'era messo su questa traccia di ragionamento all'indomani della sconfitta elettorale. E al Nord gli amministratori di un sempre più comatoso Pd fanno la fronda all'inseguimento dei Padani.
Fare la politica dei territori in nome di un federalismo settario è l'ennesima operazione di un establishment rinsecchito: salvarsi invocando parole d'ordine ed interessi collettivi che sino ad ora non si è stati in grado di difendere, di crescere, di maturare.
Una classe politica attenta solo al conflitto e all'autoconservazione, colpevole di non aver saputo mantenere la barra della costruzione statale e statuale e di aver perduto l’orizzonte del suo compito.

(M.M.)

postato da mmmotus alle ore 11:00 | Permalink | commenti (24) / commenti (24) (pop-up)
categoria: politica, scritture, salento


mercoledì, 14 gennaio 2009

Su Carmelo e Maria Luisa Bene - Di solo amore

Maria Luisa e Carmelo Bene




















Mauro Marino


“Non si uccide con un revolver, con un'arma da punta o da taglio. Si uccide anche per carenza di cure”. Non possiamo sapere sino a che punto siano vere e realistiche le ipotesi di Maria Luisa Bene sulle circostanze della morte di suo fratello Carmelo, ma qualcosa ci dice che in esse ci sia l'estremo tentativo da parte di questa donna eccezionale di riportare l'attenzione sulla figura e l'“eredita” intellettuale ed artistica di suo fratello.
Maria Luisa Bene è persona dolcissima. L'età la fa delicata e la memoria che la abita preme la voce, che, inquieta, sempre mostra le tante cose di un'avventura in lei ancora densa di emozioni.
Per lungo tempo sodale e complice delle scelte artistiche del fratello. Sin dall'infanzia! Racconta di un 'mitico' viaggio da Campi a Bari, in carrozza, per andare a vedere il “Lohengrin” di Wagner al Teatro Margherita, del fondale del teatro che sia apre per lasciar vedere il mare e il cigno-barca che si allontana con il protagonista della messa in scena!
A questo erano allevati i due fratelli Bene! A queste visioni!
La memoria che la abita è uno spaccato importante della vita di Carmelo Bene e del suo teatro. Poco s'è fatto e poco si continua a fare per accudire questa memoria!
La foga “istituzionale” al domani della morte del Maestro ha prodotto dei grandi giri a vuoto.
I 'comprimari' dell'ultima stagione di vita di CB hanno sostituito gli affetti, quelli veri.
Quello autentico di Maria Luisa, che è stata messa nell'angolo, dimenticata, esclusa da chi si affannava a legittimare la propria posizione di privilegio nel dover testimoniare la grandezza di ciò che non c'era più.
Quella “mancanza” è rimasta tale solo nel cuore di Maria Luisa. Pochi le sono stati vicino, attenti ad ascoltare. Luigi Santoro, Maurizio Nocera, Antonio De Carlo tra i pochi che in questi anni hanno mantenuto con lei teso il filo del ricordo.
Il resto distratto, all'inseguimento di chissà quale convenienza.
La foga dell'apparire ha rivelato tutta la sua approssimazione: l'idea che la “politica” poteva far da spalla forte e legittimante alla costruzione della Fondazione è naufragata da subito, per vigliaccheria e per incompetenza.
La vigliaccheria della politica che nonostante le promesse fatte non è stata in grado o non ha voluto mantenerle. Per cui una Fondazione che aveva come partner di fatto il Comune di Otranto, la Provincia di Lecce e la Regione Puglia s'è trovata da subito a dover fare i conti con l'assenza di chi per 'gelosia' politica non stava più nel gioco. C'era Raffaele Fitto, affianco al Maestro, vestito di bianco in una delle sue ultime performance otrantine, poi non c'è più stato! Era a disagio in compagnia di tutto quel miele intellettuale? Non gli piaceva il Teatro? Pensava bisognasse fare altro per ricordare, tutelare, valorizzare, mantenere quel grande patrimonio?
Man mano non c'è stato più nessuno!
Travolti dall'incompetenza e dall'approssimazione di chi aveva dato avvio al percorso di creazione della Fondazione senza tener conto dell'esistenza di una moglie e di una figlia, legittime ed uniche eredi di quanto a Carmelo Bene è appartenuto, di quanto Carmelo Bene ha creato.
Ritorna come un presagio la visione del cigno che si allontana sul mare di Bari!
Wagner scrisse di vedere in Lohengrin il prototipo dell’artista moderno – un’ombra di se stesso – gravato da un destino di solitudine e di incomprensione da parte del mondo circostante. Così è stato per Carmelo Bene! Non ci rimane altro che interpretare le parole di Maria Luisa Bene: “Non si uccide con un revolver, con un'arma da punta o da taglio. Si uccide anche per carenza di cure”, di affetto, di accudimento, di dedizione aggiungiamo noi!
Si uccide una volta e si continua ad uccidere, a cancellare, a confondere la memoria con la menzogna, si continua a tradire ciò che solo ha avuto e ancora ha, necessità d'amore!

postato da mmmotus alle ore 20:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: teatro, scritture, salento


domenica, 11 gennaio 2009

Da Gaza

Alberto Maritati in queste ore è a Gaza insieme ad una delegazione di parlamentari europei guidata dall’on. Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo.

Dopo una lunga attesa nella tarda mattinata l’URNWA – l’Agenzia dell’ONU che si occupa dei profughi palestinesi - ha avuto dal Governo Israeliano il permesso di accompagnare la Delegazione a Gaza dal valico di Rafah, assicurando una breve tregua nelle operazioni militari.

Maritati ha inviato nel primo pomeriggio il seguente sms: “Ho conosciuto la paura delle bombe che cadono e provocano rovine impressionanti. Ho visto tante gente che mostra sul volto i segni del terrore, con urla e invettive di rabbia impotente. Mezzora dopo le bombe arrivano le ambulanze per i feriti. Tra i feriti anche i bambini, che qui sono ovunque come le mosche. Tutti i colleghi parlamentari ricevono continuamente chiamate dai giornali dei rispettivi Paesi, tranne me. Forse tutto quello che accade fuori dalle 4 porte non interessa! Siamo rientrati in territorio egiziano una mezzoretta prima della fine della tregua, violata tre volte mentre eravamo nel territorio palestinese. Appena abbiamo superato la linea di confine è caduta una bomba, preceduta da un terribile sibilo, ad appena 200 metri da noi. Gli egiziani e i giornalisti che ci accompagnavano sono rimasti sbigottiti, considerando quella bomba quasi una risposta alla nostra visita”.

La capo delegazione Morgantini ha brevemente illustrato all’Ansa il terrore delle donne e dei bambini, molti assiepati all’interno della scuola dell’Onu, peraltro danneggiata dalle esplosioni, e la carenza di pannolini, latte in polvere, per la difficoltà di far arrivare i camion di aiuti.

La delegazione dovrebbe rientrare in Italia nel pomeriggio di domani. Martedì mattina Maritati parteciperà a una conferenza stampa in Senato per informare su quello che hanno visto a Gaza.

postato da mmmotus alle ore 21:55 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: politica, salento


venerdì, 09 gennaio 2009

Storie di monnezza

I responsabili e gli irresponsabili

Mauro Marino

La parola chiave di questi giorni è ragionevolezza!
Bella parola! Densa di significazione, implica un atteggiamento capace di divenire costruttivo, sintonico, utile. C'è da essere conseguenti, coerenti, costanti quando si è ragionevoli.
Certo, mai abbandonare coscienza e spirito critico ma, in questo caso, a condimento di una capacità di capire cosa accade, di sapersi regolare, calibrando comportamenti capaci di servire la necessità civica, quel “bene comune” che, nonostante le pruderie politiche di chi ragionevole non vuole essere, sembra prendere senso, declinandosi in atti e pratiche virtuose che vanno ben al di là delle questioni di principio e del vuoto parlare.
Così sembra se guardiamo ciò che è accaduto nei giorni dell'emergenza rifiuti.
L'allarme non ha retto, anzi, se vogliamo, prendere coscienza del problema è stato propedeutico
Quante sono le persone, i cittadini che l'immondizia se la sono tenuta in casa per evitare di collassare il sistema?
Quanti hanno capito che partecipare alla cosa pubblica significa ri-modulare con pazienza e 'spirito d'avventura' abitudini e consuetudini ormai date per scontate?
Non c'è sempre bisogno di “tragediare” per prendere in considerazione ciò che non va.
Basta una buona comunicazione ad “allenare” le coscienze. Pensate che differenza con ciò che ogni giorno viviamo ostaggi di paure più o meno reali, con l'affanno di non farcela, di non essere all'altezza della “chiamata” televisiva! Pensate, trasformarsi da spettatori-consumatori, in cittadini attivi. Un passo non da poco.
“La vita di un’idea è la nostra, nella misura in cui ci appartiene” diceva un saggio, ma come immaginarla? Come prefigurarla un'idea di cambiamento? Come trasformarla in concreto atto, in conseguenza, in ragionevolezza?
C'è da far le carte di una morale nuova, è compito necessario se vogliamo andare avanti e avere futuro! A questo per primi sono chiamati i giornalisti. La 'società dell'informazione' dovrebbe imparare a tradire le prerogative di protagonismo dei politici, la loro ormai stucchevole litigiosità per servire una comunicazione costruttiva, capace di incidere e di migliorare la vita e ciò che in essa si vive. Compito arduo?
Bene ha fatto chi, da amministratore, ha puntato ad una gestione condivisa dell'emergenza dettata 'dalla serrata di Burgesi' rivolgendosi ai cittadini con informative efficienti e utili a confermare la scelta di politiche di responsabilizzazione nella gestione dei rifiuti urbani.
La raccolta porta a porta, le isole ecologiche, la definizione dei giorni di raccolta per la differenziata, fanno parte di strategie di gestione dei rifiuti che nascono dalla considerazione del problema, lo prevengono, tentano di gestirlo trasformandolo in possibile risorsa. Un patrimonio di conoscenze e di pratiche civiche diffuse in Europa, che anche se strillate come novità (ottocento compostiere son giunte a Lecce, finalmente!) sono atto dovuto di ogni buon governare.
Allora, in attesa di trovare soluzioni definitive (se mai si potrà), il problema della 'monnezza' va affrontato con costanza nella quotidianità senza mai abbassare il tiro. Anzi...
I rifiuti, come un corretto uso dell'acqua, la cura dell'ambiente urbano, la manutenzione e il controllo sulle utilità pubbliche, devono diventare il nervo dell'amministrare, in una visione politica capace di riconsiderarsi facendosi utile all'ogni giorno della vita.
La ragionevolezza è responsabilità, rigore intellettuale e culturale un meccanismo fragile nell'assedio di oggi che sollecita e preferisce il chiasso e i clamori della sregolatezza.
Certo il coraggio delle parole è un buon inizio, promuoverle e perseguirle nelle sedi del confronto costa fatica, specie quando di fronte si hanno 'pasdaran' pronti a tutto pur di screditare l'avversario politico. Estremisti in giacca e cravatta che con i loro strilli mostrano di essere sconfitti. In loro il desiderio di 'far casino' sempre e comunque, eterni fanciulli che mai forse cresceranno. Non ce n'è bisogno in fondo, c'è chi per loro pensa a tutto, finchè dura sarà una pacchia! Finchè dura!

postato da mmmotus alle ore 20:17 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: politica, salento


sabato, 03 gennaio 2009

Il grande silenzio

Terra dLetterina d'inizio d'anno a il Paese nuovo

Piccoli stagni crescono


Ogni volta che torno a Lecce per le vacanze, mi aspetta qualche novità. Questa volta trovo regolarmente citato sul giornale locale vostro concorrente, sia nei titoli che negli articoli, un nuovo toponimo tanto magniloquente quanto dai confini misteriosi: il "Grande Salento".
Faccio delle ipotesi: si tratta di una neologismo di qualche cartografo? No, come mi conferma l'ultima edizione di un noto atlante in uso nelle scuole elementari italiane; del "Grande Salento" su di esso non c'è traccia.
Allora, mi dico, può darsi che esso sia un calco linguistico da espressioni come "greater London", che intendono non solo la città ma anche l'area metropolitana che la circonda, e che nel caso di Londra si estende per migliaia di chilometri quadrati; ma nel Salento, quest'enorme area metropolitana dov'è?
Su Internet, il risultato della ricerca dà il collegamento a un sito di promozione turistica, ma che ancora non spiega cosa si debba geograficamente intendere per "Grande Salento".
Essendo talvolta lento di comprendonio, ci metto un po' a capire che il "Grande Salento" non è altro che un'invenzione giornalistica di dubbio gusto ma di sicuro effetto, almeno su base locale: quello d'ingrandire il piccolo stagno nel quale nuotano molti pesci piccoli che credono di essere grossi.

Stefano Stoja



Il “Grande Salento” cessò di esistere
come tale tra il 1923 e il 1927;
quando la sua antica continuità politica e amministrativa
fu “interrotta” dal Fascismo.
che istituì le tre Province: Brindisi, Lecce e Taranto

Mauro Marino

Si sentono parole, pian piano affievoliscono, in verità, ma spesso tornano roboanti, dense di retorica e di 'finzione'.
Una, come ci ricorda Stefano Stoja nella sua “letterina di inizio d'anno”, è quel 'Grande' che ormai da un po' di anni si antepone a 'Salento', anche questa parola sovraesposta.
Stefano Stoja si chiede se il Grande Salento sia un’invenzione giornalistica, non è proprio così.
E', lo sappiamo bene, un’invenzione politica. Il 24 gennaio del 2006 fu firmato a Brindisi, “dai presidenti Michele Errico, Giovanni Pellegrino e Giovanni Florido, il documento per la costituzione di un tavolo di consultazione permanente tra le Amministrazioni provinciali di Brindisi, Lecce e Taranto. Lo scopo del paternariato istituzionale era quello di analizzare costantemente i bisogni territoriali al fine di individuare interventi e strumenti finanziari per favorire una maggiore crescita sociale ed economica del cosiddetto Grande Salento”. Uno strumento che scaturiva dalla necessità di strutturare e rendere più stabili aggregazioni territoriali che garantissero strategie di concertazione, razionalità economica ed organizzativa.
C'era aria di 'primavera pugliese' e la 'politica del sogno' ancora fresca, sollecitava passi sino ad allora insperati.
Insomma, il quadro era chiaro, c'era un’omogeneità politico-amministrativa e allora perchè non pensare di poter pesare maggiormente sulle politiche regionali, di intercettare denari, di poter amministrare un territorio concertando le necessità delle tre provincie, armonizzando necessità ed interessi? Affievolendo le politiche di campanile, i particolarismi, gli egoismi territoriali in favore di una politica di area capace di configurare e promuovere l'interesse comune di un considerevole numero di cittadini.
Ciò non è stato! Anzi, ad oggi il progetto appare miseramente fallito, come irrimediabilmente tramontato è il 'sogno' e quella 'primavera'.
L'antica Terra d'Otranto – che quella, più o meno, è l'estensione che il Grande Salento vorrebbe comprendere – è così diversa e complessa nella sua configurazione che meriterebbe altri sforzi, altri esercizi linguistici per tentare di migliorare i guasti che la feriscono.
Tutto si è fermato alla formuletta.
Poche volte il tavolo è tornato a riunirsi. Sarebbe stato opportuno, invece, considerarlo luogo permanente di progettazione politica se veramente in animo si aveva la prospettiva di sostenere la crescita socio-economica del territorio mediante interventi e strumenti finanziari coordinati perchè “l’aeroporto di Brindisi diventasse l’aeroporto del Grande Salento, i due porti di Taranto e Brindisi concorressero sinergicamente alle attività industriali e commerciali effettuate via mare e il turismo si snodasse per le vie del Barocco e per l’antica terra dei Messapi”.
Di tutto ciò poco appare.
Sull'asse adriatico di concreto c'è il trasferimento di parte di un importante segmento universitario, quello di scienze sociali, da Lecce a Brindisi, ma quando è servita della sabbia per ripascere il litorale talentino, la risposta da Brindisi è stata un secco no! Anzi un altro po' ci richiedevano indietro la colonna che regge il Sant'Oronzo dei leccesi!
Con Taranto poi, niente di niente o poco si sente.
Eppure, se erano le politiche solidali ad ispirare il Grande Salento sarebbe stato utile proprio lì tentare di indirizzare sforzi e riflessioni. Sanando Taranto, come sanando la chimica di Brindisi, si potrebbe dare al territorio un futuro possibile e certo. Cosa che non è!
Non si può vendere l'incanto turistico quando intere porzioni di campagna sono moribonde e le neoplasie mostrano picchi impressionanti tra la popolazione.
Rimane la prospettiva culturale, ma anche quella è fragile se usurata ad uso e consumo della politica.
Il problema ideologico e filosofico sta proprio nella parola “grande”.
Non è più tempo di sentirsi tali! La 'sindrome del grande' è malattia perniciosa. E' logica subalterna alle necessità economiche del business ma poco guarda alle reali condizioni del piccolo, difficilmente lo tutela, lo accudisce, lo cura. E' su questo scarto significante e contenutistico tra 'grande' e 'piccolo' che il Futuro chiede il confronto, la politica sarà capace di farsene carico?


postato da mmmotus alle ore 11:34 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: politica, salento


venerdì, 02 gennaio 2009

Buon principio

A voi sognatori
angeli di cenere
innamorati nel vento
a voi sassolini delle strade
fiori senza luce
soffici criminali
amici parenti compari nipoti
a voi soprattutto fratelli
di un sangue ribelle
canterini color cielo
cretini e dimenticati
a voi tutti
sfiorati in un tempo mutevole



Giuseppe Semeraro
postato da mmmotus alle ore 11:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesia, scritture


Chi sono

Utente: mmmotus
Nome: Fondo Verri
accoglie l'eredita' e l'operativita' del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte