Fioroni Beppe, quello che vezzeggia con gli occhialini a pinzetta puntati sul naso come un Cavour, quello che stava all'istruzione prima di Santa Gelmini-Goretti, leader di una corrente (area culturale, pardon!!!) interna al Pd che si chiama "Quarta fase" (!? mi ricorda qualcosa, a voi?) ha chiesto al conducator Giovanni di ricandidarsi alle prossime elezioni per il mandamento delle terre salentine! Finalmente uno che ha le idee chiare, speiaimo che il conducator Giovanni dica si! (o no!?) che per andar a caccia c'è tempo...
C’è una parola bellissima nel dialetto sardo: “meschineddu”.Vezzeggia e si rammarica per il destino toccato a qualcuno che in qualche modo si sente vicino!Ci viene da dire: “meschineddu Latorre Nicola!”. Ma non è il caso, togliamo il vezzeggiativo e anche il rammarico, ‘suonava’ meglio, ma non c’è bisogno di “suoni” in questa trista ora politica e, con tutto il fiato che abbiamo, gridiamo: “meschino Latorre Nicola!” coi suoi filarini e l’ aria di saputello, da dalemiano da strapazzo. I ‘pizzini’, se li poteva risparmiare, le risposte suggerite all’avversario e tutto ciò che ne consegue: flirt osceni con l’avversario politico e discredito della propria compagine! Peggio ancora: annichilimento di quanti alla creatura Pd ancora ci credono e che, via via, nonostante i clamori dello scendere in piazza e le mobilitazioni di pullman, sempre meno hanno fiducia nei “mandarini” chiamati a guidarli. Non se ne può più di loro, del loro atteggiamento, del loro imperare, dei loro look da fighi, delle battaglie più o meno intestine fra ex Ds ed ex di tutte le componenti. E’ lontano il Pd da questa Italia bisognosa! Mortifica con la sua autoreferenzialità, coi suoi inglesismi, il suo moltiplicare fondazioni e social-tv.“Unità” è parola ormai antica: la sua ricerca, l’utopia su cui la sinistra ha creato la sua forza, la sua antica credibilità! Valore desueto. Quì, da noi, nel Salento dell’eterno “Pellegrino sì, Pellegrino no” ci son gli sguardi e i non sguardi ad animare le ‘serate Democratiche’, sono le pacche sulle spalle, le clamorose assenze e i passaggi di pochi minuti a raccontare lo stato di salute del partito di Veltroni. Non c’è una bella aria! E’ finita la politica, tutti persi, tutti soli! Come il ‘Guerin Meschino’ sono in cerca di un orizzonte, ma loro piace essere soggiogati dalla ‘maga’ non riescono a rinunciare al vestito del potere e del personalismo, persi e beati vagano nella grotta! La grotta muta! Condannati a parlarsi addosso a ripetere all’infinito “primarie si, primarie no”, “Ma Giovanni, che dice?” oppure “Vengo bene in foto?” “Telerama c’è?!”. Un girone dantesco! Ormai condannati! Meschineddi, non li ascolta più nessuno!
(Nella foto meschineddu col Guerin Maschini!)


(La foto è un omaggio a Piero Manzoni)
In un angolo, oltre la rete metallica,
tra il verde dell'erba e degli alberi, c'erano nuovi rifiuti!!!
Un maledetto schifoso, piccolo piccolo,
ha vanificato il lavoro degli uomini vestiti di sole...
Posso soltanto scrivere!
Vito Antonio Conte
Italiani: popolo di santi, poeti e navigatori... E tanto altro. Ch'è meglio di poc'altro. Ma in quell'altro ci sono tante cose che sarebbe meglio non ci appartenessero. Merdosi, anche merdosi siamo. Sì, dei maledetti merdosi. Caghiamo e spargiamo merda. In ogni contrada. In città come in campagna. Al mare, dentro e fuori. Non finirò mai di parlare di merda. È la mia condanna, probabilmente. Sì, perché oggi vi parlerò di stronzi. No, non di tutti gli stronzi italioti. Sarebbe opera immane. Non di quelli che sull'affare rifiuti (d'ogni tipo) ci hanno costruito illecite fortune a danno di tutti. Non di quelli che li spargono in ogni parte del pianeta terra e oltre. Non di quelli tutti lindi che si confondono in ambienti lindi tra lindi discorsi alla moda. Quelli li conosciamo. Anche se si nascondono dentro scatole cinesi riconducibili, sempre e comunque, a quella o a quell'altra multinazionale, piuttosto che al politico o al gruppo criminale di turno. Quelli li conoscono tutti e chi potrebbe fare qualcosa non lo fa perché prezzolato o perché certo potere dipende anche da quei giri che stanno stritolando le nostre vite dopo averle collassate. Non posso far nulla io se non bestemmiare, ché lo sanno tutti. Lo sapete tutti. Fili. Fili. Fili. Intrecci. Intrallazzi. Interessi. Sarebbe grandioso che cento indigeni di qualunque (pochi, ormai) angolo della foresta pluviale (equadoregna, brasiliana, venezuelana...), armati di archi frecce e lance, ricacciassero nelle loro maledette dimore dorate tutti i rottinculo trafficanti di petrolio, di legname e d'altro... Qualcuno già dice che ci vorrebbero tanti Obama quanti sono i paesi del mondo. Io, soddisfazione infinita a parte per l'impresa (ché di questo si tratta, con tutto quel che significa) di Barak, aspetterei qualche tempo, speranzoso, ma senza inneggiare a un nuovo Messia. Dopo l'ovvio (quanto sincero e sentito) “in culo alla balena”, che, allo stato, mi sembra il miglior augurio per il neo Presidente, tenendo presente il gran numero di pescecani che ci sono in giro, torno a occuparmi dei merdosi di casa nostra. Non di quelli grandi della penisola, ma di quegli stronzetti furbetti che girano per queste contrade e vogliono far sentire il loro olezzo senza essere visti, proprio come un maledetto gioco di prestigio: passano, non li vedi, di loro però resta sempre qualcosa. E quel qualcosa puzza, ingombra e soprattutto inquina: la terra, l'aria, l'acqua, la vista, l'olfatto, le viscere. Che si torcono. Lasciano, questi merdosi schifosi, spesso sulle rampe di raccordo, il loro lerciume. L'ho già detto, scrivendo (tra l'altro) “La Statale mi spoetizza”. Poi, ogni tanto, accade dell'altro. Il mese scorso, finalmente, ho sorriso e ho respirato forte: c'erano degli uomini con delle tute gialle e un camion di non so quale Ente che ripulivano tutte le rampe della Statale 101 (auspico non soltanto quella) e, per scongiurare la reiterazione del vile gesto, provvedevano a recintare i tratti verdi delle rampe separandoli con paletti e rete metallica dal nastro d'asfalto. Cazzo, oh cazzo che bello, qualcosa di buono (nel nostro piccolo quotidiano) ogni tanto succede. Ho rallentato, ho sorriso a quei gialli nostrani, salutando con un cenno della mano spontaneo... Sono rientrato a casa più leggero, come se quelle aree bonificate da tutti quei rifiuti m'appartenessero e, di più: come se facessero parte di me: anch'io mi sono sentito liberato da un ingombro asfissiante. Dopo qualche giorno, una settimana al massimo, sono passato ancora dagli stessi luoghi: raramente sono stato così blasfemo: ho tirato giù un po' di santi dall'alto dei cieli a voce alta; non ci crederete: in un angolo, oltre la rete metallica, tra il verde dell'erba e degli alberi, c'erano nuovi rifiuti!!! L'ultima merda dell'ultimo stronzo di turno: un maledetto schifoso merdoso piccolo piccolo che ha vanificato il lavoro degli uomini vestiti di sole che avevano lustrato quei luoghi per la nostra luce... Che fare, mi chiedo che fare, se posso soltanto scrivere, sensibilizzare, tenere così alta l'attenzione, ma poi? Non lo so, non so più! L'avessi visto il merdoso nell'atto di liberarsi del suo schifo, insozzando tutto e tutti, gli avrei ficcato in bocca i suoi escrementi... ma non è andata così. E ora, ogni volta che passo da quel luogo, i miei coglioni faticano non poco a restare nel naturale equilibrio. Evito facili cadute in inutili e antipatici moralismi (che non m'appartengono), già sono inciampato in cadute scurrili, ma, ditemi, se questa non è una di quelle cose (tra le tante) che fanno incazzare anche Voi. Beh, se così è, se vi dovesse capitare di vedere un merdoso qualsiasi che abbrutisce le vie del comune andare, denunciatelo! Servirà? Non posso assicurarvelo. Ma se qualcuno che legge conosce qualcuno di questi merdosi (ché i merdosi non leggono!) forse glielo dirà. E, forse, prima di reiterare il gesto meschino, il merdoso ci penserà. Forse. Di sicuro, invece, è da noi stessi che bisogna iniziare!

Non riesco ad esultare! Qualcosa s'è rotto nel sentire politico. Un raffreddore cronico alimentato da una feroce e tenace disillusione.
Certo il cambiamento è enorme. L'America delle grandi battaglie per i diritti civili porta a compimento la sua lunga marcia! Forse è vero, è realtà! Ci lasciamo dietro il Novecento? Saremo capaci, partendo dalla novità che Barak Obama rappresenta, di sanare il profondo guasto del “Secolo breve”? Quella lunga marcia è stata interrotta tante volte da un incapacità di guardarsi nella novità, da un conservatorismo bieco che attraversa le categorie politiche e sociali, le macina nel vuoto di appartenenze mai propositive, mai dialoganti, mai costruttive.
Lo sconfitto Jonh Mc Cain ha affermato: “Obama sarà il mio Presidente”.
Sembrava sincero, una lealtà che speriamo si realizzi. Una lealtà impossibile dalle nostre parti.
Qui il chiacchericcio disarma ogni volontà e puoi sentire un Gasparri qualsiasi affermare: “Su Obama gravano molti interrogativi. Con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaida è piu' contenta”, roba da matti!
La paura è la categoria che sin'ora ha dominato il nostro Tempo. La paura e la stupidità. Ma come fare a scrollarsele di dosso?
Può un uomo, un leader, incarnare un desiderio collettivo di cambiamento. Possiamo sperarlo dopo ciò che il Novecento ci ha mostrato?
No, un uomo non può, c'è bisogno d'altro!
Noi, qui, nella nostra piccola porzione di Mondo, l'abbiamo sperimentata la novità..
Ci è sembrato epocale! Emozionate scalzare un potere vecchio arrugginito sulle sue clientele e consuetudini. Ma poi che cos'è stato? Il cambiamento cos'è stato. C'è stato? Ce ne siamo accorti?
La forza di 'uno' è stata capace di far tacere i rumori dei secondi, dei terzi e di quant'altri quotidianamente s'accalcano nel teatrino della politica?
Certo ci vuole tempo, i pochi anni di una consiliatura servono appena a mettere a posto le carte, a calibrare le funzioni e le virtù di un mandato. Poco tempo per incidere, per far si che l'idea promossa, la novità si faccia carne! Cosa vissuta e condivisa. Uno da solo non ce la può fare! Se non è profondo testimone del suo credo! Obama, per come lo abbiamo percepito, è calibrato allo 'spettacolo' che tutti noi volevamo vedere, per prefigurare un epoca capace di lasciarsi alle spalle il buio!
Speriamo sia capace! Speriamo incarni quel dolore e quella caparbietà che ha animato la lunga marcia dei movimenti che hanno dato al Novecento respiri e utopie. Che dia vigore a quelle sconfitte, che sappia sanare quelle ferite. Speriamo sappia non essere da solo! L'uno, il capo, la guida e che trovi negli altri la forza del testimoniare ogni giorno il cambiamento. La sua novità! Da solo con gli altri e tutti i soli con lui!
Portare la voce, raccontare storie, ‘recitare’ versi.