martedì, 30 settembre 2008

Cronachette comunali

L'artista De.Co.

Mauro Marino


Terra_dMa che si inventano!?

L'artista a “denominazione comunale”. La tutela e la promozione dell'arte salentina. La giornata dell'artista. Il museo a cielo aperto! Roba da medioevo, con quello che alla sera chiude le porte della città e controlla le botteghe delle corporazioni. Che non si fa per un po' di voti! Per una piccola vetrina! Per sentirsi ascoltati dal palazzo! Bah! Questa città non smette mai di stupire.

Una storia che nasce nella scorsa campagna elettorale e che pian pianino s'è mossa, ha aggregato, sollecitato l'interesse del vicesindaco e assessore alla cultura Adriana Poli Bortone. Sempre pronta all'ascolto. Cultrice del bello e delle arti e del suo pacchetto di voti! All'epoca il “promotore” Vittorio Tapparini era candidato con i social-popolari di Mario De Cristofaro, da pittore costruì la sua campagna elettorale su parole d'arte in difesa dell'arte! Sappiamo tutti com'è andata. Ma “Boia chi molla!” appunto! E allora che fare? Continuare la battaglia, perchè no! Un bel “Nuovo Movimento Artistico” (a pensarci bene si sentiva la mancanza d’avanguardie) in fondo la carriera politico-‘sindacale’ rende meglio del faticare dell'arte e... dopo riunioni e riunioni, un bel po' rimandate di lunedì in lunedì a guardare i comunicati stampa di convocazione e di rinvio che si sono susseguiti in queste settimane, sembra essere tutto pronto: finalmente la città d'arte avrà un drappello di artisti 'doc' anzi no è troppo, presupporrebbe una valenza extraterritoriale, facciamo 'De.Co.' (denominazione comunale! sob!) che le daranno lustro e visibilità
Una conquista!? Sarà..! Pensavo già di vivere in una città che è un museo a cielo aperto col suo barocco, densa di attività e di un fare unico di artisti-artigiani che trovi solo qui. La tradizione della cartapesta, i restauratori di arte sacra, quelli che modellano la pietra e poi designer capaci di stupire in show room internazionali, gli orafi, i pasticceri per non parlare della ‘ ricerca’ che silenziosi la abita. La gente che viene qui lo sa, ci viene apposta! Viene a cercare ciò che noi non vediamo, a godere delle botteghe che in umiltà si lasciano scoprire. Sono loro a scegliere ciò che è arte e ciò che non lo è . Sono loro che sanno riconoscere la bellezza e la distinguono dall’improvvisazione .Ci vorrebbe ben altro! Quello che non c’è mai stato che forse mai ci sarà! Un attenzione vera, un fare comune per il bene comune. Anzi, un non fare!
Un de-pensare, un allontanarsi. Un non esserci. L’ Arte! Quella necessità. Quel “non”!

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venerdì, 26 settembre 2008

Da Sud a Sud


Emma MarcegagliaMauro Marino


E' sempre l'emergenza che fa muovere 'gli illustri sederi' dalle comodità delle poltrone.
Mai prima - quando tutto pare avvolto dal velo della pax, dalla quiete, dall'apparenza - si va a guardare, si tenta il rimedio, la cura, la parola, l'entusiasmo, l'invito al fare e tutto quello che è necessario a costruire una vita possibile. No, ci vuole che qualche scellerato faccia strage, per capire che non è solo la monnezza il problema di Napoli e del Sud. Quella in fondo è facile portarla via, basta volerlo! Mobilitando mezzi e denaro una sistemazione si trova, anche a costo di far scontenti i padroni della merda, i camorristi dico, che certo sarebbero fortemente danneggiati dal perseverare di una volontà di pulizia e di bellezza.
Ieri, grande spolvero (è il caso di dirlo) al Teatro Comunale di Castelvolturno. L'iniziativa, tengono a precisarlo è stata organizzata prima dell'eccidio del 18 settembre scorso, c'erano insieme i leader sindacali e il presidente di Confindustria, la signora Emma Marcegaglia. Nel corso della manifestazione, dopo le testimonianze di un imprenditore taglieggiato dalla camorra e di un lavoratore edile minacciato dagli emissari del racket, i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno letto un documento, lo hanno consegnato alla presidente di Confindustria e ai leader sindacali, e lo hanno inviato al ministero degli Interni e alla Presidenza del Consiglio. Bell'iniziativa!
Ma si ha l'impressione che, alcuni, usino due metri diversi per misurare la propria coerenza e per dispiegare la propria etica. A Castelvolturno si parla di legalità, di senso dello Stato, si sollecita la società civile a reagire e a Modugno - che sempre a Sud è - si investe senza chiedere il nulla osta paesaggistico per tirar su un termovalorizzatore, quelli che bruciano la monnezza per produrre energia. Questo accade, è cronaca di questi giorni.
La monnezza sempre di mezzo, il business dello smaltimento: il gruppo Marcegaglia, con la sua Eco-Energia, è stata fermato dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Bari, aveva ottenuto dalla Regione Puglia il parere favorevole per la valutazione d'impatto ambientale (Via), ma non ve n'erano i presupposti l'area di 35.000 metri quadrati, su cui 'danzavano' le ruspe, è sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico.
Non si fa! Signora, non si fa!
E' questione di Etica. Di corenza, di credibilità.
Non vale che 'gli affari sono affari!', non vale, questo lo fanno i camorristi, gli scellerati. Da un industriale, da una presidente donna di Confindustria, ci si aspetta altro! Magari una rinuncia ogni tanto, un maggior controllo, un rigore inflessibile.
Questo serve al Sud. E all'Italia, che sempre Sud è, d'Europa!

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lunedì, 22 settembre 2008

Addio primarie, addio PD

giovanni pellegrino


























Giuro, è l’ultima volta. Poi tolgo il disturbo, sempre che valga qualcosa la considerazione di un cittadino elettore pensante, già iscritto ai DS, “fondatore” del PD con l’“Io ci sono” del 14 ottobre 2007.
L’ultima volta, lo giuro, poi mi affiderò a questo “centralismo democratico” di ritorno, all’indirizzo, alla linea o al meno peggio.
E’ “cosa loro”, dell’apparato politico, della “classe dirigente” - come molto piace dire a qualcuno - scegliere chi dovremo andare a votare nella prossima primavera per rinnovare il “consiglio d’amministrazione” della nostra Provincia.

Il candidato c’è già: l’avvocato, senatore e presidente uscente Giovanni Pellegrino.

Tutti d’accordo, solo piccoli distinguo e qualche richiesta di messa a punto di visibilità.

Il Presidente è riuscito a mantenere unita la compagine, ha garantito la poltrona a quelli che in tempi non lontani si chiamavano i “cespugli”, messi a dimora ma completamente assenti nel territorio.

Anche nell’assise che presiede ha smussato e domato i contrasti garantendosi il rispetto dell’opposizione. Un galantuomo che tutti tirano per la giacchetta, nonostante abbia dichiarato la sua stanchezza, il desiderio di ritirarsi, di godersi la vecchiaia magari regalandoci un buon libro di racconti: la seconda parte del suo “Cavallo Pazzo” sarebbe gradita.

Non può essere che lui. Non c'è altri! Anche D'Alema è dello stesso avviso (e Veltroni? Veltroni che dice? Non è poi lui il segretario eletto? O non conta?).

Sembra che la nostrana “classe dirigente” abbia paura di tentare il cambiamento, di provare a smuovere gli equilibri della 'pax' regnante. Non vuole sentirsi orfana di chi la garantisce.

Ma la domanda viene spontanea. Oltre tutto quello che compete la “politica dei politici”, la vita e la quiete del palazzo, qualcosa è cambiato nel Salento?

Di questo si dovrebbe parlare, o no?

L’On. Ria si dice d’accordo sulla ricandidatura, s’è acquietato sul suo scranno alla Camera. Mette dei paletti, non li mette, non capisco il politichese. Ma cosa pensa del Salento del dopo Ria? Il Grande Salento è stata la risposta giusta al “Parco Salento”?

Il Salento è ancora da amare? E' andato avanti o s’è seduto sulla sua piccola “gloria”?

Ché questo sembra a chi guarda! Un Salento senza guida, senza progetto, senza ordine.

Solo confusione, al di là dei balletti politici, delle conferenze stampa, della moltiplicazione delle Notti e delle notterelle, dei festival, delle rassegne, degli operatori culturali ad uso e consumo di Palazzi e palazzetti nulla è cambiato. Le strade son quelle di cinque anni fa, la segnaletica del Salento d’Amare, del Salento del turismo, dell’arte e della cultura, inesistente. Le beate (e odiate) parole del marketing territoriale sono rimaste parole. I centri storici dei nostri paesi sono 'abbandonati' a recuperi senza senso, senza rigore, senza disciplina. I motori dei condizionatori d’aria li ornano al pari degli “inutili” fregi antichi… e poi, e poi, e poi...

Chi doveva guardare lì dove guardano le persone quando vengono qui a guardarci?

Certo non il presidente ma qualche suo assessore sì. Se no a che serve star lì?

La rinuncia alle primarie è la rinuncia del PD alla sua missione rinnovatrice. Addio PD viene da dire!

Questi “dirigenti” non si accollano il rischio di doversi confrontare con se stessi e con quello che in questi anni hanno prodotto: rinunciare alle primarie significa rinunciare al dibattito, al confronto con gli amministrati. Non basta un'assemblea degli eletti per verificare la validità di un mandato. Eletti poi un po’ con l’affanno, timorosi di perdere posizioni, privilegi… Il quieto governare non sempre è il buon governare!

A destra non si dice granché. La Senatrice Poli non è interessata alla poltrona. S’è sentito il nome dell’avvocato Gianni Garrisi e il guerriero De Cristofaro, sui muri della città, vuole liberare il Salento con un significativo svegliatevi!

Già svegliatevi!

Mauro Marino

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sabato, 20 settembre 2008

L'oblio delle regole a bordo delle Sud Est

binari-linea-Italian Sud EstLo sapete, l'ho già scritto altre volte, viaggio in treno. Su quel “teatrino”, (si teatrino, più che trenino) che sono i malandati vagoni della ferrovie Sud Est: un piccolo mondo senza regole. Un mondo dove il Tempo non governa, è cosa relativa, dove l'attesa e l’imprevisto diventano un esercizio spirituale, un allenamento alla pazienza. Un limbo di privilegio, in fondo, per chi si interessa di storie. Vite e destini si intrecciano nella ‘prossimità’ del viaggio, guardi un’ umanità da un margine essenziale che scarnifica i caratteri, li espone all’ordinario di un “potere” scomposto, svagato, approssimativo. Ti affidi, tutti si affidano, prima o poi s’arriva. Ti fai spettatore dello sbigottimento che si trasforma in ironia, in sarcasmo, in incazzature più o meno manifeste, in rassegnazione. E’ così che si viaggia nel Salento, l’unico conforto è che forse qualcosa cambierà, lo hanno promesso, c’hanno messo dei soldi, ma il Sud dei Sud non è mai premiato, le carrozze nuove sono avvistate nelle tratte baresi, si dice, ma non risolverebbero comunque l’andazzo. Il problema è radicato, potremmo dire di sistema, strutturale. Non c’è metodo, stile, un idea d’insieme, un ordine. Tutto in mano alla volubilità dei controllori anche loro quasi mai in regola, non vestono una divisa. Provvisoriamente contrassegnati da un badge, sembrano voler far altro, fuggire via da quei trenini che sono il teatrino della loro vita. Oggi ne è capitato uno ligio ai doveri, rigoroso, tutto d'un pezzo. “Con me questo non può accadere!” afferma perentorio, convinto. “Con me...” appunto, ma forse con altri può accadere che un immigrato - sono in gran numero sulle tratte di percorrenza, utenti quasi unici nelle ore serali - si portasse dietro la sua mercanzia. Stamattina erano in due con bagaglio in verità un pò voluminoso. Pacchi e pacchetti legati con lo spago, mercanzia, cose di sopravvivenza. Lui, l'uomo del sud est li ha lasciati a Novoli. Non li ha fatti salire. Non tanto per l'ingombro, che i due tentavano di ridurre dando ordine al carico, ma perchè aveva deciso così. Con lui le cose devono rigare per il verso giusto, diceva. Via dal mio treno, giù o chiamo la finanza, i carabinieri... Razzista, forse! C’era livore! Era incazzato, nevrotico pareva, infastidito! Non si sopportava! Questa l’impressione. La sua rudezza lo mostrava ridicolo, stupido! Cercare il rigore è esercizio vano, nevrotizza, dove regna il nulla!
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venerdì, 19 settembre 2008

Leo De Berardinis























La scomparsa di Leo


Non era il mio primo teatro.

Quello l'ho trovato sin da ragazzino. L'Ariston accoglieva le mie solitarie fughe, mi piaceva andare lì a guardare gli attori, anche quelli dell'operetta ed un indimenticabile S.A.D.E. di Carmelo Bene.

Era proprio il “contatto” con l'attore che mi affascinava, stare li: presente ad una presenza.

Non era il mio primo teatro quella volta a Roma,gli anni settanta, in un piccolo spazio a Trastevere la ditta Leo & Perla presentava un suo spettacolo. Ci ritornai due sere di seguito. Innamorato! Per lo stesso spettacolo, con due esiti diversi.

La scena piccola, scarna, piena della presenza dei due, del loro vibrare, che mischiava sapienze teatrali al dialetto, delle ruote di bicicletta rese quadrate pendevano dal soffitto, poco altro- Non ricordo se era “La faticosa messinscena dell'Amleto” o “Sir and lady Macbeth”, forse quest'ultima visto che la lady, la seconda sera non c'era, reclusa in camerino sbraitava le sue parti mentre Leo recitava altro. Cose che succedevano in quei gloriosi tempi di pura iconoclastia.

Leo era nato a Gioi, vicino a Salerno, nel 1940. Ma era anche 'pugliese'. Cresciuto a Foggia, in una sorta di doppio radicamento in quel Sud che sarebbe sempre rimasto impresso nei suoi spettacoli, “è stato fra i pochi capaci di far coesistere con una sorta di squilibrata armonia l'insofferenza del ribelle e la statura di un autentico maestro. Con la stessa disinvoltura, si può dire, sapeva affiancare l'irriverenza più sfrenata e uno scostante amore per una certa tradizione”.

Leo aveva attraversato le cantine romane - Carmelo Bene e Lydia Mancinelli -la sfida con Perla Peragallo e poi il Sud di Marigliano, il Teatro di Leo a Bologna, il Festival di Sant'Arcangelo e tanto, tanto altro ancora. Nomade era stato, capace protagonista e maieuta di teatro.

E' morto ieri l'altro Leo, a Roma. Morto per la seconda volta!


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sabato, 13 settembre 2008

Attenti al “pacco”

Scenografia Affari tuoi







Mauro Marino

O che onore! Che onore, che soddisfazione! Solo al pensiero...
Il Teatro Paisiello entra in “scala” nella scatola della TV.
Un pezzo di Lecce apparirà agli occhi di tutti gli italiani amanti di “Affari tuoi”, la trasmissione dei “pacchi”! Quella federalista: a Max Giusti è affidato il compito di guidare i 20 concorrenti nell’ “insidioso” percorso tra i pacchi che si snoda idealmente lungo tutta la penisola, di regione, in regione. Grande metafora e programma “popolar-cult” di Rai Uno prodotto in collaborazione con Endemol Italia.
L'idea di riprodurre un teatrino ottocentesco “per far sentire i concorrenti per una sera protagonisti sul “palcoscenico” tv”, è venuta a Riccardo Bocchini ispirato dalla bellezza del Teatro Paisiello lo scorso giugno durante la sua permanenza in città in occasione del premio Barocco.
Ispirato? Ma dove guardava? Soltanto l'apparenza, la scatola, il contenitore, non il teatro. Vabbè è solo uno scenografo! Non va alla sostanza!
Sempre lo scenografo abbagliato dalla bellezza della città, si prodiga, spera “coadiuvato dall’amministrazione comunale di Lecce”, per realizzare il suo desiderio: “realizzare una serata di “Affari Tuoi” proprio all’interno del Teatro Paisiello, per uno degli speciali serali.”
Ecco, bene! Così si accorgerà che quello è un teatro sbagliato. Un teatro che ha bisogno di essere rivisto nella sua funzionalità: palcoscenico senza elasticità e acustica perchè con tavole poggiate su cemento, graticcia in cemento, corderia con argani rumorosissimi, palco troppo alto rispetto alla platea, acustica di sala compromessa con parti mute. Vi sembra poco?
Che onore, che onore, che soddisfazione!
“Affari tuoi” a Lecce “un mezzo straordinario di promozione e marketing dell’immagine della nostra città. “Una bomboniera, il nostro teatro, la cui bellezza non è certo un mistero e che adesso, grazie al veicolo televisivo, potrà essere apprezzata anche oltre i confini nazionali”, dice Adriana Poli. Solo al pensiero...
Ma non per farmi gli 'affari vostri', quanto costerà la trasferta?
Non vi basta la ciofeca del premio barocco?
Attenti al pacco!

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giovedì, 11 settembre 2008

C'è notti e notti

Lo sballo della semplicità
di Antonio Bruno
 
Due immagini che mi sono state fornite ieri sera in un colloquio con amici. La prima riguarda una festa di compleanno di un ragazzo di 18 anni. Il mio amico mi ha detto che l'ha organizzata in una masseria della Terra di Lecce. Un buffet a base di orecchiette di grano di Puglia, latticini delle greggi che ancora popolano la nostra campagna, arrosti e poi da bere tanta aranciata e coca cola. Il proprietario della Masseria era molto preoccupato per via dell'alcol, diceva che in genere si eccedeva, che molti si sarebbero ubriacati. Il mio amico era assolutamente certo che di alcol questi ragazzi non ne avevano bisogno, così pure alle rimostranze delle conseguenze dell'utilizzo degli spinelli nelle feste simili, il mio amico opponeva l'assoluta certezza che di spinelli nella festa di suo figlio non ce ne sarebbero stati. L'altra preoccupazione del proprietario era relativa all'orario di chiusura della festa certo della abitudine dei ragazzi alla Movida notturna che trova fine solo alle prime luci dell'alba. Anche a questa ulteriore preoccupazione il mio amico rispondeva rassicurando l'esterrefatto tenutario della Masseria che per le 23, massimo le 23 e 30 sarebbe finito tutto.
Il proprietario della masseria aveva ascoltato questo mio amico ma gli aveva detto che comunque avrebbe chiesto l'aiuto del fratello per tenere d'occhio i ragazzi che in genere bevono birra e vino in gran quantità e si spinellano ma che stanno ben accorti di non fare trapelare nulla ai genitori.
Bene! La festa c'è stata, le birre sono rimaste sul tavolo perché non se l'è bevute nessuno, nessuno ha neanche fumato una sigaretta e infine alle 23 e 30 era tutto finito.
Possibile?
Si è stato possibile che 100 ragazzi e ragazze tra i 18 e 20 anni abbiano festeggiato un compleanno nel settembre del 2008 in Terra di Lecce senza alcol birra e droga.
C'è una immagine che è stata raccolta da un altro mio amico che mi ha molto incuriosito. Un matrimonio a Lecce. Dopo la cerimonia si va in Piazza Duomo e in Piazza Sant'Oronzo per le foto. Lei in uno stupendo abito bianco, lui con il TIGHT, si guardano e si amano ma sono stanchi. Lei con il bouchet di fiori che osserva il suo amore appena sposato che si allontana alla volta del vicino bar Alvino ed ecco finalmente che lo sposo ritorna, si avvicina e gli porge una fresca bottiglia di birra di ¾  di litro che sorseggiano insieme in un alcolico rinfresco matrimoniale.
La stessa Lecce, ma c'è qualcosa che cambia in questi due atteggiamenti.
Io non voglio assolutamente entrare nel merito della discussione che appassiona quelli che preferiscono l'una o l'altra modalità di impiego del tempo libero e di organizzazione delle feste solo che mi chiedo come possa esserci la possibilità di scegliere se la proposta che proviene dalla industria del divertimento è di un tipo solo, ovvero tutto il branco nella trasgressiva notte a base di alcol,sesso, droga e rock e n'roll, oppure nella variante dionisiaca vino,sesso, droga e pizzica!
La notte come novelli vampiri appaiono giovani invisibili di giorno. Sono nascosti nelle bare Università e Palestra. Poi eccoli apparire rigorosamente nel centro storico in locali cult dove attardarsi in un fruscio e struscio che nato per la riproduzione eccolo privo di senso divenire momento istintivo e emotivo che da il brivido dello sballo!
Ma quale è l'alternativa?
Come vivere l'esperienza della felicità dell'incontro, del confronto con le altre persone in una cornice naturale, quella che vede le attività concentrate alla luce del sole?
Io me lo sto chiedendo e propongo alle strutture perse nei meandri delle forniture di agenzia religiosa di assumere la veste di agenzia educativa e luogo di incontro per le persone.
Sto scrivendo delle Parrocchie, di queste strutture che potrebbero rispondere a questa emergenza formativa con la creazione di luoghi alternativi per l'incontro e il confronto nel divertimento. Perché oggi non ci sono alternative. Oggi o rimani chiuso in casa oppure puoi aderire alla proposta dello sballo.
Non c'è solo la povertà degli ultimi migranti, c'è la povertà dei nostri figli ultimi arrivati in questa nostra terra, senza averlo chiesto, ma senza avere opzioni. I nostri figli vittime della cultura che ha affossato i luoghi d'incontro nelle Parrocchie perché le avevano scambiate per luoghi di proseliti politici, e forse avevano ragione. Ma dopo essere venuti via dalle parrocchie dove siete andati a finire? E soprattutto dove stanno andando a finire i nostri figli?
I nostri figli devono poter scegliere! Va bene andare in giro nel centro storico di Lecce con una bottiglia di birra di ¾ di litro in mano, ma va bene se ho scelto quello, va bene se ho avuto la possibilità di almeno un'altra opzione come ad esempio di strare con ragazzi e ragazze semplicemente per avere la possibilità di conoscersi e magari di innamorarsi per poi stare insieme e fare una famiglia e dei figli.
A proposito quei ragazzi della festa di compleanno nella Masseria della Terra di Lecce avevano avuto la possibilità di conoscersi e frequentarsi nella loro Parrocchia e l'unico alcol che hanno usato è stato lo spumante berlucchi , costato al mio amico un occhio della testa, che hanno utilizzato per spruzzarselo addosso nella sarabanda conclusiva!

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lunedì, 08 settembre 2008

Crepino gli artisti!

Che male hai? L'eventite!

Mauro Marino

Che peccato, il Salento affonda! Per un palese, diffuso e sconcertante 'non saper fare'! I giullari lasciati soli, sgovernano, i politici mettono i denari, nessuno controlla, nessuno è presente, se non per la passerella, per le strette di mano, per il buffet.

Far divertire il popolo, non farlo pensare! Che sembri una festa! che sia sempre festa, di notte soprattutto, tutti in bianco, che perdano il sonno ed anche l'orizzonte d'ogni logica!

Organizzare eventi è diventato nel Salento lo sport più in voga.

Una “folta schiera” si prova nell'arte della “curatela”, come se fare e proporre cultura fosse alla portata di tutti e non un lavoro di scavo, di conoscenza, di presenza, di memoria.

Mettere insieme gli artisti, chiamare a raccolta il pubblico, preparare l'accoglienza... e che ci vuole!? Roba facile. Basta andare da un sindaco, da un assessore, da un consigliere influente e lanciare l'amo. L'idea! Basta l'idea, basta saperla raccontare che poi a realizzarla...

Sempre di più sindaci, assessori, consiglieri influenti dovrebbero tener conto che tra il dire e il fare, c'è l'impresa titanica dell'attraversare il mare, e non è detto che tutti ce la possano fare!

Che la notte si dorma, dunque! Che la cultura torni alla sua normalità, alla sua quiete di ricerca, alla sua essenza “cosciente” e “conoscente”. Lo spettacolo faccia lo spettacolo che è “scienza”, maestria artigiana, esperienza, non improvvisazione. Per gli artisti, per i libri, gli autori, gli editori costruiamo i luoghi giusti, per incontrarli e godere del loro creare. Offriamogli tutto ciò che si meritano, gli strumenti utili, quelli che servono, che ci chiedono per far bella figura e sentirsi tranquilli, soddisfatti, certi dell'efficacia del loro fare. Offriamogli anche un po' di soldini se è il caso, l'acqua fresca per l'incontro con il pubblico, uno spazio dove riposare, cambiarsi, prepararsi, concentrarsi, un po' di vino, sani taralli.

Sia ben chiaro, questo per tutti! Non solo per le star, per i grandi nomi. Anche il corollario, quelli che fanno numero meritano attenzione, non il solito “invece cu ringraziane se lamentanu”.

Anzi meglio credo sia più opportuno che siano loro, gli artisti, a ribellarsi, a negarsi, a dire no, grazie, non mi interessa! Bisogna incominciare a farlo. E' per non essere usurati, scancati, schiacciati, umiliati. O no?

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lunedì, 08 settembre 2008

Marini Vera - Elena Cantarone

Marini Vera foto di scena




























Domani, martedì 9 settembre, alle 21.00, per il “Festival Estate”, organizzato dall’Amministrazione Comunale di Campi Salentina, su invito della Commissione Pari Opportunità, nei giardini della Casa Prato, in scena “Marini Vera fu Gaetano” di Elena Cantarone, regia di Mauro Marino.

Una pièce per voce sola.

Vera racconta la sua verità, la storia di donna che abita un sud ideale, crudele che graffia l’ anima e la dignità. Un tempo remoto e il crudo contemporaneo insieme in una fiaba che è cronaca a noi vicina. L’amore, il desiderio e le speranze. Tutto in un racconto tragico che non disdegna l’ironia e la comicità per sottolineare il paradosso di una vicenda a tratti surreale ed inquietante.

Una prova di scrittura che si fa prova d’attrice.

Elena Cantarone infatti è anche autrice del testo che porta in scena. Un impianto scenico semplice e scarno dove è proprio la scrittura che trova varco nella voce. Un teatro di parole accolto in una tessitura musicale di grande impatto e suggestione.

Marini Vera, donna semplice e rassegnata, subisce le sventure e si rifugia in un mondo tutto suo, sognando l’amore. Quando incontra Franz, realizza il suo sogno e finalmente, grazie al suo uomo, sente di aver raggiunto il riscatto sociale lungamente agognato. Fin qui, è storia comune a tante donne. Ma quando il sogno vacilla e Franz minaccia di andarsene, Vera reagisce a modo suo e la vicenda assume accenti di personalissima tragedia.

 […] “A casa, per prima cosa i bambini mi hanno chiesto dov'era andato papà e io gli ho raccontato che lo aveva chiamato il suo amico marinaio che gli aveva offerto un lavoro su una nave, ma un lavoro tanto buono che proprio non aveva potuto dire di no. L'avevo spinto io a partire che lui non ne voleva sapere di andarsene via senza salutarli, da tanto che gli voleva bene che alla fine era partito con le lacrime agli occhi. E questa è la storia che ho raccontato a tutti in paese, che ormai ci avevo una tale considerazione che ero sicura che se la bevevano. E infatti. Tutti in mano ce li avevo, come i piccioni! Pìo, pìo, pìo, pìo... E ogni tanto gli davo una briciolina: Franz ha telefonato, dice che sta bene, manda i saluti a tutti. Tanto, da una nave se ne possono fare poche di telefonate e chi s'è visto s'è visto”.

Elena Cantarone attrice, autrice di testi per la radio e la televisione, poetessa. Vive e lavora tra Roma e il Salento. Muove i suoi primi passi cinematografici in Ginger e Fred (1986) di Federico Fellini. Seguono poi La visione del sabba (1988) di Marco Bellocchio, La riffa (1991) di Francesco Laudadio, Ladri di cinema (1994) di Piero Natoli e Cresceranno i carciofi a Mimongo (1996) e Abbiamo solo fatto l'amore (1998) di Fulvio Ottaviano. In televisione la ricordiamo nel Don Chisciotte (1983) di Maurizio Scaparro, in Cuore (1984) di Luigi Comencini, ne Le due croci (1988) di Silvio Maestranzi e in Plagio (1997) di Cinzia Th Torrini. Il giudice Mastrangelo di Enrico Oldoini è del 2005.

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sabato, 06 settembre 2008

Una profonda pietà in questo mentre!

di MM


C'è un libro che pone questo quesito:“Possono gli uomini divenire padroni di una vita umana al punto da eliminarla con disumana graduale crudeltà di comportamenti?”.

“Hannu sparatu, lu Padovanu, lu Ninu Bomba! Lu figghiu te l'Americanu! Ddoi cu lu cascu. L' hannu piombatu”. Chi era? Un pregiudicato! Uno di quelli pesanti. Un capo.

Era nato a Gallipoli la notte di Natale del 1960, così c'è scritto sul suo website, e ancora leggiamo: “sin da giovinetto, canta l'amore per la vita con passione e sensibilità, sentimenti immutati nonostante un destino inclemente. Sconta una pena rigidissima, il 41 bis, un'enorme sofferenza. Nei lunghi venti anni di dura detenzione per tornare nel mondo di fuori, che non si può né vedere né toccare, scrivere è continuare a sperare. Per Salvatore la fantasia è anelito di vita. Lì dove il tempo si ferma, narrare nel vuoto sorvegliati 24 ore su 24, è servito a non morire”. Dal 2006 era “libero”, uscito dal carcere, il nove marzo scorso il suo libro 'Da Ciano all'11 settembre', edito da Cosimo Lupo, è stato presentato a Gallipoli.

Oggi non c'è più. Ucciso da uomini divenuti padroni della sua vita, come Ciano, il protagonista del suo romanzo, “era dotato di uno spirito che rifiutava di identificarsi con la realtà del suo corpo, procedeva con apparente sicurezza (...). Lui”, anche ieri, “era lì, solo con i suoi pensieri”... Non sapeva che il passato “lo teneva stretto ancora (...) tra gli artigli di una 'giustizia' bruciante come il fuoco del demonio, inclemente come i fulmini, netta come la folgore. Talmente ingannevole e persecutoria, che non gli aveva mai permesso, e non gli permetteva” quel riscatto che tentava ogni giorno di conquistare ritrovandosi nell'arte, nel fare, nel comunicare.

Un altro tribunale aveva deciso per lui, non quello dello stato che glia aveva reso, scontata la pena, la libertà, ma quello spietato e vile delle camurrie.

Non è facile farsi nuovi, non tutti possono comprenderlo.

E ancora troviamo le sue parole “sembrò che ultimamente tutto si muovesse per il giusto verso: ottenere la semilibertà… avere un lavoro… respirare l’aria della libertà… e intanto volò con la fantasia a rincorrere il tempo passato che, come non mai, sembrava rinfrancare il suo animo”:... “una profonda pietà, in questo mentre, per me stesso detenuto. Per tutti gli altri detenuti, per l'assistente capo che mi ha buttato la Madonna, per tutta la società che vorrei liberare dall'orribile tenebra in cui è rinchiusa. Ma cosa posso fare? Cosa posso cambiare io? Cercherò di poter fare di meglio, ma scusatemi se non mi sarà possibile concludere nulla”.

postato da mmmotus alle ore 18:50 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: scritture, salento


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accoglie l'eredita' e l'operativita' del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.


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